OGGETTO: La svolta nazionalista in Iran
DATA: 11 Novembre 2025
SEZIONE: Geopolitica
FORMATO: Analisi
La presentazione del monumento a Re Shapur I a Teheran segna un cambio di paradigma nella narrazione iraniana: dal predominio religioso alla valorizzazione del passato imperiale e del sentimento nazionale. In un momento di isolamento e difficoltà economico-militari, la Repubblica Islamica riscopre le glorie persiane per rafforzare il fronte interno, riaffermare l’orgoglio nazionale e lanciare un messaggio di resistenza all’Occidente.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

Venerdì 7 novembre a Teheran è stato presentato al pubblico il monumento eretto in onore della vittoria militare del mitico condottiero persiano Re Shapur I, celebre per aver sconfitto l’imperatore romano Valeriano nella battaglia di Edessa del 260. La statua mostra il capo sasanide di Persia a cavallo, con l’imperatore romano inginocchiato, che chiede disperatamente un accordo di pace e la sua libertà. Oltre alla suggestività dell’immagine, ciò che colpisce è l’evidenziazione del senso di umiliazione nei confronti dell’egemone dell’epoca, con un inusuale utilizzo propagandistico di vicende storiche. Questo perché da un punto di vista artistico-culturale la Repubblica Islamica ha sempre esaltato il suo carattere religioso, evitando di rifugiarsi nella retorica nazionalista per discostarsi nettamente dalle politiche degli Shah. È evidente che la costruzione di questo monumento segni un chiaro punto di rottura, nato probabilmente da una maturazione politica, stimolata da esigenze strategiche.

Da un punto di vista storico, Re Shapur I è una figura gloriosa, ricordata con onore dal popolo iraniano. Le tremende difficoltà imposte a Roma, causate dalla serie di vittorie conseguite durante la seconda campagna di guerra inaugurata nel 252, culminata con la vittoria militare di Edessa e la cattura dell’imperatore, sono impresse nella memoria collettiva e vengono riprese dagli apparati per riscrivere una narrazione efficace, che necessita di essere adattata alle circostanze odierne. Se la presa del capo romano ha rappresentato simbolicamente uno dei punti più bassi della storia dell’egemone, le conquiste territoriali conseguite durante questa campagna, con la conquista della capitale delle province orientali Antiochia e della fortezza di Dura Europos, dimostrano con chiarezza le grandi capacità tattiche del re persiano e la fragilità romana sul campo di battaglia in Oriente di quel periodo. Per quale motivo le autorità rivoluzionarie hanno deciso di celebrare questo episodio, che fatica a connettersi sul piano storico-culturale con il carattere islamico della Repubblica? È evidente che in questa fase vi sia un estremo bisogno di dare solidità al fronte interno, preservando il potere e scongiurando eventuali rivolte popolari a causa del gravoso giogo economico e geopolitico imposto dall’Occidente all’Iran. L’indebolimento dei proxy causato dalle operazioni militari statunitensi ed israeliane nei confronti di Hezbollah, degli Houthi e Hamas ha ridotto sensibilmente la proiezione della Repubblica, che ora può fare affidamento su molti meno amici andando incontro ad un isolazionismo strategico e si ritrova accerchiata da nemici che non vedono l’ora di approfittare di un suo passo falso. 

Roma, Novembre 2025. XXIX Martedì di Dissipatio

Inoltre, la guerra dei 12 giorni combattuta con Tel Aviv, che ha parzialmente raggiunto i propri obiettivi eliminando uomini chiave del settore scientifico-militare occupato nella ricerca per lo sviluppo del programma nucleare, ha aggravato ulteriormente la situazione. Per far fronte alle avversità che si presentano sul percorso dalla potenza persiana è opportuno cambiare narrazione, iniziando a soffermarsi maggiormente sulla Nazione invece che fornire esclusiva attenzione alla religione, sottolineando le storiche imprese del popolo guidato da leader gloriosi. L’accentuazione del carattere nazionale assume quindi un posto prioritario nell’agenda politico-culturale delle autorità, e mira a coinvolgere tutte le frange della comunità, richiamandole al sacrifico, qualora dovesse essercene bisogno, per favorire il destino e la traiettoria geopolitica persiana. Il messaggio lanciato dalle autorità però non è rivolto solo al proprio popolo, ma anche in maniera categorica ai nemici. “Vi inginocchierete di nuovo di fronte all’Iran” è la scritta contenuta sugli scudi del guerriero antico e quello moderno rappresentati sulla spalla della statua di Re Shapur I, i quali impugnano entrambi la stessa spada, ad evidenziare la continuità storica imperiale e l’immortalità della resistenza e dell’orgoglio nazionale. L’Occidente viene avvisato della volontà della Repubblica Islamica di combattere fino alla fine per difendere il proprio onore e di essere pronto a battersi con vigore per costringere l’avversario a piegarsi nuovamente al cospetto della guida nazionale. Che si tratti di un egemone antico, o di quello contemporaneo, il popolo persiano promette di opporre resistenza con grande decisione.

