La rivincita dei perdenti

Nel 1990 Bernie Sanders propugnava idee che trentasei anni dopo, alle midterm del 3 novembre 2026, sono state determinanti per portare alla vittoria candidati molto diversi fra loro: un pastore metodista in Kansas, un ex seminarista in Texas, un medico di origini arabe in Michigan, un ex atleta paralimpico in Iowa. Repubblicani e democratici sono ormai soltanto etichette, e a decidere il voto sono state proposte costruite con tempo e coerenza.

La fine del patto saudita

Da Roosevelt e Ibn Saud sull’incrociatore Quincy a Trump che nega l’intervento contro gli Houthi: ottant’anni di alleanza strategica si sono trasformati in semplici accordi di natura economica. Le armi arrivano, la protezione no. Bin Salman ha capito il messaggio e ha già firmato un patto di difesa con Turchia e Pakistan. Il Medio Oriente si sta riorganizzando senza aspettare Washington.

Il senso della Trump TV

Il 18 settembre Donald Trump ha revocato i badge di accesso alla Casa Bianca a CNN, MSNBC e Politico, definendoli un privilegio e non un diritto costituzionale. Tre giorni dopo ha annunciato la Trump TV, uno streaming istituzionale H24 gratuito. Un giudice federale ha ordinato il ripristino temporaneo degli accessi, ma la volontà dell'amministrazione rimane chiara: costruire il proprio canale diretto con l'opinione pubblica, dominare la narrativa, tagliare fuori chi non si adegua.

La guerra dell'oro

Nei caveau e nei mercati dei future si combatte una partita che ha poco di finanziario e molto di geopolitico: da un lato gli Stati Uniti, che mantengono il controllo sul prezzo del metallo attraverso contratti a termine e fondi cartacei gestiti da Wall Street e dalla City; dall'altro la Cina, che accumula riserve fisiche, potenzia la Shanghai Gold Exchange e rifiuta la logica della leva finanziaria su cui l'Occidente ha costruito il proprio primato monetario. È la de-dollarizzazione, ovvero il tentativo di sostituire finalmente il dollaro cartaceo, e dunque di insidiare l'egemonia a stelle e strisce.

La rivoluzione woke è compiuta

Alexandria Ocasio-Cortez che liquida il primo ciclo woke come "folle" segue un antichissimo copione, di una logica secolare. Da sempre lo Stato assorbe le radicalizzazioni e le ufficializza, poi le svuota e le restituisce addomesticate. I Democratici non hanno cambiato rotta per convinzione, ma perché questo meccanismo politico ha ormai compiuto il suo corso.

A Mosca i bambini dicono "six seven"

Oltre la cortina di ferro si cantano ancora le band inglesi, i cinema si riempiono di blockbuster piratati e McDonald's ha cambiato nome ma non i panini. Il Cremlino sa che il dominio culturale occidentale è incontrastato. L'industria americana sforna meme, popstar e format televisivi senza fermarsi un giorno, e nessun sistema di potere ha ancora trovato il modo di resisterle davvero.

Leon Panetta

«La più grande paura di un direttore della CIA è essere colto di sorpresa, perché una falla nell'intelligence finisce inevitabilmente per esporre il Paese e il Presidente. La nostra responsabilità fondamentale è quindi impedire che ciò accada. Per questo occorre mantenere sempre lucidità, attenzione e concentrazione, cercando per quanto possibile di anticipare anche ciò che, per sua natura, sembra imprevedibile»

Stallo a Hormuz

La crisi sull’attuazione del Memorandum of Understanding riflette l’incolmabile distanza tra le posizioni dei due firmatari; mentre il “convitato di pietra” israeliano soffia sul fuoco per far deragliare qualsiasi accordo. Nel frattempo il traffico attraverso lo Stretto si blocca di nuovo mettendo a rischio l’economia mondiale.

La strada madre

Più che una semplice striscia d'asfalto, la Route 66 è il dispositivo narrativo che ha plasmato l’epica e il sogno americano. Nel suo libro "Route 66. Cent'anni on the road" (Odoya, 2026), il giornalista Claudio Castellacci si fa archeologo del mito, attraversando in punta di piedi un'arteria cancellata dalla modernità ma immortale nell'immaginario collettivo. Tra motel abbandonati e città fantasma nel deserto, il volume si rivela un reportage sospeso tra memoria e realtà. Una riflessione profonda sulle ferite del capitalismo e sulla forza della letteratura nel preservare ciò che il progresso tende a cancellare.

Effetto Sigonella

Il non-accordo tra Stati Uniti e Iran e l’alterco tra Meloni e Trump sono due manifestazioni, su scale diverse, della medesima crisi dell’egemonia americana. Il primo mostra l’incapacità di Washington di ristabilire l’ordine che pretende di garantire; il secondo certifica che gli Stati Uniti non intendono affatto abbandonare il continente, ma faticano ormai a far valere la gerarchia atlantica con la naturalezza di un tempo. Le letture superficiali offerte dalla cronaca in tempo reale alimentano soltanto la confusione e aggravano l’inconsapevolezza degli italiani, riducendo a schermaglia personale ciò che invece riguarda la struttura profonda del rapporto tra Roma e Washington.

Il sacrificio di Abramo

La guerra scatenata da Netanyahu e Trump contro l’Iran si è rivelata un grave smacco per la marina statunitense e per la supremazia regionale israeliana. Gli “Accordi di Abramo” sono stati sepolti, in un impeto di follia autodistruttiva, dal suo stesso principale beneficiario.

Gli Stati Uniti hanno dimenticato il catenaccio

Proprio mentre i mondiali aprono i battenti sul suolo americano, vale la pena ricordare che gli Stati Uniti hanno costruito la loro egemonia sulla pazienza: intervenire tardi, apparire come liberatori, mai come conquistatori. Dal 1989 si sono convertiti al gioco della Seleçao - attaccare ovunque, in ogni direzione, senza aspettare il momento giusto. Il risultato è una potenza che moltiplica i nemici e rischia di sperperare in pochi anni ciò che aveva costruito in duecento.
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