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La Cina alla prova del soft power

Stando al Global Soft Power Index del 2020, il primato in termini di influenza mondiale è ancora detenuto dagli Stati Uniti. Grazie alla loro vocazione “evangelica” sul piano politico, un apparato tecnologico-digitale in perenne espansione (che vede Netflix, Amazon, Apple e Facebook tra i suoi attori principali) nonché una serie di marchi e grandi aziende riconosciuti in tutto il mondo, gli Usa svettano sulla Cina nella corsa all’egemonia. Eppure, da qualche decennio a questa parte, forte dei risultati ottenuti in ambito economico e condensati in quello che è stato definito il Beijing consensus, la cultura cinese sta esercitando un fascino sempre maggiore su scala globale. Siamo di fronte a un tipo di soft power completamente nuovo, insidioso, lontano dalla definizione classica elaborata da Joseph Nye per chiarire le modalità e gli strumenti di creazione del consenso e di promozione della propria immagine agli occhi del mondo. In questo breve saggio Barbara Onnis ci consegna un bilancio degli sforzi prodotti dalla Repubblica Popolare Cinese per incrementare il suo raggio di influenza sia nelle regioni limitrofe che in seno a un Occidente inizialmente sospettoso, ma finalmente sedotto da quell’offensiva dello charme attuata dalla Cina da vent’anni a questa parte e che oggi, a ridosso della controversa ma efficace gestione della pandemia, ha reso Pechino il promotore credibile di una nuova versione della globalizzazione.

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2021