Le elezioni del 2 giugno 2024 avevano portato all’elezione della prima Presidente donna del Messico, Claudia Sheinbaum Pardo, di origini ebraiche, e al contempo filopalestinese, come dichiarato nel discorso di insediamento del primo ottobre dello stesso anno. Il fatto che sia il Legislativo federale che quello statale e le Assemblee municipali siano risultati totalmente paritari, in linea con la novità relativa all’elezione presidenziale, è indice dell’assoluta maggioranza che MoReNa, il partito presidenziale, ha ottenuto in queste votazioni. L’Università Sapienza di Roma, già lo scorso dicembre, ha pubblicato un’analisi in cui si esprimono dubbi sulla tenuta democratica del Paese, relativi non propriamente alla schiacciante maggioranza quanto soprattutto alla centralità della figura presidenziale nel quadro istituzionale tracciato prima da López Obrador e ora dalla Sheinbaum Pardo.
La Costituzione messicana del 1917 garantisce la pluralità dei partiti; nei fatti, però, questa pluralità viene soppiantata da un sistema partitico ed elettorale che va a instaurare un regime di cosiddetta “non-competitività”, sorretto da una pluralità di fonti normative che vanno a disperdere l’efficacia multipartitica regolando la forza giuridica dei vari atti in modo tanto dettagliato da lasciare spazi di manovra minimi a quella che sarebbe l’azione multipartitica di spartizione legislativa. Essendo quella messicana coetanea delle prime costituzioni liberali di inizio XX secolo, l’entità dei partiti veniva in essa equiparata a quella di mere associazioni, con l’unico limite di non organizzarsi su base confessionale o razziale. Solo 60 anni dopo, con la Riforma del 1977, il diritto pubblico fa il suo ingresso nell’ordinamento messicano, andando a meglio identificare le qualità e i requisiti che un partito politico deve possedere per considerarsi tale ed essere efficiente, delegittimando la forza privata nell’attività politica nazionale e andando a porre la figura del partito come mediatore indispensabile tra volontà popolare ed entità statale.
Da quel momento in poi, però, proprio in vista della funzione legislativa relegata ai vari partiti, il testo costituzionale ha subito centinaia di modifiche, molte delle quali relative alle modalità di campagna elettorale, regolata dall’Instituto Nacional Electoral, che per altro con le proprie disposizioni va a favorire quasi sempre il partito uscente, garantendo così una sorta di stallo del passaggio di testimone e aprendo le porte al rischio di monopolio partitico. Nonostante nel corso del tempo sia stata data maggior attenzione all’equilibrio tra legislativo ed esecutivo, nel 2018 con López Obrador si ha quello che viene definito il “nuovo presidenzialismo messicano” affetto dalle cosiddette facultades metaconstitucionales del presidente, derivanti soprattutto dalla coincidenza tra Presidenza della Repubblica e formazione del legislativo, il quale poi a sua volta può approvare i membri della magistratura federale che più gli aggradano, che unita alla potestà decisionale del Presidente sulle liste dei candidati al Congresso e sull’assegnazione delle candidature ai governatori dei vari stati ha generato una lacuna nella tripartizione dei poteri e una mancanza di ripartizione amministrativa. La stessa Sheinbaum Pardo è stata allieva di López Obrador, sia come Ministro dell’Ambiente mentre egli era governatore di Città del Messico dal 2000 al 2006, sia occupando questa precedente carica durante il mandato presidenziale di Obrador dal 2018 al 2024, e ora divenendo sua succeditrice; ed è proprio alla figura di Andrés Manuel López Obrador che si deve il successo di MoReNa, sua creatura del 2012: il carisma pseudomessianico di López Obrador, trasformista che è passato dalla militanza negli anni ’70 nel Partido Rivolucionario Institucional a quella più a sinistra nel Partido de la Revolución Democratica a seguito di un breve ingresso nel Frente Democratico, gli ha consentito di muovere il partito dall’8 al 54% dei voti nel corso di una sola elezione, riuscendo a raccogliere e convogliare a sé i delusi dai precedenti partiti di maggioranza.
