Qualche tempo fa avevamo pubblicato un Dispaccio in cui affrontavamo il tema della disintermediazione del giornalismo, citando tre casi di studio altamente performativi su tre veicoli di trasmissione differenti: Dagospia sull’online, La Zanzara in radio e Striscia La Notizia in televisione. I quali, con pochi mezzi a disposizione (a parte il programma di Antonio Ricci che gode di inviati, autori e di un piccolo tempietto a sé costruito all’interno di Cologno Monzese), riescono pertanto – seppur in maniera diversa – ad invertire il rapporto di forza tra potere, media e spettacolo. Nel mentre però, nel mare in tempesta dell’informazione, si è aggiunto alla guerriglia un pirata già noto al grande pubblico con un format snello quanto efficace: Fabrizio Corona e il suo Falsissimo.
Un fenomeno, consapevolmente ignorato, dai giornali tradizionali, ma che ha letteralmente bucato i piccoli schermi tramite Youtube con 5 milioni di visualizzazioni nell’ultima puntata dal titolo “Il prezzo del successo” in cui avrebbe denunciato il presunto “metodo” di Alfonso Signorini. E che in questi giorni, su Netflix, è primo in classifica con la serie televisiva “Io sono notizia” (assolutamente da vedere) che ripercorre la sua vita sregolata. Su Dissipatio però non ignoriamo nulla, soprattutto se è quel fenomeno a fare agenda politica. Perché a coloro che hanno ascoltato il podcast “Gurulandia” non deve essere passato inosservato il passaggio in cui Fabrizio Corona ha confessato di essere stato invitato alla Casa Bianca da uno dei tanti consiglieri del Presidente Donald Trump, tale Paolo Zampolli.
Del resto, in Italia, cosa c’è stato di davvero interessante nell’ultimo periodo? Falsissimo di Fabrizio Corona. Gli americani, che sulla penisola sono ben radicati, si sono accorti, ancora della puntata su Alfonso Sigonorini che ha mostrato il fianco a Mediaset, e di conseguenza ai principali eredi di Silvio Berlusconi, Piersilvio, ma soprattutto Marina. Se l’inchiesta di “Tangentopoli” partì con l’arresto – era il 17 febbraio 1992 – del tesoriere del Partito Socialista italiano Mario Chiesa, sempre dalla procura di Milano, è partita l’indagine che questa volta sul piano morale prima che finanziario, al “custode dei segreti” di una delle famiglie più potenti d’Italia. Sull’onda di questi accadimenti, Paolo Zampolli appunto, che fondò diversi anni fa un’agenzia di modelle tramite la quale fece conoscere a Trump la sua attuale moglie, Melania, è riuscito a entrare nell’inner circle di Mar-a-Lago, anche se formalmente il suo unico incarico diplomatico ufficiale sarebbe quello di ambasciatore alle Nazioni Unite della Dominica, un piccolissimo stato caraibico. Eppure, a nome della Casa Bianca, si è preso la responsabilità di invitare a Washington Fabrizio Corona. Non stupisce affatto questa convocazione per chi segue attentamente la politica italiana inserita nel contesto globale. Perché si fa presto ad unire i puntini. Dalla prospettiva statunitense, Fabrizio Corona, per via della sua influenza (è una media company a tutti gli effetti), può diventare un’arma potentissima per gli interessi in Italia: cioè la stabilità del governo di Giorgia Meloni.
Quelli che pensavano che fosse la Lega di Matteo Salvini, “l’avversario interno” alla coalizione di maggioranza, si sbagliavano: in realtà è Forza Italia la mina da disinnescare. Il partito attualmente governato da Antonio Tajani, ora che ha esaurito la sua funzione da mediatore con i popolari in Europa, dato che Fratelli d’Italia a Bruxelles sembra cavarsela abbastanza bene da solo, qualora dovesse cambiare segretario (vedi l’ascesa di Occhiuto), non avrebbe problemi un domani a entrare nel campo largo. Il paradosso è che Fabrizio Corona, querelato da Giorgia Meloni per diffamazione, potrebbe diventare il suo miglior alleato.