Le grandi città del mondo sono essenzialmente di due tipologie: giganteschi agglomerati urbani dove il vecchio ed il tradizionale si contaminano con il moderno (modello europeo), oppure metropoli totalmente in una contemporaneità che assume le caratteristiche di una visione cyberpunk fatta di luci ed efficienza (modello asiatico ed in parte americano). Queste ultime sono organismi complessi e stratificati, veri e propri centri di immagazzinamento di memoria collettiva, dove ogni elemento di significato si manifesta in strumenti di alta efficienza produttiva e, non potrebbe essere altrimenti, di possibilità edonistiche pressoché illimitate, come è necessario che sia in un luogo atto ad intrappolare la vita degli esseri umani. Tokyo è l’archetipo di tutto questo: il modello per eccellenza di città che è già “altro-da-sé”, completamente cyberpunk. E verso tale modello convergeranno con tutta probabilità le città che nel futuro aspirino a divenire metropoli nel senso postmoderno del termine.
Osservando la nuovissima stazione della metropolitana di Roma possiamo trovare conferme a questa sensazione. L’architettura (ma sarebbe meglio dire design) fonde il gusto postmoderno con la sempre viva voglia di esibire i tesori dell’antichità classica, ultimo vero patrimonio in capo al vecchio continente, in una mescolanza che può apparire innovativa ma che in realtà non lo è affatto. Nulla più di originale nasce in Europa, vale la pena ricordarlo. Nelle città asiatiche le bellezze della tradizione convivono da sempre assieme all’ultramoderno. E poi perché proprio una stazione della metropolitana? Perché relegare nel sotterraneo un così affascinante design che è una punta di modernità per una città irrimediabilmente “vecchia”?
Probabilmente ci stiamo anche noi avvicinando a quel modello asiatico in cui la bellezza viene posta al servizio dell’efficienza. Anche da noi la vita degli esseri umani sta iniziando a scorrere molto più nel sottosuolo che non in superficie. E per far sì che tale cattività risulti più gradevole per gli avventori occorre rendere gradevoli gli spazi in cui si transita per più ore durante la giornata. Nelle stazioni delle metropolitane nelle capitali asiatiche esiste tutto un mondo brulicante nel sottosuolo fatto di negozi, bar, ristoranti, luoghi di aggregazione. Poiché esse non sono solo territori di transito, bensì spazi ove si trascorre una parte significativa della vita.
La stratificazione della città fa sì che un certo tipo di esseri umani (la maggioranza) debba esistere nella parte bassa della metropoli, transitandovi innumerevoli volte fino al completo torpore psichico. Quelli che vivono in superficie fanno valere il loro privilegio e si spostano di meno ma con mezzi propri. Le abitazioni hanno già subìto una simile metamorfosi, spostando verso l’alto dei grattacieli o delle colline al riparo dalla delinquenza i luoghi preferiti dove l’umanità privilegiata risiede. Lentamente, il modello asiatico si fa largo, ignaro dell’impreparazione dei nostri centri urbani, troppo vecchi e calcificati per operare una tale mutazione. Per cui, come al solito, importeremo solo l’apparenza e non la sostanziale efficienza, frutto di anni di distruzione e riprogrammazione che da noi non c’è mai stata.

Difficilmente Roma potrà assomigliare alla Los Angeles rappresentata in Blade Runner o alla Hong Kong rivisitata di Ghost in The Shell. Ma un cambiamento è in atto e riguarda proprio quella visione “a strati” della grande città tanto cara agli universi fantascientifici. Allietare la vita dell’umanità del sottosuolo poiché è in quei tunnel che la loro vita trascorre, mentre a dominare in superficie sono sporcizia, criminalità e degrado. Almeno nel primo strato. Rivedere Blade Runner per credere.
Questo inabissamento dell’umanità metropolitana europea, stordita ed ingannata dai simulacri di bellezza posti negli spazi funzionali alla produttività, che effetto avrà sulla sua psiche? Come reagiremo all’importazione dell’ennesimo modello di vita che non ci appartiene? Oltre al postmoderno importeremo anche le nevrosi degli efficientissimi lavoratori asiatici? Questo avverrà quando anche in Europa la produttività prenderà il sopravvento su tutti gli altri elementi di senso della vita. Allora anche le città cambieranno e si trasformeranno in canali di trasmissione atti a trasportare la linfa del mondo, ossia gli impiegati. Mentre in superficie viaggeranno solo coloro che potranno esibire un costoso ed ecologico mezzo proprio, in linea con la nuova etica dei trasporti che prende il posto del socialismo degli spostamenti concessi a tutti di matrice europea.
Dare così tanta importanza al mondo sotterraneo tradisce il pensiero che presto esso, con i suoi treni senza conducente e le sue lunghissime tratte, accoglierà molti più esseri umani. Una nuova frenesia metropolitana che prima ci era sconosciuta bussa alla porta, mascherata (come avviene nelle città asiatiche) e ben nascosta da orpelli posticci come, nel nostro caso, i resti archeologici. Nelle città occidentali sempre più invivibili si avrà però solo il peggio di tutto questo. Allo stress urbano si aggiungerà la paura di uscire dalle nuove scintillanti metropolitane, mentre in Asia le nevrosi da infiniti spostamenti sono temperate dalla sensazione di un disegno comune. A salvarsi il corpo e la mente saranno solo quelli che possono guardare tutto dall’alto di un grattacielo o di una collina, mentre sugli altri cadrà la stessa interminabile pioggia nera che bagna la città in Blade Runner.