Idropolitica africana

Nel Settembre 2025 l’Etiopia ha inaugurato la “Grande diga del Rinascimento etiope”, il più grande impianto idroelettrico del continente africano. Per Addis Abeba è il simbolo di un riscatto storico, paragonato nei discorsi ufficiali alla vittoria di Adua del 1896. Per l’Egitto è una minaccia esistenziale: 55,5 miliardi di metri cubi d’acqua annui che nessun accordo internazionale tutela ancora. Tra i due Paesi non c’è guerra dichiarata, ma una competizione sempre più feroce che ridisegna il Corno d’Africa.

Africa rossa

La presenza cinese in Africa non si spiega con la sola "trappola del debito", narrazione tanto cara in Occidente. "Africa Rossa" di Alessandra Colarizi (L'Asino d'oro edizioni, 2022) ricostruisce un progetto più vasto e più paziente, ovvero quello di un modello alternativo che non chiede riforme in cambio di investimenti, e che per questo sta vincendo la partita mentre altri continuano a perdere terreno.

Federica Saini Fasanotti: «La Libia è un organismo politico incompiuto con tendenze neomedievali»

«Gheddafi ha lasciato un Paese devastato. La Libia non è mai esistita come Stato sovrano nazionale nel senso europeo del termine. Non ha mai avuto una democrazia e non ha mai avuto istituzioni solide. Gheddafi ha volutamente impedito la formazione di istituzioni autonome. Ha concentrato il potere su di sé e sulla propria cerchia. Quando è stato ucciso, non c'erano argini capaci di contenere milizie, estremismi e tensioni locali»

Cosa sta succedendo in Mali

La perdita di Kidal segna un passaggio critico nella crisi maliana e ridefinisce la postura russa nel Sahel. La ritirata dell’Africa Corps evidenzia una strategia più selettiva, mentre attori jihadisti e tuareg sfruttano l’erosione del controllo statale. Ne emerge un sistema più frammentato, in cui sicurezza, risorse e alleanze si riorganizzano secondo logiche fluide, mettendo sotto pressione l’intero impianto regionale costruito negli ultimi anni.

Russi e ucraini combattono anche nel Mediterraneo

Una gasiera russa colpita da un barchino esplosivo ucraino nel Mediterraneo centrale, duecento militari di Kiev dislocati tra Misurata e Zawiya, istruttori ucraini a fianco dei ribelli tuareg nel Sahel: il conflitto si estende fino al giardino di casa italiano. Mentre Mosca consolida la propria presenza nel Fezzan e Eni annuncia nuove scoperte di gas al largo della Tripolitania, Roma si ritrova spettatrice in un teatro che non può permettersi di ignorare.

La matassa algerina

Dal Transmed tra Capo Bon e Mazara del Vallo al potere di Sonatrach, Eni e Snam, passando per il ruolo di Abdelmadjid Tebboune, Saïd Chengriha ed El Jinn: gas, idrogeno, traffici di sigarette e cocaina, affari UAE-Philip Morris, ‘Ndrangheta e DZ Mafia si intrecciano con la guerra dei generali algerini, tra arresti, fughe ad Alicante e pressioni sugli accordi strategici con Italia ed Unione Europea. Il tutto, naturalmente, in un contesto politico sempre più instabile.

Opalescenza strategica africana

L’Africa si impone come nuovo pivot geopolitico, non più pedina del Risiko globale ma attore autonomo. Già Céline ne aveva colto l’opacità quotidiana, irriducibile a categorie eurocentriche. Oggi questa opalescenza strategica rivela tattiche leggibili ma logiche profonde inaccessibili. L’Occidente, imprigionato nei suoi schemi coloniali e postcoloniali, deve rinnovare strumenti e linguaggi per comprendere un continente che ridisegna i propri confini politici, economici e culturali.

Nicolas Sarkozy, la Libia e il fallimento mediterraneo

La guerra in Libia del 2011, spinta dall’iniziativa francese di Nicolas Sarkozy, rappresenta uno snodo cruciale nella geopolitica del Mediterraneo: per la prima volta l’Europa ha agito senza attendere gli Stati Uniti, tentando di affermarsi come potenza strategica autonoma. Ma, a tredici anni di distanza, le conseguenze dell’intervento si mostrano devastanti: la Libia è un Paese frammentato, l’intera regione è destabilizzata e l’Europa ha perso credibilità e influenza.

L'Africa è il futuro del califfato

La caduta delle capitali simbolo dello Stato Islamico ha ingannato gli osservatori occidentali, suggerendo una fine che non c’è. Daesh ha abbandonato la forma visibile per sviluppare reti sotterranee e policentriche, diventando un soggetto nomade del terrore. Dalla Siria all’Africa, la Jihad si trasforma in una governance parallela, strutturando insurrezioni amministrative e logistiche.

Oltre la Libia

Le dinamiche di potere sono mosse da un nuovo modo di concepire lo stato, il suo essere e il modo in cui deve agire, che potremmo definire “marketing di stato”. È questo concetto, in costante relazione alle vecchie impostazioni settecentesche, che modella i rapporti fra i membri della comunità internazionale. L'attuale situazione libica rappresenta un caso studio emblematico.

Crocevia Niger

Il Niger costringe l’Europa a guardarsi allo specchio. Il consueto discorso universalista dell’Illuminismo si svuota se non si traduce in sicurezza condivisa e riconoscimento di sovranità altrui. Se Bruxelles non rilegge Niamey come attore pienamente politico – e non più come posto di blocco desertico – il moto di Agadez continuerà a rifluire verso il Mediterraneo, accelerando una crisi di proiezione già in atto.

L'antioccidentalismo fatto uomo

Il Burkina Faso, tra gli Stati economicamente più depressi del mondo, si appresta a diventare il centro di una nuova Africa. In prospettiva, il suo sviluppo potrebbe aggiungere allo scacchiere geopolitico un attore con cui le potenze dovranno necessariamente confrontarsi. A trainare il rinnovato spirito: Ibrahim Traorè, idolo delle masse fuori e dentro il Continente. Considerato da molti il nuovo Thomas Sankara, si propone di creare una nuova Africa sotto un unico valore condiviso da tutti i suoi abitanti: l’antioccidentalismo.
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