Le Olimpiadi che non abbiamo voluto

La candidatura binazionale Cortina–Innsbruck non è stata scartata per limiti tecnici o politici, ma perché metteva in crisi il modo in cui l’Italia usa i grandi eventi: come strumenti di centralizzazione simbolica, sospensione di regole e produzione di consenso. Non un’occasione sportiva mancata, ma il rifiuto di un diverso rapporto con il territorio, il confine e la continuità europea, fondato su misura, cooperazione e governance condivisa. Un progetto respinto perché troppo coerente con un futuro non interamente possibile.

Roma torna nel sottosuolo

Quasi come se fosse in una metropoli cyberpunk, la nuova metro di Roma, simulacro di modernità, nasconde il doppio volto di una città incapace di guardare al futuro: design postmoderno, archeologia esibita e promessa di efficienza mascherano l’importazione incompleta del modello asiatico. Nei tunnel romani si sperimenta un'esistenza stratificata, dove la bellezza consola la cattività quotidiana degli impiegati inermi, produttivi, storditi dalla superficiale illusione del progresso.

Fausto Bertinotti: «Né socialismo né cristianesimo, nessun universalismo. Oggi c'è solo l'Io, elevato a principio assoluto.»

«Ai progressisti di oggi consiglierei una cosa sola: leggere Walter Benjamin, che ha saputo smascherare l'inganno del progresso, ricordandoci che dietro ogni arco di trionfo sfavillante e monumentale ci sono corpi piegati e vite spezzate che sono state sacrificate per la sua costruzione.»

Il nodo irrisolto dell'educazione sessuale

Tra richieste di obbligatorietà, timori ideologici e una scuola sempre più sovraccarica, il confronto sull’educazione sessuale e sul consenso rivela un conflitto profondo tra istituzioni e genitori. Un dibattito che maschera fragilità strutturali e pone domande urgenti sul reale equilibrio delle responsabilità educative.

Aurelio Picca

«Per me lo scrittore serve solo se ha il coraggio di essere sempre eversivo, come lo fu Ugo Foscolo, che aveva combattuto per Napoleone e che, quando gli austriaci fecero un elenco degli intellettuali dell'epoca, sotto il suo nome scrissero: "Pericoloso sotto ogni Stato". L'intellettuale deve essere così: contro tutti, sempre». La confessione di Francesco Subiaco e Francesco Latilla ad Aurelio Picca. Foto di Maurizio Valdarnini.

Luigi Di Gregorio: «Un leader deve sapere quando parlare, come parlare e soprattutto quanto mostrarsi.»

«Servirebbero oggi dei comitati elettorali permanenti per poter seguire i partiti e i candidati anche dopo le elezioni. Mentre oggi ciò esiste solo nel mondo statunitense. Delle war room permanenti invece sono vitali per affrontare questo clima ricco di incognite e rapide evoluzioni.»

Antonio Di Pietro: «La riforma sulla separazione delle carriere è necessaria.»

«Oggi il Pubblico Ministero è "fratello di sangue" del giudice. Fanno lo stesso concorso, seguono lo stesso percorso, possono scambiarsi i ruoli, siedono nello stesso Consiglio Superiore della Magistratura e appartengono alla stessa Associazione Nazionale Magistrati. È come se in una partita di calcio l'arbitro facesse parte di una delle due squadre che si confrontano in campo. La separazione delle carriere serve a togliere ogni ombra. Per restituire al giudice quella immagine di terzietà.»

Marco Tarchi: «L'a-fascismo di Meloni è un efficace strumento tattico, ma è ancora piuttosto carente di contenuti identificativi.»

«Il populismo, e chi lo incarna, non è antisistemico, è anti-establishment. E non lo confonderei con l'estrema destra, che è un fenomeno gruppuscolare. Ad ogni modo, sì, il modello Meloni potrebbe trovare estimatori e imitatori, ma con molti e sostanziali adeguamenti, perché ogni paese ha proprie caratteristiche che necessariamente condizionano tattiche e strategie.»

La metamorfosi marittima italiana

La nuova fase della postura marittima italiana culmina nel progetto di una portaerei a propulsione nucleare, previsto dal Documento Programmatico 2025-2027. Dopo l’esperienza del Cavour e del Trieste, l’Italia mira a consolidare la propria presenza tra Mediterraneo e Indo-Pacifico, rafforzando la cooperazione con Washington ma anche la capacità autonoma di proiezione, cardine della futura identità geopolitica del Paese.

L'Italia senza satira

La morte di Giorgio Forattini diventa simbolo della fine della satira come voce critica: in un’Italia rassegnata e distratta, il riso non ferisce più il potere ma lo alimenta. Dalla corrosione di Luttazzi e Ricci alla leggerezza dei meme, la risata si è svuotata di senso, ridotta a puro anestetico sociale privo sia d'indignazione che di pensiero.

Un corsaro in redazione

Per la prima volta, in un unico volume dal titolo "Pasolini e il Corriere della Sera 1960-1975" (Fondazione Corriere della Sera, 2025, a cura di Gianluigi Simonetti), sono stati raccolti in ordine cronologico tutti gli articoli che PPP scrisse per il quotidiano di via Solferino. Rileggere questi scritti, a cinquant’anni dalla tragica scomparsa dell’autore, significa fare i conti con il vuoto giornalistico di oggi, in cui nessuno è più in grado di provocare, di andare contro le convinzioni dei propri lettori. Lasciando campo libero alla logica dell’algoritmo e al tribalismo.

La natalità come ideologia

Dalla biopolitica della razza ai bonus del consenso: il potere continua a misurare la vita come variabile economica e simbolica, trasformando la maternità in dispositivo di appartenenza più che di generazione. Il calo delle nascite non è una crisi demografica, ma una crisi d’immaginazione: abbiamo moltiplicato i modi di sopravvivere, dimenticando il significato del nascere.
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