In questo contrasto si inserisce nel 2019 la riforma della Guardia Nacional e della Consulta Popular voluta da Obrador, procedendo ad una diretta reggenza del corpo di polizia nazionale e rendendo più difficile il ricorso alla Consulta. Sono queste le perplessità che Rosa Iannaccone, ricercatrice presso La Sapienza, esprime. Questa però è solo una versione della storia, quella mandata avanti da personaggi fittizi vicini ad ambienti ultraliberali come Denise Dresser, docente universitaria, politologa e giornalista messicana estremamente legata alla sinistra statunitense, reduce di un dottorato conseguito a Princeton durante gli anni ’80, in pieno clima liberista. «Ora che l’autocrazia avanza negli Stati Uniti, molti sono alla ricerca di eroi ed eroine, che possano opporsi a Trump e rimetterlo a posto, frenare le sue buffonate peggiori; non sorprende che Claudia Sheinbaum sia stata incensata dal New York Times o dal Guardian», recita la Dresser, «ma non colgono il punto: Claudia non è democratica, e la sua popolarità nasconde la regressione democratica che stiamo vivendo, distruggendo la crescita economica a scapito dei programmi sociali che lei stessa promuove, non tassando adeguatamente i ricchi e smantellando gli strumenti di valutazione di impatto sociale delle politiche economiche, e tutto ciò vanifica l’aumento di programmi sociali e la soglia di salario minimo da lei posti in essere».
Quello che la Dresser contesta alla Sheinbaum nei suoi articoli è infatti di essersi posta in maniera troppo “rigida” e “autoritaria” verso le intimidazioni rivoltele da Trump, ma subito di essere stata nei fatti troppo poco radicale nel contrasto alle pretese USA, di farsi forte di una maggioranza politica demagogica e poi di essere stata eletta con elezioni caratterizzate da un tasso di astensionismo importante, di una mancata rinnovazione del personale istituzionale ma di uno stravoglimento e un’ipervigilanza degli organi giurisdizionali, andando a citare addirittura quanto espresso da membri dell’amministrazione Trump, la stessa che sempre secondo la Dresser la Sheinbaum fallisce nel contrastare; appare da fuori come se ogni pretesto per denigrare la nuova presidenza della Repubblica risulti valido. Infatti, essendo la presidenza Sheinbaum Pardo ancora piuttosto “acerba” nonostante l’anno trascorso, la maggior parte delle accuse ivi ad ella rivolte fanno perno sulle responsabilità di López Obrador, il quale è particolarmente malvisto dal liberismo filo-States messicano per aver, nel 2020, rimosso l’immunità degli ex-Presidenti della Repubblica per qualsiasi reato; le critiche riguardo le riforme del 2019 su Guardia Nacional e Consulta Popular sono infatti subdole e perdono di peso intellettuale se si considera che sono rivolte ad un Paese dove i cartelli muovono gran parte dei voti nelle elezioni amministrative e nei referendum.
Nei fatti Trump, dopo avere “alla Berlusconi” omaggiato la figura di Claudia Sheinbaum e dopo averne lodato l’idea di compiere una campagna informativa antidroga rivolta ai messicani in concomitanza con lo schieramento di 10 000 agenti della Guardia Nacional al confine con gli Stati Uniti per fermare il traffico di fentanyl, ha ugualmente deciso dallo scorso marzo di infliggere dazi del 25% sui prodotti messicani, forse complice la campagna elettorale anti-immigrazione messicana del Capo di Governo USA; la Sheinbaum ha replicato con pacatezza ma fermezza, invitando il Messico intero a rimanere sereno e non disperare e a serrare i denti, senza appellarsi alla violenza e senza mancare di diplomazia nei confronti di Trump, affermando che è solo da lui che dipendono i dazi e ribadendo di avere “un piano A, uno B, uno C ed uno D”. La prima risposta della presidentessa è stata quella di rivolgere un rimprovero al governo statunitense, ovvero quello di essere venuto meno al patto di repressione del traffico di armi USA verso sud, essendo gli Stati Uniti, indirettamente e talvolta (in modo occulto) direttamente i principali fornitori dell’arsenale paramilitare dei cartelli della droga. Forte la necessità di mantenere in un momento di tale debolezza economica almeno una solidità di partito avuta fino alle elezioni, la Sheinbaum Pardo ha emanato un pacchetto di riforme costituzionali volte all’ostacolamento delle sparizioni a Teuchitlan operate del Cártel de Jalisco – Nueva Generación. I familiari delle vittime delle sparizioni e i capi delle associazioni di “buscadores” (così si chiama chi è attivo nella ricerca di persone scomparse in Messico) hanno accolto l’iniziativa con non troppo entusiasmo, ribadendo che senza un cambio radicale nell’amministrazione degli Stati messicani succubi del cartello (tra i quali Jalisco è in prima linea assieme a Sonora e Durango al nord e ad Oaxaca al sud) le riforme riguardanti i finanziamenti alla Commissione Nazionale di Ricerca e alla Commissione Esecutiva per l’Attenzione alle Vittime non risulteranno efficaci, ed accusando la Presidentessa di una mancanza di comprensione delle dinamiche criminali in seguito al suo disegno di legge in cui le sparizioni forzate vengono equiparate al sequestro di persona e con cui ne azionerebbero il medesimo iter da parte delle forze dell’ordine, facendo notare come invece i vertici delle stesse commissioni come Teresa Guadalupe Reyes Sahagún, a capo della Commissione Nazionale di Ricerca, andrebbero sostituiti poiché ritenuti vicini ai cartelli e sprezzanti verso le famiglie dei desaparecidos.

