La proiezione cristiana dell'Ungheria è ad un bivio

Per quasi un decennio Budapest ha finanziato ospedali, scuole e chiese tra Siria, Iraq e Nigeria, costruendo una rete di influenza sulle minoranze cristiane mediorientali che nessun altro paese occidentale aveva saputo o voluto costruire. Orban è caduto e il nuovo premier Peter Magyar deve ora decidere se ereditare questa proiezione geopolitica o abbandonarla. Le comunità cristiane d'Oriente aspettano una risposta.

Fine dell’Operazione Militare Speciale

Il superamento di ogni sottile linea rossa da parte della “coalizione dei volenterosi”, unita alla fine della speranza di una mediazione statunitense, spinge il Cremlino verso una ridefinizione della strategia bellica. La “guerra” ora non appare più un tabù.

Lawrence (d’Arabia) si è fermato a Neom

L’Arabia Saudita si è affacciata al XXI secolo con l’intenzione di esserne protagonista, contribuendo alla forgiatura di un nuovo ordine mondiale. La sua politica si fa però sempre più attenta e, pur rischiando, gioca su più tavoli preservando rapporti una volta esclusivi e che ora desidererebbe fossero posti su un unico piano paritario.

L'interesse europeo è un tabù

I paesi europei guardano a Est per non guardarsi dentro. La Russia è il nemico perfetto: abbastanza concreta da giustificare il riarmo, abbastanza esterna da accogliere la proiezione di fallimenti maturati altrove. Più agevole prepararsi alla guerra che rivedere i propri schemi mentali. La non-minaccia russa ricompatta in superficie ciò che si disgrega nel sottosuolo europeo: guerra fuori per non nominare il conflitto dentro. In questa contraddizione si colloca l’immigrazione: tabù innominabile, tema che non può essere affrontato senza il rischio di essere etichettati come nostalgici di un passato che non trova pace. Ma ciò che viene ignorato si incancrenisce.

Il Risorgimento è dimenticato

Appunti su una mancata politica storico-culturale: gli ottant'anni della Repubblica sono passati quasi inosservati, la targa inaugurata a Modena ha celebrato chi si oppose all'unificazione, i musei del Risorgimento sono vuoti. Mentre la Francia porta Marc Bloch al Pantheon e l'Iran inaugura statue di Shapur I, l'Italia ha smesso di raccontarsi. Senza un racconto condiviso, non c'è classe dirigente - solo una costellazione di corporazioni tribali che si autotutela.

Rivoluzione corsa

Dai fischi alla Marsigliese con Jacques Chirac presente alla morte in carcere di Yvan Colonna, dalla guerriglia del FLNC ai nazionalisti al governo dell'isola: la Corsica non ha mai smesso di resistere al centralismo francese. Oggi il percorso verso l'autonomia è formalmente avviato, ma il cammino è tortuoso, lo scetticismo diffuso e le linee di frattura ben visibili. Parigi concede poco e tardi, l'isola non dimentica.

Stallo a Hormuz

La crisi sull’attuazione del Memorandum of Understanding riflette l’incolmabile distanza tra le posizioni dei due firmatari; mentre il “convitato di pietra” israeliano soffia sul fuoco per far deragliare qualsiasi accordo. Nel frattempo il traffico attraverso lo Stretto si blocca di nuovo mettendo a rischio l’economia mondiale.

Settanta metri al giorno

L’ammonimento americano alla Polonia sull’ipotesi d’un incursione russa - addirittura terrestre via Kaliningrad o Bielorussia - getta un’ulteriore luce sinistra sulla questione allargamento del conflitto armato russo-ucraino. Mosca rallenta sul campo sarmatico-eusino e subisce la precisione dei sabotaggi, conscia tuttavia dell’esaurimento delle difese aeree Patriot ucraine, così come dell’incapacità della Vecchia Europa di affrontare davvero il nodo guerra. L’Italia rimane tra le solite paure e i soliti pronunciamenti pacifisti, volti al solo tornaconto personale di una certa parte politica.

Idropolitica africana

Nel Settembre 2025 l’Etiopia ha inaugurato la “Grande diga del Rinascimento etiope”, il più grande impianto idroelettrico del continente africano. Per Addis Abeba è il simbolo di un riscatto storico, paragonato nei discorsi ufficiali alla vittoria di Adua del 1896. Per l’Egitto è una minaccia esistenziale: 55,5 miliardi di metri cubi d’acqua annui che nessun accordo internazionale tutela ancora. Tra i due Paesi non c’è guerra dichiarata, ma una competizione sempre più feroce che ridisegna il Corno d’Africa.

Dalla "marea" sorge il nuovo ordine internazionale

L’ordine planetario che si basava sull’equilibrio tra la terra e il mare – ideato da Schmitt - si è concluso definitivamente, essendo crollati su di sé tutti i pilastri fisici del vecchio nomos. E del nuovo non si riesce ancora a scorgere alcuna immagine all’orizzonte. Riappropriarsi della semantica, prima ancora che della funzionalità dei mezzi e della metafisica dei fini è la via principale per risolvere la contrapposizione storica attuale che governa la struttura dei rapporti tra Oriente ed Occidente.

Effetto Sigonella

Il non-accordo tra Stati Uniti e Iran e l’alterco tra Meloni e Trump sono due manifestazioni, su scale diverse, della medesima crisi dell’egemonia americana. Il primo mostra l’incapacità di Washington di ristabilire l’ordine che pretende di garantire; il secondo certifica che gli Stati Uniti non intendono affatto abbandonare il continente, ma faticano ormai a far valere la gerarchia atlantica con la naturalezza di un tempo. Le letture superficiali offerte dalla cronaca in tempo reale alimentano soltanto la confusione e aggravano l’inconsapevolezza degli italiani, riducendo a schermaglia personale ciò che invece riguarda la struttura profonda del rapporto tra Roma e Washington.

Il grande reset fra Londra e Bruxelles

La Gran Bretagna guarda di nuovo ad un vecchio Continente in crisi. Mentre Jackson si riaffaccia a Washington, in ore che diventano sempre più buie, il populismo divampa ed intimorisce un sistema politico in vita da oltre un secolo. Ma a quale prezzo?
Pagina 1 di 40