La morte dell'OPEC

Il primo maggio gli Emirati Arabi Uniti sono usciti dall’OPEC, indebolendo fortemente le strutture economiche e finanziarie che sorreggono il Golfo. Questa decisione però non è solo frutto di un calcolo prettamente industriale e commerciale, ma deve essere osservata all’interno del ragionamento strategico di Abu Dhabi, che intende distanziarsi dall’Arabia Saudita e dal GCC, scrollandosi di dosso l’etichetta di partner junior, mirando a diventare un attore chiave delle dinamiche geopolitiche globali.

Una storia lunga tremila anni

Il conflitto israelo-palestinese non è una serie irrazionale di brutalità reciproche ma un fenomeno storico intellegibile. Con ragioni interne, più importanti delle strumentalizzazioni internazionali. Lo storico israeliano Ilan Pappé ha provato a ricostruirlo in "Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina. Dal 1882 a oggi" (Fazi Editore, 2024).

Soffocare Teheran è la strategia americana

Il blocco navale selettivo dello Stretto di Hormuz è un assedio chirurgico progettato per affamare l'economia iraniana in poche settimane. Tre milioni di barili al giorno bloccati in un passaggio largo trentatré chilometri, e il mondo intero che paga una crisi che nasce, non dalla scarsità delle risorse, ma dalla vulnerabilità delle rotte. La domanda è: chi si stancherà prima?

Quanto è profondo l'abisso

Il fallimento del negoziato tra Stati Uniti e Iran riapre il buio dell’incertezza, dove ogni scenario resta aperto e il conflitto può slittare dal semplice stallo all’incubo. La crisi mediorientale richiama una logica da Guerra fredda a ruoli invertiti, con Pechino al posto di Mosca, dove anche la ritrovata corsa americana allo spazio è una dimostrazione di superiorità davanti al rivale principale. Fattore più profondo resta l’orgoglio, o del bisogno statunitense di confermare il proprio status quando l’autostima vacilla.

Fine primo tempo

Mentre gli allarmi antiaerei risuonavano già in tutta la regione iraniana, la mediazione pachistana riesce a trovare un cessate il fuoco di due settimane. Lo Stretto di Hormuz verrà aperto durante le trattative. Uno spiraglio di pace che dà respiro ai mercati anche se l'accordo duraturo rimane una chimera.

Obiettivo Kharg

L’egemone potrebbe essere entrato in una trappola senza uscita, e sta studiando qualsiasi possibilità per portare a casa una vittoria, che pare però difficilmente raggiungibile. Lo sbarco dei Marines sull’Isola di Kharg è una soluzione valutata seriamente dall’amministrazione Trump. Un’operazione estremamente rischiosa, ma forse capace di svoltare il conflitto.

Il poliziotto del mondo va in pensione

Le conseguenze dell'aggressione all'Iran conducono inevitabilmente a scelte dolorose per Washington, nessuna delle quali pare sostenibile per la sopravvivenza dell'amministrazione Trump, che ora si trova in una situazione d'impasse, dove ogni mossa sembra non avere più senso. La questione iraniana rischia così di rivelarsi l'errore strategico in grado di accelerare il tramonto di un impero già in crisi.

La via per l'Armageddon

La guerra contro l’Iran viene presentata pubblicamente come una scelta finalizzata a contenere il suo programma nucleare e, indirettamente, indebolire la Cina. Ma questa non è l’unica dimensione in gioco. In una parte rilevante della società americana, il Medio Oriente è letto attraverso una griglia escatologica che lega Israele, Armageddon e il ritorno di Cristo.

Scacco all'egemone

Fallita la guerra-lampo in Iran inizia il conto alla rovescia sul reciproco logoramento. La nomina a Guida Spirituale del figlio di Khamenei dimostra la volontà di non cedere mentre Teheran tiene saldamente il controllo dell’escalation. Una pessima notizia per gli strateghi del Pentagono.

Frediano Finucci: «La negoziazione non si fa "contro" qualcuno, ma "con" qualcuno, anche se si tratta di un soggetto estremamente ostile»

«Il vero negoziatore non è un manipolatore né un oratore aggressivo. Deve possedere grande capacità di ascolto, autocontrollo, capacità di sospendere il giudizio e leggere il contesto. Deve saper raccogliere informazioni, comprendere la psicologia dell’interlocutore, distinguere tra posizione dichiarata e interesse reale»

Perché l'Iran attacca il Golfo

L’attacco sferrato dal duo Washington-Tel Aviv rischia di trasportare l’intero Medio Oriente in un conflitto regionale. Teheran risponde colpendo basi statunitensi e infrastrutture critiche nei paesi del Golfo Persico. L’impressione è che si stia configurando uno scontro dal quale tutti gli attori potrebbero uscirne sconfitti sul piano strategico.

L'importanza dello Stretto di Hormuz

Nel crocevia infuocato tra Teheran e Tel Aviv, lo Stretto di Hormuz assume un ruolo cruciale: leva simbolica e minaccia strategica, capace di ridefinire gli equilibri globali. Con l’ombra lunga del conflitto e il peso della diplomazia, Pechino si trova stretta tra dottrina e necessità. È qui che l’Iran scommette sul caos per guadagnare centralità, mentre il mondo assiste all’emergere di un nuovo asse di tensione planetaria.
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