OGGETTO: Un drago per la favola europea
DATA: 22 Aprile 2024
SEZIONE: Politica
FORMATO: Scenari
AREA: Europa
Mario Draghi parla dal palco di La Hulpe per lanciare la propria corsa ad un ruolo di prim'ordine nell'Europa che verrà dopo le elezioni di giugno. Lo fa annunciando un report sulla competitività economica dell'Unione, in uscita nei prossimi mesi. Rimane da capire se la summa della sua visione riuscirà a far centro o se diventerà l'ennesimo buco nell'acqua targato UE.
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Creature mitologico-leggendarie presenti nell’immaginario collettivo di molte culture, i Draghi resistono al tempo e rappresentano talvolta un presidio a tutela dello status quo, altre volte un’insidia, in altre circostanze un presagio di tempi nuovi. Per esempio nelle Argonautiche di Apollonio Rodio è proprio un drago a sorvegliare il Vello d’oro. Invece, nell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo, una delle visioni del teologo riguarda un enorme drago rosso con sette teste e dieci corna che ripetutamente insidia la Donna vestita di Sole.

Il paradosso della modernità è che in Europa il “salvatore” parrebbe proprio uno dei Draghi, che per sconfiggere i nemici (le altre potenze globali) si impone di ritrovare la propria anima, quello spirito essenziale del suo finalismo ontologico, oltre che ridefinire strategie di attacco e difesa.

Nel discorso tenuto lo scorso 16 aprile a La Hulpe durante una conferenza europea organizzata dalla presidenza belga del Consiglio Ue, l’ex premier italiano concludeva i lavori dicendo: «Se vogliamo eguagliarli, avremo bisogno di un rinnovato partenariato tra gli Stati membri – una ridefinizione della nostra Unione che non sia meno ambiziosa di quella che fecero i Padri Fondatori settant’anni fa con la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio».

L’ambizione di Draghi corrisponde a quella dell’Ue? In un certo senso, in molti si stanno interrogando su quali ragioni si nascondano dietro la struttura e la filosofia di quello che sarà il rapporto da consegnare alla Commissione che lo ha incaricato. Eppure, motivi di dibattito sarebbero rappresentati dalla visione globale proposta di un’Europa senza ossessioni competitive, piuttosto preoccupata di sé e non per sé. «Ci siamo rivolti verso l’interno, vedendo i nostri concorrenti tra di noi, anche in settori come la difesa e l’energia in cui abbiamo profondi interessi comuni. Allo stesso tempo, non abbiamo guardato abbastanza verso l’esterno». L’errore di prospettiva interna/esterna per Draghi ha fuorviato l’Europa relegandola al ruolo di potenza comprimaria di Cina e Usa. «In un ambiente internazionale favorevole, abbiamo confidato nella parità di condizioni globale e nell’ordine internazionale basato su regole, aspettandoci che altri facessero lo stesso. Ma ora il mondo sta cambiando rapidamente e ci ha colto di sorpresa».

La sorpresa più sconcertante, segnala Draghi, è nella perdita di posizione dominante, o, meglio, nella perdita di forza attrattiva sul piano economico e di forza di coazione sul piano politico-bellico. Manca una strategia per garantirsi le risorse e gli input necessari per realizzare le proprie giuste ambizioni senza aumentare le dipendenze. In sostanza, dice Draghi, all’Unione Europea mancherebbe una soggettività politica in grado di concepire, sostenere, consolidare e difendere la propria posizione nel mondo. Un’energia positivizzata in termini di potestas strutturata (kingship) che possa decidere effettivamente. «Ma abbiamo bisogno di un’UE adatta al mondo di oggi e di domani. […] In definitiva, dovremo realizzare la trasformazione dell’intera economia europea. Dobbiamo poter contare su sistemi energetici decarbonizzati e indipendenti; un sistema di difesa integrato e adeguato basato sull’UE; manifattura nazionale nei settori più innovativi e in rapida crescita; e una posizione di leadership nel deep-tech e nel digitale. Ma poiché i nostri concorrenti si muovono velocemente, dobbiamo anche valutare le priorità».

Roma, Aprile 2024. XVII Martedì di Dissipatio

Nell’analisi draghiana emergono tre filoni comuni per gli interventi politici. Il primo filo conduttore è consentire la scalabilità, cioè costruire economie di scala. Si pensi ai settori sensibili come difesa e telecomunicazioni nei quali bisogna armonizzare e razionalizzare le normative e consentire fusioni e concentrazioni tra players per costruire colossi competitivi. Il secondo filone riguarda la fornitura di beni pubblici. Nell’economia europea esistono diversi punti di strozzatura in cui la mancanza di coordinamento fa sì che gli investimenti siano inefficienti. Le reti energetiche, e in particolare le interconnessioni, ne sono una prova. Esse richiedono decisioni sulla pianificazione, sul finanziamento, sull’approvvigionamento di materiali e sulla governance che sono difficili da coordinare se non si raggiunge un approccio comune. Un altro esempio è la nostra infrastruttura di supercalcolo. L’Ue dispone di una rete pubblica di computer ad alte prestazioni (HPC) di livello mondiale, ma le ricadute sul settore privato sono attualmente molto, molto limitate. Siccome l’Ue dispone di risparmi privati molto elevati, ma sono per lo più incanalati nei depositi bancari e non finiscono per finanziare la crescita come potrebbero in un mercato dei capitali più ampio, Draghi auspica la nascita dell’Unione dei mercati dei capitali (UMC) come parte indispensabile della strategia complessiva per la competitività.

Il terzo punto è garantire la fornitura di risorse e input essenziali. Questo pilastro è rappresentato dalla condizionalità climatica e sociale delle scelte industriali ed economiche. È fondamentale che l’Unione coltivi una strategia globale che copra tutte le fasi della catena di approvvigionamento minerale fondamentale. «Ad esempio, potremmo prevedere una piattaforma europea dedicata ai minerali critici, principalmente per gli appalti congiunti, la sicurezza dell’approvvigionamento diversificato, la messa in comune, il finanziamento e lo stoccaggio». Un altro input cruciale è l’offerta di lavoratori qualificati, soprattutto perché già in questa fase il 14% della forza lavoro continentale sconta una carenza di manodopera qualificata. «Questi tre filoni ci impongono di riflettere profondamente su come ci organizziamo, cosa vogliamo fare insieme e cosa vogliamo mantenere a livello nazionale. Ma data l’urgenza della sfida che ci troviamo ad affrontare, non possiamo permetterci il lusso di ritardare le risposte a tutte queste importanti domande fino alla prossima modifica del Trattato».

Draghi invoca maggiore coordinamento delle politiche economiche e l’implementazione di una strategia politica comune rafforzata così da promuovere gli investimenti per la crescita dell’Unione, salvo il caso in cui, ove ciò non fosse possibile, essere pronti a considerare di procedere con un sottoinsieme di Stati membri piuttosto che tutti insieme. L’asse portante del pensiero draghiano (sintesi perfetta del severo rigore di Dracone e della dinamicità strategica di Temistocle) ha un solo obiettivo: ripristinare la competitività europea per contrastare, sullo scacchiere globale, l’imperialismo autarchico delle superpotenze Usa e Cina, forti all’interno e voraci verso l’esterno.

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