OGGETTO: Le Università pagano il conto della pandemia
DATA: 11 Marzo 2026
SEZIONE: Società
FORMATO: Scenari
AREA: Europa
La prestigiosa University College London è la prima a immolarsi: class action quasi miliardarie, 170mila studenti scottati dagli strumenti a loro forniti durante il periodo del Covid19, e una potenziale lunga striscia di cause simili pronte a fioccare. Il conto per le misure adottate durante la pandemia sta per essere presentato.
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Negli ultimi anni il Regno Unito, già gravato dagli sconvolgimenti della Brexit, ha dovuto sopportare anche gli effetti economici della pandemia da Coronavirus. Proprio per questo la crisi è stata avvertita con particolare veemenza: crollo dell’11% del PIL (il crollo più violento dal 1709, con una contrazione del 26% solo nel mese di aprile) riguardante soprattutto il settore turistico, dei trasporti e della ristorazione, una riduzione dei consumi familiari del 20% durante il primo lockdown ed un impatto deleterio sui tempi della sanità e sulla salute mentale dei britannici. Ne è infatti derivato un incremento impressionante dell’obesità infantile e della diffusione di ansia e depressione all’interno di tutte le fasce d’età.

Ma massacrante è stato anche il danno subito dal settore scolastico e sociale, colpito dall’interruzione dei servizi in presenza durante tutto il periodo pandemico (con conseguente peggioramento delle condizioni psichiche dei minori posti sotto controllo e delle persone affette da disabilità di vario tipo) e dalla chiusura delle scuole con relativa cancellazione degli esami nazionali, che ha portato ad un deficit educativo rilevante, che si è successivamente riverberato nella degradazione delle aree più disagiate a livello socioeconomico e culturale.

Diverse le soluzioni messe in atto dal governo del Regno Unito, in quegli anni, tra cui il Coronavirus Retention Scheme, un piano di cassa integrazione di 70 miliardi di sterline volto a ridurre il peso delle misure antipandemiche sui salari, e naturalmente la chiusura le strutture di pubblico accesso. Non ultime proprio le scuole: durante i periodi di lockdown veniva infatti garantito l’accesso fisico solo ai figli di lavoratori essenziali (medici ed infermieri, militari, forze dell’ordine, facchini e postini), mentre per gli altri studenti era stato istituito un servizio di didattica a distanza. Analogamente a quanto accaduto in ambito scolastico, anche l’accademia è stata stravolta dall’adozione del cosiddetto blended learning (alternanza tra insegnamenti a distanza e in presenza). Cambridge ha spostato l’intero programma didattico in modalità telematica per un intero quadrimestre, mentre tutti gli atenei britannici hanno perso circa 2,5 miliardi di sterline tra il 2020 e il 2021, complice anche il blocco degli scambi (soprattutto con la Cina). Una situazione talmente grave da costringere molti istituti al taglio delle spese e degli stipendi dei docenti, soggetti a un’improvvisa e inaspettata precarietà contrattuale e molto spesso costretti a cercare lavoro all’estero a fronte dell’elevato livello di stress, frustrazione ed incertezza lavorativa.

Roma, Gennaio 2026. XXXI Martedì di Dissipatio

A fronte di tali sconvolgimenti, la qualità della preparazione fornita dagli atenei di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è stata vissuta dagli studenti come insufficiente e inadeguata al netto delle rette pagate: questo è quanto testimoniato dalle indagini dell’Office of National Statistics di Londra. La chiusura dei laboratori, l’accesso limitato alle risorse e spesso l’impossibilità di poter effettuare ricerche sul campo ha penalizzato non poco la prosecuzione di diversi studi e progetti in ambito accademico. Il deficit universitario è stato talmente infausto da perdurare tutt’ora.

È del 13 febbraio la notizia del raggiungimento di un accordo tra University College London e lo Student Group Claim, gruppo rappresentato dai due studi legali Harcus Parker, di cui è portavoce l’avvocato arabo-londinese Adam Karim Zoubir, ed Asserson, tramite il difensore angloisraeliano Shimon Goldwater. Tale risoluzione pacifica della controversia, ancora più in un sistema di common law, crea però un precedente giuridico pericoloso per gli altri trentacinque college ed università britanniche: l’ammontare richiesto dai due team di avvocati agli atenei è di circa 5.000 sterline per studente. Si parla quindi di una causa da centinaia di milioni di sterline, portata avanti da due degli studi legali più prestigiosi del panorama londinese.

La carriera di Zoubir vanta numerosi successi nel campo della frode legale e nei contenziosi commerciali, anche internazionali: ammesso nel 2005 all’albo degli avvocati del Regno Unito e nel 2011 a quello delle Isole Cayman, si distingue per le cause mosse verso colossi dell’industria energetica internazionale (Stati Uniti, Bahrein, Kazakhistan). La rivista di avvocatura Legal 500 lo dipinge come “un avvocato brillante, con un occhio attento ai dettagli e una mente in grado di assorbire enormi volumi di informazioni”.

Per quanto riguarda Goldwater, il curriculum appare più curioso: ritratto dalla stessa Legal 500 come “una persona di grande talento in quello che fa, un passo avanti in termini di strategia rispetto agli altri avvocati, che rimangono a grattarsi la testa chiedendosi come abbia fatto”, pluripremiato in numerosi concorsi internazionali di avvocatura, la sua fama deriva soprattutto dall’aver difeso con successo la Vale SA, multinazionale brasiliana delle pietre preziose accusata di disastro ambientale e strage causati dal cattivo stato e successivo crollo delle dighe di scorie della società mineraria nel 2015 e nel 2019, contro un altro gigante del mercato dei gioielli, ovvero la BSG Resources di Beny Steinmeltz, per lo sfruttamento delle concessioni minerarie in Guinea. Altri successi legali di Goldwater sono il più grande risarcimento danni ottenuto dal Regno Unito per una causa sui diritti umani legata al settore dell’energia solare, un risarcimento di centinaia di milioni di sterline sempre a favore del governo britannico da parte di alcune industrie del farmaco francesi e turche in seguito al loro fallimento e, dulcis in fundo, difendendo, questa volta contro l’Inghilterra, la più grande banca israeliana, Bank Hapoalim, contro un provvedimento di esecuzione forzata emesso dalla Corte inglese, ottenendo anche un’ingiunzione di congelamento per tutelare la banca.

Sul sito di Student Group Claim, iniziativa ideata dallo stesso Goldman, si può trovare una schermata di invito a partecipare alla class action: “Sei uno studente che ha subito un’ingiustizia per come è stato trattato dall’università durante il lockdown? Unisciti alla nostra causa: se perdi, non dovrai nulla”. Ed è effettivamente così: è proprio con un’eventuale (e più che possibile) vittoria che gli associati Asserson e Harcus Parker intascherebbero il 35% di quanto ottenuto come risarcimento dai clienti, ovvero circa 150 milioni di sterline per ognuno dei due studi legali.

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