Il sacrificio di Abramo

La guerra scatenata da Netanyahu e Trump contro l’Iran si è rivelata un grave smacco per la marina statunitense e per la supremazia regionale israeliana. Gli “Accordi di Abramo” sono stati sepolti, in un impeto di follia autodistruttiva, dal suo stesso principale beneficiario.

Quanto costa la dipendenza dal dollaro

Da sette anni l'Irlanda tenta di criminalizzare il commercio con gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. La legge ha il sostegno trasversale del parlamento, il parere favorevole del Procuratore Generale e la legittimazione della Corte Internazionale di Giustizia. Eppure resta in stallo: Dublino ospita i data center di Google, Amazon e Meta, Apple e Pfizer pagano le tasse lì, e Washington ha già fatto sapere che ci sarebbero conseguenze qualora iniziative venissero intraprese.

L'America dopo Israele

Cresce oltreoceano la disaffezione per Tel Aviv ed il suo sodalizio con Washington: tra frustrazione, cambiamenti demografici e complotti, l’America di domani non sarà più il “fratello maggiore” di Israele.

Gianfranco Fini: «Con la Russia occorre fare i conti, prendendo atto che l'illusione di un suo avvicinamento alle democrazie liberali è naufragata»

«I cinesi hanno una visione del tempo diversa dalla nostra. Una volta un collega cinese mi disse: sappiamo che voi siete contrari al ritorno di Formosa alla madrepatria; non è che non vogliamo dirvi quando accadrà, è che non lo sappiamo. Ma accadrà. Si tratta pertanto di un dossier non solo strategico, ma simbolico e culturale su cui Pechino non credo cederà»

Una storia lunga tremila anni

Il conflitto israelo-palestinese non è una serie irrazionale di brutalità reciproche ma un fenomeno storico intellegibile. Con ragioni interne, più importanti delle strumentalizzazioni internazionali. Lo storico israeliano Ilan Pappé ha provato a ricostruirlo in "Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina. Dal 1882 a oggi" (Fazi Editore, 2024).

Quanto è profondo l'abisso

Il fallimento del negoziato tra Stati Uniti e Iran riapre il buio dell’incertezza, dove ogni scenario resta aperto e il conflitto può slittare dal semplice stallo all’incubo. La crisi mediorientale richiama una logica da Guerra fredda a ruoli invertiti, con Pechino al posto di Mosca, dove anche la ritrovata corsa americana allo spazio è una dimostrazione di superiorità davanti al rivale principale. Fattore più profondo resta l’orgoglio, o del bisogno statunitense di confermare il proprio status quando l’autostima vacilla.

Fine primo tempo

Mentre gli allarmi antiaerei risuonavano già in tutta la regione iraniana, la mediazione pachistana riesce a trovare un cessate il fuoco di due settimane. Lo Stretto di Hormuz verrà aperto durante le trattative. Uno spiraglio di pace che dà respiro ai mercati anche se l'accordo duraturo rimane una chimera.

Pace senza sovranità

Tra piazze che invocano la pace e governi che non possono permettersela, l'Italia resta intrappolata in dipendenze strutturali - militari, tecnologiche, informatiche - costruite in decenni di sudditanza verso Washington e Tel Aviv. Finché "sovranità" resterà una parola lontana dal nostro lessico politico, ogni appello alla dignità non sarà che uno sfogo generoso, destinato a dissolversi senza lasciare traccia.

La via per l'Armageddon

La guerra contro l’Iran viene presentata pubblicamente come una scelta finalizzata a contenere il suo programma nucleare e, indirettamente, indebolire la Cina. Ma questa non è l’unica dimensione in gioco. In una parte rilevante della società americana, il Medio Oriente è letto attraverso una griglia escatologica che lega Israele, Armageddon e il ritorno di Cristo.

Scacco all'egemone

Fallita la guerra-lampo in Iran inizia il conto alla rovescia sul reciproco logoramento. La nomina a Guida Spirituale del figlio di Khamenei dimostra la volontà di non cedere mentre Teheran tiene saldamente il controllo dell’escalation. Una pessima notizia per gli strateghi del Pentagono.

Indecisione all'italiana

L’allargarsi del conflitto mediorientale oltre i suoi confini mette a nudo una volta di più il più grande limite dell’Italia: l’incapacità di scegliere. In preda a timori di ogni sorta, si rimane immobili di fronte al caos. In queste condizioni, il problema non è quale decisione prendere, ma se si sia ancora disposti a prenderne una.

Perché l'Iran attacca il Golfo

L’attacco sferrato dal duo Washington-Tel Aviv rischia di trasportare l’intero Medio Oriente in un conflitto regionale. Teheran risponde colpendo basi statunitensi e infrastrutture critiche nei paesi del Golfo Persico. L’impressione è che si stia configurando uno scontro dal quale tutti gli attori potrebbero uscirne sconfitti sul piano strategico.
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