Il mestiere di vedere prima

Lo Stato sa già molto, ma lo sa a pezzi e lo sa tardi. Se il Ministero del Futuro vuole essere qualcosa di più di un nome, deve imparare un'arte ancora più antica dell’intelligence: trasformare informazioni sparse in un giudizio, e dire con onestà quanto quel giudizio sia incerto.

La rivincita dei perdenti

Nel 1990 Bernie Sanders propugnava idee che trentasei anni dopo, alle midterm del 3 novembre 2026, sono state determinanti per portare alla vittoria candidati molto diversi fra loro: un pastore metodista in Kansas, un ex seminarista in Texas, un medico di origini arabe in Michigan, un ex atleta paralimpico in Iowa. Repubblicani e democratici sono ormai soltanto etichette, e a decidere il voto sono state proposte costruite con tempo e coerenza.

Il Ministero del Futuro deve vivere nel presente

Prevedere vuol dire estendere il passato, e quando i modelli si regolano sui dati finiscono per conservare invece di inventare. La proposta è di rovesciare la sequenza: decidere prima il Paese che si vuole abitare, fatto di legami, natura e prosperità, e solo dopo ricorrere a dati e previsioni per capire come arrivarci. Indicatori di benessere accanto al PIL e una rete di laboratori locali sono i primi strumenti concreti di un Ministero che comincia adesso.

Netanyahu è ancora in sella

Senza più la maggioranza alla Knesset, Netanyahu esce dalle urne indebolito e indispensabile al tempo stesso. L’exploit dei partiti arabi si scontra con un veto condiviso dai due principali schieramenti, mentre la formazione del governo si annuncia lunga e incerta. Il voto vale come referendum su un decennio di scelte che hanno consumato il capitale di simpatia di Israele nelle opinioni pubbliche occidentali, e promette un’accelerazione del fronte con l’Iran, il Libano e la Siria.

Lega all'ultimo sangue

Il tracollo dei consensi, la cannibalizzazione del bacino elettorale da parte della neonata creatura politica di Roberto Vannacci e la sfiducia montante dei simpatizzanti rassegnati ai compromessi della dirigenza: il Carroccio è costretto al cambio di passo. Le recentissime prese di posizione sull'Ucraina vanno in questo senso. Ma Salvini appare indebolito e scarico. Chi saprà dunque intestarsi la leadership del partito, offrendo un’alternativa concreta agli orfani del sogno di una Padania libera?

La sovranità cambia campo

Da Budapest a Belgrado, il 2026 segna l'esaurimento del bipolarismo caricaturale degli anni Dieci e l'emergere di un patriottismo post-sovranista che pretende statualità, potenza ed emancipazione dalle tutele straniere.

Funzionari corsari

Dopo la proposta di un Ministero del Futuro presentata al MAXXI di Roma il 10 ottobre scorso, resta una domanda aperta: chi, dentro le istituzioni, saprà accogliere quelle visioni e farle arrivare dove si decide? La risposta passa dai funzionari con spirito corsaro, capaci di anticipare i cambiamenti, mettere in relazione ciò che lo Stato già sa e segnalare gli scogli. Prima ancora di una sede o di un nuovo ministero, il futuro ha bisogno di un equipaggio.

Lo smantellamento dello Stato liberale

In un’Unione Europea sempre più in affanno economico e sociale assistiamo alla tentazione di risolvere i problemi archiviando i principi liberali in favore di una governance anti-democratica.

La fine del patto saudita

Da Roosevelt e Ibn Saud sull’incrociatore Quincy a Trump che nega l’intervento contro gli Houthi: ottant’anni di alleanza strategica si sono trasformati in semplici accordi di natura economica. Le armi arrivano, la protezione no. Bin Salman ha capito il messaggio e ha già firmato un patto di difesa con Turchia e Pakistan. Il Medio Oriente si sta riorganizzando senza aspettare Washington.

L'Artsakh scomparso

Trentacinque anni fa il Nagorno-Karabakh proclamava la propria indipendenza. Nel 2023 un’operazione militare azera ha costretto centomila armeni all’esodo e svuotato la capitale Stepanakert nell’indifferenza generale. Von der Leyen si è congratulata con Aliyev per il processo di pace, senza menzionare come ci si è arrivati. La storia del Caucaso racconta tutto ciò che l’Europa non vuole guardare: i propri interessi energetici, i propri alleati abbandonati, la propria retorica sui diritti svuotata.

I conti della Scozia

A Edimburgo l’indipendenza non si vede, si scansa lasciando posto al panorama dei famosi castelli e cimiteri affacciati sulla città, al foliage d’autunno, all’efficienza discreta che collega strade e punti di interesse, ad una una comunità che sta insieme senza bisogno di proclami. I pochi indizi sull’argomento provengono dallo svolazzare delle bandiere di sant’Andrea e alle melodie struggenti delle cornamuse nella Old Town.

Mare nostrum che sei nei guai

Ogni corpo vive finché il sangue continua a circolare. Anche l'Italia. Le sue arterie corrono per mare, costeggiano continenti, si stringono in pochi passaggi obbligati: Hormuz, Bab el-Mandeb, Suez, Gibilterra. Finché restano aperti, il flusso scorre quasi inosservato. Oggi questi snodi mostrano i primi segni di sofferenza, mentre nei punti decisivi del sistema mediterraneo Turchia, Russia, Cina e Marocco consolidano la propria presenza, cercando di influenzare rotte, porti e margini di manovra. Impossibile per noi restare a guardare.
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