Sui sogni come antidoto al nichilismo 

Pensato come irreale, il sogno viene misconosciuto. Eppure esso sospende le strutture interpretative della veglia e rende sensibile l’impossibilità del nulla. Non rivelazione diretta della verità, ma esperienza che indebolisce il controllo dell’Io, il sogno testimonia una dimensione dell’essere sottratta al tempo e alla produzione tecnica.

Il complotto come religione del vuoto

Quando la scienza ha dissolto il mistero e la politica ha fallito nel sostituirlo, il bisogno di senso è rimasto orfano. Il complotto riempie quel vuoto: una mitologia dell’eccesso informativo, nata dal desiderio di ritrovare un disegno in un mondo ormai privo di autore.

Infinite identità in cerca di un io

La mente racconta di comprendere ciò che fa, ma i processi che ci governano funzionano senza di lei: emergono dal caso, dall’errore riuscito, da adattamenti ciechi che solo dopo chiamiamo “pensiero”. L’incomprensione non è una mancanza: è l’architettura nascosta dell’intelligenza, il suo principio operativo. Riconoscerlo non libera: toglie l’ultimo alibi alla nostra idea d'identità.

Nel crepuscolo del Kali Yuga

La contemporaneità appare come l’ultima fase della crisi: una soglia critica in cui l’uomo, privato dell’autorità del mito e disorientato dalla propria coscienza, cerca nuovi dèi nel calcolo, nella tecnica e nell’identità. In questo scenario, la tensione fra mente bicamerale residuale e individualità moderna emerge con forza, mentre il collasso dell’ordine storico genera forme ibride di pensiero, politica e spiritualità artificiale.

La corsa all'aldilà

È in atto una competizione per riempire il vuoto trascendentale della civiltà occidentale. Dopo la deflagrazione del post-storicismo novecentesco; nel decennio delle sfide un’inattesa risacralizzazione e ricerca di senso mettono sotto i riflettori almeno tre possibili candidati. Si tratta del mito che accompagnerà gli occidentali nelle prossime sfide della contemporaneità.

Il potere liquido dell'Interregno

L’Europa si trova sospesa tra potestas e auctoritas, in un nuovo interregno dove le categorie classiche sembrano riemergere come fantasmi retorici. Il giornalismo alimenta semplificazioni, presentando l’autoritarismo come nemico universale, ma la realtà rivela scenari più fluidi, dove il potere agisce nella sospensione, nella confusione e nella personalizzazione tecnica. Pasolini e Agamben forniscono strumenti per comprendere questa fase storica: un potere liquido, che non reprime soltanto, ma seduce e omologa, dissolvendo passioni e cancellando il caos vitale.

Le origini della violenza

La violenza affonda le sue radici nella pretesa umana di interpretare e dominare il mondo. Ogni atto di interpretazione separa l’essere dalla sua eternità, generando conflitto. Solo la testimonianza del destino, che rinuncia al dominio, disinnesca la volontà violenta e apre all’eterno.

Il limite ultimo della tecnica

L’apparato tecnico, anziché risolvere le contraddizioni, spesso le amplifica, le esaspera, proprio perché continua a fondarsi sul presupposto illusorio del divenire. Pretendere di ridurre l’essere ad oggetto della volontà, significa ignorare la natura ontologica del reale, cadere in una contraddizione insanabile, la quale si traduce, sul piano pratico, nel senso di smarrimento e nell’angoscia.

Tempo, spazio, mito

ll mito potrebbe porsi come pietra angolare della cultura contemporanea con cui confrontare tempo e spazio. Queste due ultime categorie però mostrano ulteriori sfaccettature di visione che ci gettano nella dinamica storiografica e nella filosofia della storia. È possibile isolare la storia ad una dimensione puramente spaziale e narrativo-mitologica oppure la dialettica temporale hegeliana rimane l'unico metodo storico riflessivo? Il mito è da considerare come causa in tale relazione o potrebbe profilarsi anche come conseguenza?

Il vuoto, distruttore di mondi

L’Uomo moderno soffre la precarietà dello stato attuale del progresso tecnico-scientifico perché vive nella contraddizione fra il mondo come potrebbe essere e il mondo attuale costellato di problemi. Sospeso fra la possibilità che il mondo continui ad esistere o sprofondi nel nulla, avverte un peso che fatica terribilmente a reggere. L’angoscia del nulla lo conduce a distogliere lo sguardo e a perdersi nelle mille occupazioni che riesce a trovare. L’idea che in fondo, tutto finisca nel nulla, conduce le grandi potenze mondiali a spendersi per salvare la Terra dal nulla in cui rischia di sprofondare. E si è convinti di aver creato la pace.

Gianni Vattimo, il pensiero depotenziato

Lo spegnersi cauto del filosofo della postmodernità segna la chiusura di una tappa, ma non il raggiungimento di una mèta.

Miyazaki e l'arte al culmine della vita

Il maestro giapponese, così come Martin Heidegger prima di lui, trova nelle consolazioni della poesia la risposta ad un mondo fattosi pura speculazione scientifica.
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