Geopolitica del contagio

Breve storia occidentale di una gestione "compassionevole" dell'epidemia.
Breve storia occidentale di una gestione "compassionevole" dell'epidemia.

“È la miopia la malattia mortale di questo XXI secolo, la stessa che ha impedito non solo di prevedere le grandi crisi sistemiche ma soprattutto di affrontarle e se possibile risolverle con uno sguardo al destino delle prossime generazioni. Si è a lungo parlato in questi ultimi anni della divaricazione tra élites e popolo, tra politica e cittadini, tra privilegiati delle caste e diseredati. Questo scollamento è però il sintomo della malattia, non la causa”.

Questa proposizione racchiude lo spirito del nuovo libro di Gianluca Ansalone Geopolitica del contagio. Il futuro delle democrazie e il nuovo ordine mondiale dopo il Covid-19. Dopo la fine della guerra fredda inizia il sonno dell’Occidente: ogni tipo di crisi politica, economica e socio-umanitaria viene gestita con sincero ma molto miope estro morale. La diagnosi per rimettersi in gioco è molto semplice: aprire gli occhi, cogliere la complessità delle cause del nostro presente. La cura lo è altrettanto: prendere decisioni di larga veduta nello spirito del tempo con l’obiettivo di dirigere ciò verso cui già ci muoviamo.  Con la caduta dell’Unione Sovietica segue la certezza generalizzata che il modello economico-politico occidentale sia il migliore e, per proprio per questo, storicamente destinato ad instaurarsi a livello planetario. Nonostante le famose tesi di Fukuyama fossero state criticate dai più disparati punti di vista anche prima della crisi Covid-19 proprio da quell’Occidente che cerca sempre di apparire ipocritamente autocritico e impegnato in un’incessante e spietata (dai non celati tratti moraleggianti) autoanalisi, Ansalone mostra molto semplicemente (e profondamente) come le principali crisi che hanno scandito il nuovo e velocissimo corso della Storia che erroneamente si è ritenuta sopita siano state gestite senza una coerente visione d’insieme di lungo termine.

Gli eventi presi in considerazione sono gli attentati terroristici di New York del 2001, la crisi finanziaria dei subprime del 2008 e infine l’attuale crisi sanitaria. A questi eventi seguono risposte e cambiamenti di paradigmi che non sono stati colti nella loro complessità e novità, nello stesso ordine: il passaggio dalla sicurezza simmetrica a quella asimmetrica, l’aumento del debito pubblico e lo storno di investimenti dai tradizionali settori produttivi con conseguenze devastanti per il ceto medio sul quale si fonda inevitabilmente la democrazia rappresentativa e quindi per lo sviluppo dei Paesi principalmente coinvolti in questa crisi e, per quanto riguarda la reazione alla terza crisi, la partita è ancora aperta e dipende da noi. In ognuno di questi casi per Ansalone la miopia dell’Occidente è consistita nel ritenere che per la risoluzione di queste nuove tipologie di crisi sarebbe stato sufficiente l’impiego delle strategie e delle politiche tradizionali e che a ciò sarebbe inevitabilmente seguito un ritorno a quell’età dell’oro (per l’Occidente) incarnata in generale dagli anni Novanta e, nel concreto, da tutto quello che rappresenta la presidenza Clinton. I politici (e non solo) devono recuperare nei loro discorsi e nelle loro azioni il gusto per la complessità e l’analisi. La crisi sanitaria pone delle sfide che devono essere in primo luogo comprese. Un emotivo inseguimento della pancia e dei desideri del paese rivolto al perseguimento di tornaconti politico-mediatici che vivono dell’immediatezza estemporanea di pomposi titoli di giornali non è più sostenibile.  Nel prosieguo del libro Ansalone descrive dettagliatamente tutti quelle spie sociali, economiche, politiche e geopolitiche che, se fossero state considerate e prese sul serio in tempo, difficilmente avrebbero potuto evitare l’inizio di questa crisi, ma avrebbero senza dubbio contribuito a una reazione razionale e organica più rapida e di lungo termine: la geografia dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la dinamicità della geografia attuale e il costante aumento del numero di Stati, la differenza fra sicurezza simmetrica e asimmetrica, il terrorismo e lo Stato Islamico, il Medio Oriente, lo scontro fra mondo sunnita e sciita, il ruolo di Turchia, Arabia Saudita e Iran (con particolare attenzione alle motivazioni geopolitiche della sua politica nucleare), la nuova realtà cibernetica e i problemi legati alla militarizzazione di questo settore, lo sviluppo della Cina e la sua strategia per diventare una superpotenza prima e dopo la crisi pandemica, il profondo mutamento della politica statunitense e in generale occidentale dopo la crisi finanziaria del 2008, il significato dell’era Trump prima e dopo la pandemia e infine il ruolo e le strategie di colossi come Apple e Amazon. Tutte le contraddizioni e le tendenze preesistenti sono state naturalmente acuite, esacerbate e accelerate dalla crisi pandemica.

Le reazioni dei diversi Stati alla crisi pandemica vengono classificate da Ansalone in tre gruppi: “autoritarie”, “compassionevoli” (di cui fanno parte i principali Paesi occidentali) e “negazioniste”. Molte di queste pagine sono dedicate agli Stati Uniti e alla Cina. La Cina, a detta dell’autore, sta ponendo le basi per presentarsi nel medio-breve futuro come una superpotenza a tutti gli effetti con un modello economico-politico (quello dell’autarchia di mercato) alternativo a quello americano. L’obiettivo principale della civiltà politica occidentale, secondo le tesi dell’autore, deve essere quello di ricucire il rapporto fra scienza e politica e riscoprire valori come la competenza e la meritocrazia senza i quali è del tutto impossibile immaginarsi un reale progresso scientifico-tecnologico. Gli attriti che hanno caratterizzato il rapporto fra politici e scienziati di molti Paesi sono tutti ricondotti da Ansalone esclusivamente alla volontà (da giudicare negativamente) di pochi individui. D’altro canto, bisogna tenere anche conto del fatto che nella congiuntura epidemica gli scienziati non hanno fatto solo scienza, ma si sono posti come interlocutori diretti nei confronti dei cittadini, la scienza è diventata cioè onnipervasiva e mediatica. A questa seconda dinamica sono riconducibili molte delle tensioni scaturite fra politici e scienziati (binomio che non coincide necessariamente con quello politica-scienza) che si stagliano su un terreno diverso da quello delineato sopra nei termini di scienza e volontà politica volta a minimizzare l’impatto epidemico.

In questo bailamme, in definitiva, Gianluca Ansalone elenca i tavoli sui quali l’Occidente giocherà la partita di questo secolo: “salute pubblica e progresso delle scienze”, “cyber spazio”, “crisi demografica europea, “futuro dell’energia” (interessante a questo proposito la critica della narrazione ecologista dell’innegabile crisi ambientale-climatica) e, infine, un “nuovo concetto di sovranità nazionale.


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