«Polonia, Paesi baltici, Paesi nordici e Germania lo hanno già capito. La Germania possiede ormai il maggiore bilancio militare d'Europa e sta espandendo le proprie forze armate a un ritmo notevole, limitata non dalla disponibilità di denaro, ma dalla capacità industriale. Gran Bretagna, Francia e Italia, invece, a mio avviso non hanno ancora pienamente compreso le implicazioni della fase attuale. Continuano a spendere troppo poco e a sperare che la crisi possa in qualche modo passare. Ma devono capire che non passerà»
«Berlino cerca spazio attraverso un approccio velleitario sempre più protezionistico e unilateralmente atlantista. Continuare su questa linea sarebbe un ulteriore errore non solo per la Germania, ma anche per tutta l'Ue. L'Europa dovrebbe essere un continente commercialmente aperto, capace di intrattenere rapporti con una pluralità di attori. Chiudersi in una logica di blocco è probabilmente la scelta peggiore»
«L’ONU funziona solo se gli Stati che lo compongono vogliono farlo funzionare. In passato i segretari generali parlavano con tutte le parti in gioco; oggi spesso nessuno di esse vuole incontrarli. La crisi dei trattati di non proliferazione nucleare, il linguaggio militarista applicato alle migrazioni e il ritorno dei nazionalismi con caratteri imperiali sono il segno dell’indebolimento delle regole comuni. Un concerto di fattori che evidenziano lo scivolamento nel particolarismo nazionale contro progetti collettivi di dialogo e cooperazione»
«Nessuna delle due parti ha interesse a una simile evoluzione. Da un lato, Trump si sta avvicinando alle elezioni di metà mandato e non vuole presentarsi agli elettori con un conflitto aperto. D'altra parte, non vedo che cosa potrebbe ottenere in più rispetto a ciò che non è già riuscito a ottenere in precedenza, anche se è evidente che, attualmente, gli attacchi americani contro infrastrutture civili, come ponti e aeroporti, hanno l'obiettivo di paralizzare l'economia iraniana»
«Una parte di ognuno di noi è lo hobbit pigro che vuole solo starsene in pace nella sua Contea e una parte e lo hobbit scagliato in un'avventura di cui non può prevedere il risultato, ma decide di abbracciarla; una parte di noi è Gollum, con le sue dipendenze e la sua brama di ricomporre le proprie personalità e una parte è Boromir, la cui forza viene schiacciata dalla tentazione della scorciatoia»
«Negli ultimi anni questa dipendenza, a lungo rimossa, è diventata evidente ed è stata persino rivendicata da Trump come arma di condizionamento. Però occorre essere chiari, questa visione non è solo di Trump. [...] Già Obama guardava soprattutto alla Cina, non all’Europa, e lo stesso vale per Biden e per molti suoi consiglieri. Siamo quindi ad un bivio: vogliamo continuare lungo la linea tracciata dopo il 1945, oppure cambiamo? E, se cambiamo, per costruire quale tipo di autonomia europea? Al momento sento molto rumore, ma pochissime proposte concrete»
«Dopo il disastro della Brexit, che ha causato danni significativi all’economia britannica, c’è il riconoscimento che la rottura con l’Unione Europea è stata troppo costosa e brusca. Esistono molte aree in cui dobbiamo tornare a collaborare. Non credo però che Londra presenterà domanda di rientro nell’Unione. Non sarebbe fattibile né conveniente ad oggi e non sono sicuro che l’UE lo vorrebbe, dopo le agonie della Brexit. Ma si può lavorare a una relazione più stretta, condividendo alcune politiche europee e partecipando in parte ad alcune istituzioni, senza piena adesione. Ciò soprattutto cercando una convergenza sul versante della difesa e della sicurezza»
«A partire da quella ragazza incontrata a Parigi, ho pensato che fosse un gesto doveroso restituire un po’ di dignità alle 270 vittime, raccontare chi erano. Molti erano giovani nel pieno della loro esistenza, oltre che miei coetanei. Quelle vite spezzate mi sembravano qualcosa di terribile. Era una forma minima di restituzione»
«La mia tradizione è spagnola ed europea. Ciò che mi interessa è onorare la tradizione della grande prosa in lingua castigliana. In Spagna amo Azorín, Cervantes, Pla, Galdós, Baroja, Ortega y Gasset e una sorta di Tomasi di Lampedusa in versione spagnola, ovvero i fratelli Villalonga di Maiorca. Dall'Italia ho letto molta poesia: Leopardi mi ha cambiato la vita! Ma anche la Francia e, come no, il mondo britannico: come dimostrano Waugh e Kipling, un'arte della prosa, cioè del ritmo e dello sguardo»
«Gheddafi ha lasciato un Paese devastato. La Libia non è mai esistita come Stato sovrano nazionale nel senso europeo del termine. Non ha mai avuto una democrazia e non ha mai avuto istituzioni solide. Gheddafi ha volutamente impedito la formazione di istituzioni autonome. Ha concentrato il potere su di sé e sulla propria cerchia. Quando è stato ucciso, non c'erano argini capaci di contenere milizie, estremismi e tensioni locali»
«L'Europa manca di un settore tecnologico di qualche reale importanza, non riesce a controllare i propri confini e si trova incapace di tenere testa a Vladimir Putin, il leader di un Paese con un'economia grande soltanto la metà di quella tedesca. Ma quando mi sento tentato di disperare, incontro qualche giovane europeo che ha ricevuto un'istruzione eccellente ed è determinato a fare qualcosa — abbastanza spesso, ad avviare un'azienda. Se Santa Caterina da Siena rifiutò di rinunciare all'Italia e Santa Giovanna d'Arco diede la vita per la Francia, chi sono io per rinunciare alla speranza?»
«Non credo che democrazia ed efficienza siano inconciliabili. L’Italia democratica ha realizzato in pochi anni l’Autostrada del Sole. Il problema è che oggi le democrazie occidentali tendono a confondere la democrazia con l’assemblearismo permanente. Si è diffusa una cultura del dubbio senza fine, del rinvio continuo, del ricorso sistematico, della paralisi procedurale»