La questione sociale delle sparizioni è stata una delle colonne portanti della campagna elettorale della Sheinbaum, essendo il problema tanto grosso da essere finito sul grande schermo (vedasi Emilia Pérez), per cui come verrà risolta o quantomeno affrontata sarà la vera cartina tornasole per valutare la buonafede e la validità della presidenza Sheinbaum Pardo: in Messico infatti, delle 123.500 persone scomparse dal 1950, più di 50.000 risultano scomparse negli ultimi 6 anni; spesso a sparire sono gli stessi buscadores. L’ultima grande dimostrazione dei buscadores è piuttosto recente, risale infatti al 30 agosto, la Giornata Internazionale dei Desaparecidos, e ha coinvolto centinaia di migliaia di manifestanti in tutto il Paese, che si ostinano a chiedere alla Sheinbaum aiuti più concreti nelle ricerche dei cari scomparsi e nel contrasto alle attività di reclutamento e di controllo sul territorio del cartello.
L’altro mezzo atto a valutare efficienza e buonafede delle politiche della Presidente, sempre riguardanti il contrasto alle attività dei cartelli, sono i risultati delle politiche antidroga da lei intraprese, i quali purtroppo risultano in più occasioni manipolati, come in un particolare caso risalente al 9 aprile in cui il Procuratore Generale della Repubblica Alejandro Gertz Manero, nominato da López Obrador nel 2018, e il Segretario per la Sicurezza e la Protezione dei Cittadini Omar García Harfuch avrebbero sequestrato 250 litri di eroina rivelatasi poi semplicemente benzina (essendo per altro impossibile immettere droga liquida in un serbatoio senza devastare il motore e disperdere gradualmente la sostanza compromettendone il resto). Ciononostante García Harfuch dichiarerà l’11 aprile sui social che l’operazione è stata “un vero successo, un sequestro record di eroina”. Gertz Manero è anche stato accusato di aver rilasciato a fine aprile dichiarazioni mendaci riguardanti la scoperta di marzo a Izaguirre, vicino Teuchitlan, di un campo di addestramento del CJNG che fungeva anche da piazza per esecuzioni, negando vi fossero stati rivenuti resti umani carbonizzati, contraddicendo quanto affermato poche settimane prima, rifiutandosi anche di proferire sul ritrovamento di indumenti e sulla possibile sorte dei loro proprietari, in contrasto con le politiche di ricerca degli scomparsi che la Sheinbaum aveva invece dichiarato di intraprendere; nella stessa occasione ha omesso di assumersi la propria responsabilità per la mancata cattura di Gonzalo Mendoza Gaytán, nomi di battaglia “El90” ed “El Sapo”, capo del cartello che si riteneva dirigesse le operazioni proprio da quel campo, e il cui nome è presente in 12 fascicoli contenenti tutte le attività, i familiari, i complici e gli spostamenti dal 2010 ad oggi, nonostante egli continui a condurre un’indisturbata latitanza.
