L’interregno di Dio

Israele, Vaticano e Turchia, tre potenze monoteiste per fede, realiste per temperamento e reazionarie per vocazione, lavorano per la pace in Ucraina, con l’obiettivo di ritagliarsi un ruolo esclusivo di pontieri del nuovo ordine internazionale sino-americano.

L’interregno è quel momento di transizione dove il caos precede l’ordine, la guerra genera una pace rinnovata, dove i re tornano uomini e gli uomini diventano re. A trent’anni dalla caduta dell’Unione Sovietica, all’alba del conflitto ucraino, viviamo nell’interregno delle grandi potenze in attesa di capire quale sarà il nuovo assetto internazionale. O meglio di capire in che modo Stati Uniti e Cina, a fronte della grande guerra di secessione (dall’Europa) di Vladimir Putin, intendono inaugurare un nuovo corso delle relazioni tra i popoli, le nazioni e leggi dell’economia. Non è la fine del secolo americano, tantomeno l’inizio di quello cinese. I grandi imperi di Mare (gli Usa e l’Inghilterra) e quelle di Terra (la Cina) non sono ancora pronti per andare allo scontro diretto, nell’Indo-Pacifico o altrove. I primi vivono il tramonto, i secondi, in fase di crescita, non hanno ancora la forza per sostenere l’espansione, se non quella commerciale. A entrambi il Vecchio Continente interessa prepotentemente, per ragioni diverse: agli Stati Uniti per status internazionale, ai cinesi come bacino di consumatori. E la divisione tra Russia ed Europa non fa altro che accorciare l’orizzonte temporale di accordo di spartizione, nonché un nuovo ordine delle relazioni internazionali tra Washington e Pechino. Perché come abbiamo già scritto su queste colonne, la guerra in Ucraina non fa altro che rafforzare in maniera speculare l’integrazione (e la subalternità) euro-atlantica da un lato, e quella euroasiatica (sino-russa per intenderci).  

Oltre alle grandi potenze di Terra e di Mare, il mondo è abitato anche da potenze regionali di Cielo che non vogliono essere tagliate fuori dal corso della storia, e che per inclinazione spirituale e strategia politica, hanno interesse ad inserirsi tra questi due poli, con un ruolo esclusivo di mediatori, con l’obiettivo di far parlare due mondi, contenere prevaricazioni, e custodire il nuovo ordine in fase embrionale di costruzione. Israele, Vaticano e Turchia, tre Stati-Nazione monoteisti per fede, realisti per temperamento e reazionari per vocazione, si sono incaricati di questa santa missione, consapevoli del fatto che l’equilibrio di questa spartizione sino-americana del mondo non deve prescindere ad un annientamento totale dell’Europa e della Russia. Inversamente all’attitudine del Santo Padre, del Re di Gerusalemme e del Sultano della Sublime Porta, gli Stati Uniti continuano a mandare armi (e soprattutto advisor) in Ucraina, mentre la Cina ha semplicemente proposto come piano di pace “il cessate il fuoco” e la ripresa del dialogo tra le parti, due posizioni tutto sommato complementari nella volontà di tenere il conflitto a bassa e media intensità nel cuore dell’Europa Orientale. Una strategia che in fin dei conti accelererebbe la fine dell’interregno, a loro vantaggio, inaugurando questo nuovo assetto internazionale (con un asimmetrico quanto subalterno rapporto Usa-Europa e Cina-Russia dettato da una guerra incancrenita e a singhiozzo). L’ordine è preferibile al caos ma a certe condizioni. Gli uomini possono diventare re, non possono sostituirsi a Dio, e necessitano della benedizione di chi detiene un mandato spirituale.

Ecco allora mentre Naftali Bennett, il pragmatico re di Gerusalemme che ha violato il santo shabbat per dare compimento alle Sacre Scritture, al Pikuach Nefesh (la tutela della vita prima di ogni altra cosa), il Sultano della Sublime Porta offre allo Zar le famigerate garanzie di sicurezza che solo la Turchia può dargli. E nel mentre Papa Francesco ha deciso tramite – il suo Elemosiniere Konrad Krajewski – di affidare al Cuore Immacolato di Maria, nel santuario di Fatima in portogallo, la pace tra Ucraina e Russia. Un gesto potentissimo perché c’è tutta la tradizione mariana, la Madre di Dio, il titolo con cui in Oriente e in Occidente si venera la Madonna, proclamato come dogma dal Concilio di Efeso. Madre di misericordia è un’espressione che ricorre anche nella preghiera “Salve Regina”. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Queste parole evocano la rivelazione di Fatima: “Dio ha deciso di stabilire la devozione al mio Cuore immacolato…” e “il mio Cuore immacolato sarà il tuo rifugio”.  Sarà compito degli esegeti dirci come leggere tra i Segni evangelici questo avvenimento, quale sarà il destino di Oriente e Occidente. Se l’Ucraina deve diventare un luogo di incontro, oppure l’inizio della cortina di spine.

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