Fujimorismo in salsa democratica

Il ballottaggio del 7 giugno tra Keiko Fujimori e Roberto Sánchez si è chiuso con poche centinaia di voti di differenza, in un Paese che da dieci anni cambia presidente quasi ogni anno. Dietro lo stallo c'è una società profondamente spaccata: costa contro entroterra, capitalismo contro progressismo, la memoria del terrorismo di "Sendero Luminoso" contro quella delle sterilizzazioni forzate dell'era Fujimori. Il fujimorismo vince, ma consolidare il potere è affare ben più complesso.

Gli Stati Uniti hanno dimenticato il catenaccio

Proprio mentre i mondiali aprono i battenti sul suolo americano, vale la pena ricordare che gli Stati Uniti hanno costruito la loro egemonia sulla pazienza: intervenire tardi, apparire come liberatori, mai come conquistatori. Dal 1989 si sono convertiti al gioco della Seleçao - attaccare ovunque, in ogni direzione, senza aspettare il momento giusto. Il risultato è una potenza che moltiplica i nemici e rischia di sperperare in pochi anni ciò che aveva costruito in duecento.

Peter Robinson: «La prima volta che entrai nello Studio Ovale diedi un'occhiata al presidente Reagan e pensai "ma è soltanto umano". Questa è la vera natura del potere»

«L'Europa manca di un settore tecnologico di qualche reale importanza, non riesce a controllare i propri confini e si trova incapace di tenere testa a Vladimir Putin, il leader di un Paese con un'economia grande soltanto la metà di quella tedesca. Ma quando mi sento tentato di disperare, incontro qualche giovane europeo che ha ricevuto un'istruzione eccellente ed è determinato a fare qualcosa — abbastanza spesso, ad avviare un'azienda. Se Santa Caterina da Siena rifiutò di rinunciare all'Italia e Santa Giovanna d'Arco diede la vita per la Francia, chi sono io per rinunciare alla speranza?»

L'America dopo Israele

Cresce oltreoceano la disaffezione per Tel Aviv ed il suo sodalizio con Washington: tra frustrazione, cambiamenti demografici e complotti, l’America di domani non sarà più il “fratello maggiore” di Israele.

Peter Thiel e la sua biblioteca di Babele

Girard, Bacon, Schmitt, Solovëv, Tolkien, Ratzinger: le letture dell'uomo più inaccessibile della Silicon Valley non si lasciano ridurre a nessun cliché. È un sistema coerente in cui apocalisse cristiana e libertarianesimo politico convergono verso un'unica domanda - come impedire la fine del dominio americano - e in cui il capitale non dissolve la metafisica, ma la amplifica fino alle sue conseguenze estreme.

Il narcotraffico è mobilità sociale

Morto un capo, se ne fa un altro: il Messico dei cartelli non conosce decapitazione, solo metamorfosi. Dal fentanyl cinese alle criptovalute del riciclaggio, dalla Malinche presidenziale stretta tra Trump e Pechino all'idra immortale del CJNG. Mentre i preti di frontiera cadono e i Mondiali si avvicinano, il labirinto di Paz non ha ancora trovato la sua via d'uscita.

La parabola trumpiana

Dal 2016 ad oggi sembra passato un secolo, non un decennio. Donald Trump passa dallo "splendido isolazionismo" ad una piena fase Neo-Con di cui non si vede la fine. Ma stavolta, a differenza di Bush figlio, non si perde tempo a giustificarla con riferimenti vetusti all'ordine liberaldemocratico. La sete di conquista che ha sé stessa come fine, il desiderio di essere temuti come stella polare del proprio operato, l'abbandono dell'ipocrisia in favore di uno spietato cinismo: questa sarà la vera eredità di Donald Trump.

Il Messico non è uno Stato sovrano

Nemesio Oseguera, detto El Mencho, è stato ucciso durante un'operazione delle forze speciali messicane. L'intelligence era americana, il Messico ha così solo sparato ad un bersaglio puntato da Washington. Un perfetto esempio di come preservare e rinunciare sovranità al tempo stesso.

Stallo alla messicana

Claudia Sheinbaum Pardo: prestanome di López Obrador o scintilla di democrazia? Il Messico è una nazione dilaniata da violenza e povertà; più che una presidenza, dunque, si tratta di una sfida per dimostrarsi degna della carica e per smentire le accuse che le vengono rivolte da dentro e da fuori. Uno stallo da western all'italiana, dove il bottino non c’è: in gioco è il futuro di una popolazione stanca e insoddisfatta. Il bilancio del primo anno presidenziale è una questione apicale.

Andrea Venanzoni: «Il movimento MAGA è in crisi. Vance? In netta difficoltà. L'unico stratega è Marco Rubio»

«La verità è che i movimenti non organicamente strutturati, privi di una architettura, di reali ideologi e di figure di vertice, eccessivamente appiattiti su una dimensione personalistica, quando la figura attorno cui si sono agglomerati e raccolti entra in crisi finiscono essi stessi per decadere. E mi sembra innegabile poter sostenere che in termini di politica interna la stella di Trump si sia molto appannata, per molti motivi.»

Il vuoto dietro Epstein

Jeffrey Epstein viene spesso raccontato come il custode di un segreto inconfessabile. Ma i files mostrano altro: non un burattinaio, bensì un sistema opaco di relazioni senza regia. Il complotto emerge allora come una risposta simbolica al disordine, un modo per restituire intenzionalità a un potere che produce effetti senza dichiarare fini né assumere un volto.

Una firma storica

L’accordo commerciale tra Mercosur ed Unione Europea ridefinisce gli equilibri geopolitici, segnando un passo strategico contro il protezionismo USA e la competizione cinese. Ma crescono resistenze politiche interne che potrebbero condizionare ratifica e impatto economico per molto tempo.
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