Nel frattempo, altro elemento di tensione riguardante il nuovo governo, questa volta sia tra la Sheinbaum e sia tra lei e Trump, resta, come prima accennato, l’immigrazione irregolare dal Messico verso gli Stati Uniti. Il 6 agosto è stata indetta una marcia simbolica di 300 richiedenti asilo e migranti in Messico provenienti da altri paesi dell’America Centrale e Meridionale volta al riconoscimento da parte delle autorità messicane dell’ottenimento di status di immigrato legale, il cui iter è stato reso più lungo e complesso nel corso degli anni e soprattutto ultimamente, con la pressione di Trump. La marcia, partita da Tapachula, città a sud del Tapas, e diretta al nord del Paese, è stata mediaticamente oscurata dall’arresto, avvenuto il giorno prima, del principale promotore: l’attivista per i migranti Luis García Villagran. La Presidente ha voluto chiarire la legittimità dell’arresto, il cui mandato era pendente già da anni, essendo García Villagran “un criminale, non un attivista, dedito alla tratta di esseri umani”. In favore dell’uomo si è pronunciata l’organizzazione no-profit Pueblos Sin Fronteras, definendo l’atto uno specchietto per le allodole volto a distrarre dalla corruzione dei funzionari governativi: secondo il direttore dell’organizzazione, Irineo Mujica, quello che faceva García Villagran non era altro ciò che la stessa PSF si appresta a fare, ovvero mobilitarsi politicamente per rendere i percorsi di immigrazione legale più accessibili e organizzare carovane di migranti diretti verso gli Stati Uniti volte a fornire un’alternativa sicura alle tratte dei cartelli e a proteggere i migranti dai funzionari corrotti che chiedono tangenti.
Secondo Mujica, ora l’organizzazione si trova compressa tra le politiche di Trump, le quali hanno ridotto del 93% l’affluenza migratoria verso gli States, e quelle della Sheinbaum. Questa ennesima inefficienza della Sheinbaum non porta di certo acqua al suo mulino e non testimonia nè un impegno a risolvere i problemi sociali che affliggono il Paese, né un interesse verso la trasparenza dell’attività governativa ed amministrativa verso i cittadini, i quali hanno bisogno sì di una voce forte ma soprattutto di risultati e rimedi verso le sfide che il Paese si trova ad affrontare e verso le disgrazie che sembrano non abbandonarlo. Cittadini i quali nel frattempo hanno risposto alle pressioni provenienti da nord con manifestazioni dal 4 luglio (data non casuale) al 29 agosto presso la capitale, Città del Messico, in cui venivano denunciate la gentrificazione del centro e l’inflazione dovuta al turismo e ai frontalieri statunitensi; alcune di queste manifestazioni, essendo poi sfociate in aggressioni a turisti europei e nordamericani e in danneggiamento di negozi e ristoranti di lusso, sono state tacciate come “espressioni di xenofobia” dalla Sheinbaum Pardo, la quale così facendo è riuscita ad evitare di affrontare il problema, nonostante ella stessa abbia definito legittima la causa delle proteste: è infatti innegabile, laddove in alcuni quartieri alla moda come Condesa, Roma e La Juárez 1 appartamento su 5 è un’abitazione turistica o è in short rent e sono stati eseguiti più di 4 000 sfollamenti forzati in meno di 10 anni. In questo caso, significativo è l’accordo firmato dalla Sheinbaum con Airbnb nel 2022, quando era la Jefa di Città del Messico, accordo con cui secondo i manifestanti la adesso Presidentessa del Messico avrebbe promosso il nomadismo digitale e il turismo di massa, invogliando gli stranieri più ricchi a trasferirsi lì.
Ma alla stregua dell’anno passato, il feedback sembra essere quantomeno positivo, e molto sentito dagli elettori è stato il discorso tenuto il 15 settembre affacciata sullo Zócalo, la piazza presidenziale di Città del Messico, in occasione dei 215 anni di indipendenza messicana, culminante col grito de independencia, durante il quale la Sheinbaum Pardo in perfetto stile femminista ha citato oltre ai soliti eroi dell’indipendenza messicana anche le eroine di cui il nome non ci è giunto ma che hanno combattuto per la libertà e il futuro della nazione, mai menzionate nei precedenti discorsi presidenziali della Giornata dell’Indipendenza. Un gesto forte se contestualizzato in un Paese dove ad oggi 10 donne al giorno perdono la vita per mano di un familiare.