Questo episodio dimostra la rilevanza della memoria storica per le potenze abituate a pensare a sé stesse come un impero. Il ricordo delle vittorie, ma anche delle sconfitte, viene vissuto con intensità, e serve a trovare stimoli che permettano di affrontare gli ostacoli che si è costretti a superare percorrendo la propria traiettoria imperiale. Non ci si lascia scoraggiare dalla presenza ravvicinata dei nemici, dall’isolamento politico e dalla scarsità di risorse su cui fare affidamento rispetto alle quantità di cui dispongono le altre potenze. Le difficoltà sono varie,sotto diversi punti di vista. Le sanzioni imposte dall’Occidente pesano enormemente sulle precarie condizioni economiche del Paese, e il consenso degli Ayatollah non è granitico, ma sono presenti segmenti della società scontenti dalle politiche perseguite. Allo stesso tempo, un potenziale cambio di regime pare difficile, per via del forte consenso popolare su cui possono ancora contare le autorità rivoluzionarie e del grande controllo esercitato sul popolo. Per quanto concerne l’autosufficienza strategica nazionale le complicazioni sono vistose, ad esempio a causa la siccità che fiacca il Paese, forse la peggiore carenza idrica degli ultimi decenni. Sul piano militare si è sempre attribuita grande importanza allo sviluppo del programma nucleare, ma il conflitto con Tel Aviv e l’intervento statunitense hanno indebolito il processo di ricerca scientifica. Il cambio di narrazione con l’accentuazione del carattere nazionale è quindi una risposta alle avversità che l’Iran è chiamato ad affrontare, rifugiatosi in una retorica propagandistica per alimentare il senso di speranza e di fiducia nel domani.

I più letti

Per approfondire

Scacco all'egemone

Fallita la guerra-lampo in Iran inizia il conto alla rovescia sul reciproco logoramento. La nomina a Guida Spirituale del figlio di Khamenei dimostra la volontà di non cedere mentre Teheran tiene saldamente il controllo dell’escalation. Una pessima notizia per gli strateghi del Pentagono.

«L’assenza di canali di dialogo politico aggrava le incomprensioni fra l'Iran e il resto del mondo». L'ex Ambasciatore a Teheran Mauro Conciatori sulle mosse iraniane

«Oggi per l’Iran il quadro di deterrenza è stravolto. Con l’arco territoriale dell’asse di resistenza spezzato in più punti, Teheran non può più alimentare una seria minaccia militare ai confini di Israele. Quanto alla dotazione missilistica, il 26 ottobre scorso ha subito un pesante bombardamento di Israele, che sostiene di aver significativamente danneggiato sia lo stock esistente, sia le capacità di reintegrarlo, sia quelle di produrre il carburante necessario ad alimentarlo. Teheran smentisce, ma certo è che una rappresaglia a questa incursione non l’ha ancora azzardata.»

Nasrallah e il fronte di dissuasione

A gennaio le forze armate israeliane hanno condotto una serie di attacchi in territorio libanese culminati nell’assassinio dell’alto dirigente di Hamas, Salih Aruri, nella periferia sud di Beirut. Nello stesso periodo lo Stato ebraico ha eliminato Wissam Tawil, uno dei comandanti militari di Hezbollah, che si aggiunge agli oltre 160 combattenti caduti dall'inizio delle ostilità. Il “Partito di Dio” in risposta ha preso di mira due basi militari israeliane a dieci e venti chilometri dalla linea di demarcazione con il Libano. La priorità di Hezbollah resta preservare le posizioni acquisite ed evitare l’escalation.

Gianfranco Fini: «Con la Russia occorre fare i conti, prendendo atto che l'illusione di un suo avvicinamento alle democrazie liberali è naufragata»

«I cinesi hanno una visione del tempo diversa dalla nostra. Una volta un collega cinese mi disse: sappiamo che voi siete contrari al ritorno di Formosa alla madrepatria; non è che non vogliamo dirvi quando accadrà, è che non lo sappiamo. Ma accadrà. Si tratta pertanto di un dossier non solo strategico, ma simbolico e culturale su cui Pechino non credo cederà»

Il sacrificio di Abramo

La guerra scatenata da Netanyahu e Trump contro l’Iran si è rivelata un grave smacco per la marina statunitense e per la supremazia regionale israeliana. Gli “Accordi di Abramo” sono stati sepolti, in un impeto di follia autodistruttiva, dal suo stesso principale beneficiario.

Gruppo MAGOG