L’illuminante saggio del Professor Domenico Crocco – Il New Deal di Roosevelt fra aspettative sociali, riforma economica e legalità. Un bilancio storiografico controverso (Jovene, 2025) – è stato oggetto di significativa attenzione principalmente in ambiente accademico, sia italiano sia americano. L’interesse suscitato dal libello è dovuto principalmente alla capacità di colmare significativamente le lacune storiografiche avvertite da tempo sul processo denominato New Deal che portò gli Usa fuori dalla crisi del 1929. Negli anni drammatici successivi alla guerra di secessione gli Stati Uniti conobbero, proprio al culmine di quell’infausta stagione con il crack bancario-finanziario della Depressione, un primo esempio di Stato sociale. L’intervento riformatore rooseveltiano, non esente da critiche da parte di Crocco, mirava a riformare intensamente i gangli dell’economia e del sistema di relazioni capitalistiche dell’industria americana, senza in alcun modo deviare dal paradigma socio-economico abbracciato dalla potenza occidentale.
Il volume, nella sua impostazione tripartita, muove dall’analisi sociologica necessaria che diede avvio alla stagione riformatrice attraverso l’esame dell’ampio ventaglio di provvedimenti adottati da Roosevelt, a cominciare da quelli nel settore bancario, assicurativo, agricolo e ambientale. Crocco pone l’accento, giustamente, non solo sulla qualità della decisione politica e delle procedure, che chiaramente dipendono dal livello di elaborazione teorica e progettuale, ma analizza e passa in rassegna, anche per comprendere il merito delle decisioni stesse, il cosiddetto Brains Trust – oggi si direbbe cerchio magico – che quelle decisioni ispirò.
Nel marzo 1932 il portavoce e consulente legale di Franklin D. Roosevelt, Samuel Rosenman, suggerì di formare una squadra di accademici per consigliare Roosevelt. Sul The New York Times, lo scrittore James Kieran usò per primo il termine Brains Trust (accorciato successivamente in Brain Trust) quando lo applicò al ristretto gruppo di esperti che circondavano il candidato alla presidenza degli Stati Uniti Franklin Roosevelt.
Il nucleo del brain trust di Roosevelt inizialmente consisteva in un gruppo di professori della Columbia Law School (Moley, Tugwell e Berle). Costoro ebbero un ruolo chiave nel formare le politiche del Primo New Deal (1933). Sebbene essi non si fossero mai incontrati prima come gruppo, ciascuno di loro veniva ascoltato da Roosevelt. Molti editoriali di giornali ed editoriali di fumetti li ridicolizzarono come idealisti privi di senso pratico.
Successivamente il nucleo del brain trust di Roosevelt consistette in uomini associati alla scuola di giurisprudenza di Harvard (Cohen, Corcoran e Frankfurter). Questi uomini ebbero un ruolo determinante nel dar forma alle politiche del Secondo New Deal (1935–1936).
Le misure riformatrici di Roosevelt furono contestate aspramente dalla Corte suprema americana (terzo capitolo). Il supremo consesso considerò molte di quelle decisioni (siamo nell’epoca della nascita del cosiddetto Administrative State) in contrasto con la costituzione economica ispirata ai principi del liberismo che il presidente sembrava aver piegato al socialismo libertario.
L’asprezza del conflitto fra politica e magistratura, in particolare fra Governo e Giudici supremi in quegli anni ispirò anche alcuni legislatori italiani costituenti, soprattutto in tema di sindacato di costituzionalità delle leggi. Roosevelt temeva l’ingerenza eccessiva dei giudici come ostacolo sia al dispiegarsi dell’azione riformatrice del governo sia come freno alla legittimità e volontà popolare che lo aveva eletto. Insomma, il new deal polarizzava fortemente l’opinione pubblica, con manifestazioni di piazza che arrivarono perfino a chiedere le dimissioni dei giudici supremi più oltranzisti che ostracizzavano le misure illiberali e di ispirazione socialista.
In generale, Crocco non tace alcuna criticità al New Deal, dedicandosi nella parte finale della monografia alla ricognizione del dibattito su quell’esperienza, tra tesi neoliberiste e social-marxiste.
Al riguardo, l’Autore sostiene un approccio problematico attento a rilevare gli elementi riformatori di novità del new deal senza tacere i punti di debolezza e le criticità.
Nella parte centrale (secondo capitolo) viene dettagliatamente la grande e ancora attuale esperienza della TVA – Tennessee Valley Authority che ebbe un ruolo decisivo nell’economia americana (Sebbene riuscì a ridurre la disoccupazione, la TVA non ebbe alcun risultato positivo come effetto trainante per l’economia americana). Crocco abilmente tratteggia un parallelismo tra TVA e IRI, esperienze coeve di un moderno – per i tempi – strumento di intervento pubblico nell’economia di mercato.
La monografia mostra, in definitiva, un approccio storiografico che rifugge da dogmatismi e posizioni preconcette e cristallizzate guardando e rileggendo le vicende giuridiche di quell’epoca – esperienza con sguardo ed approccio rinnovati e metodologicamente multidisciplinari.
Senza temere smentita, anche grazie alle ricche e stimolanti discussioni tenute dall’autore presso il Research Center For Political And International Legal Studies dell’Università di Miami negli anni 2014-2019 in cui era visiting professor, Crocco ha avuto onore e possibilità di osservare l’oggetto di analisi da ambo le prospettive: quella dell’osservatore esterno e lontano, europeo, che guarda ai fatti americani e quello di chi, vivendo in USA come ricercatore, si è forgiato nella dialettica con gli studiosi autoctoni mantenendo rigore analitico e autonoma collazione e punto di vista.