Forza del diritto e diritto della forza

Il declino della cultura occidentale e delle sue élite coincide con il ritorno della forza come principale strumento di regolazione dei rapporti internazionali, mentre diritto e politica perdono capacità di contenimento e mediazione.

Nuuk è il cuore dell'Artico

La Groenlandia non è il Venezuela. Al di là delle minacce americane – più utili a negoziare che a colpire – occorre distinguere gli scenari, perché non esiste una logica unica da applicare ovunque. Da noi, invece, tutto questo produce stupore e reazioni scomposte. Eppure, la storia degli Stati Uniti è anche la storia di un’espansione continua, ottenuta tanto con la forza quanto con assegni, trattati e acquisizioni. Da qui nasce il paradosso: “difendere” la Groenlandia dall’America con contingenti di facciata, dentro un’architettura militare che in ultima istanza resta americana. È un cortocircuito che fotografa la frattura tra centro e periferia del blocco transatlantico, sempre più distanti per approccio e visione.

Una firma storica

L’accordo commerciale tra Mercosur ed Unione Europea ridefinisce gli equilibri geopolitici, segnando un passo strategico contro il protezionismo USA e la competizione cinese. Ma crescono resistenze politiche interne che potrebbero condizionare ratifica e impatto economico per molto tempo.

Aldous Huxley a Teheran

Con un'ideologia esausta e una società che non si riconosce più nella rivoluzione, l’Iran degli ayatollah entra nel suo crepuscolo storico. La teocrazia sopravvive per inerzia, puntellata da repressione e mito identitario, mentre i pilastri di stabilità crollano. In un Medio Oriente riconfigurato, il tempo diventa il nemico più letale del Nezam, aprendo scenari di competizione regionale incontrollata e di fine dell’ordine post-rivoluzionario iraniano.

Hugo Chávez nel mirino

I bombardamenti statunitensi del 3 gennaio non rispondono solo a logiche militari, ma colpiscono deliberatamente l’eredità politica e simbolica di Hugo Chávez. L’attacco al suo mausoleo segnala la volontà di Washington di chiudere definitivamente la stagione chavista, riaffermando la propria egemonia in America Latina attraverso un’azione di forza dal forte valore storico e ideologico.

Le Olimpiadi che non abbiamo voluto

La candidatura binazionale Cortina–Innsbruck non è stata scartata per limiti tecnici o politici, ma perché metteva in crisi il modo in cui l’Italia usa i grandi eventi: come strumenti di centralizzazione simbolica, sospensione di regole e produzione di consenso. Non un’occasione sportiva mancata, ma il rifiuto di un diverso rapporto con il territorio, il confine e la continuità europea, fondato su misura, cooperazione e governance condivisa. Un progetto respinto perché troppo coerente con un futuro non interamente possibile.

Crisi incrociate nei Balcani

Tra scandali politici, pressioni anticorruzione, tensioni energetiche e fragilità istituzionali, la fine del 2025 conferma i Balcani occidentali come una regione attraversata da equilibri precari. Serbia, Albania, Kosovo e Bosnia-Erzegovina restano sospese tra riforme incompiute, polarizzazione interna e competizione geopolitica, con rilevanti ricadute sociali ed economiche.

Contro la tossicità

Un percorso tra etimologie fraintese, teorie psicologiche dimenticate e categorie morali usate come strumenti diagnostici. Per comprendere come la parola “tossicità” abbia contaminato il discorso pubblico fino a dissolvere la distinzione tra aggressività e violenza, lasciando il maschile senza orientamento e la cultura senza una grammatica capace di leggere le proprie forze.

Gli ingegneri del caos e le rivoluzioni colorate

L’opinionismo politico contemporaneo è attraversato da una febbre interpretativa: ogni falò di protesta, corteo nutrito o slogan in inglese viene immediatamente archiviato come “Rivoluzione Colorata”. È il naturale trionfo di un concetto che, avendo spiegato adeguatamente troppo, oggi non spiega più niente.

Sonnambuli sul bordo del precipizio

Il nuovo documento tattico americano, insieme al presunto leak che ne ha amplificato la portata politica, si inserisce in un quadro segnato da tensioni ibride tra Washington e le cancellerie europee, e da una crescente normalizzazione del rischio bellico. La distanza percettiva tra alleati, unita all’incapacità di leggere la profondità psicologica dei conflitti, espone il continente a scelte dettate più dall’inerzia che da una reale lucidità strategica.

La nuova era dei caccia

Dai progetti europei alle iniziative statunitensi e asiatiche, la corsa alla sesta generazione ridisegna la guerra aerea. Tecnologie stealth, reti di dati e collaborazioni internazionali trasformano i velivoli in nodi intelligenti di sistemi complessi. Con il GCAP, l’Italia investe nel futuro per garantirsi un ruolo centrale nello scenario industriale e strategico mondiale.

Le autostrade segrete sotto gli oceani

Nascosta sotto le acque si trova una cruciale rete di infrastrutture che definisce la sicurezza energetica, la stabilità economica e l'interdipendenza internazionale. Il controllo dei flussi di dati e gas è oggi un vantaggio geopolitico fondamentale, spingendo Paesi e operatori verso la diversificazione delle rotte e l'adozione di nuove tecnologie ibride.
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