Africa rossa

La presenza cinese in Africa non si spiega con la sola "trappola del debito", narrazione tanto cara in Occidente. "Africa Rossa" di Alessandra Colarizi (L'Asino d'oro edizioni, 2022) ricostruisce un progetto più vasto e più paziente, ovvero quello di un modello alternativo che non chiede riforme in cambio di investimenti, e che per questo sta vincendo la partita mentre altri continuano a perdere terreno.

Identikit della classe dirigente cinese

Il processo di selezione per entrare nel Partito Comunista Cinese dura fino a tre anni, passa attraverso indagini sul passato familiare, giuramenti solenni e monitoraggio ideologico costante. Gli aspiranti membri devono dimostrare di essere irreprensibili. È il filtro con cui Pechino forma la propria classe dirigente - e neutralizza in anticipo chiunque potrebbe diventare un problema.

Taiwan è in vendita

Decenni di equilibrio diplomatico attorno allo Stretto di Taiwan reggevano su un'ambiguità studiata e preservata con cura: Washington riconosceva Pechino ma garantiva Taipei. Oggi Trump sembra disposto a usare quell'equilibrio come merce di scambio, trattenendo forniture di armi e rifiutando di rassicurare l'isola in caso di attacco. Il capolavoro della diplomazia americana rischia di diventare la sua prima concessione strategica a Xi Jinping.

Franco Bernabè: «Oggi l'Occidente non è il dominatore del sistema internazionale»

«Il grande errore è stato sottovalutare la profondità delle differenze tra le diverse civiltà. In Europa permane una matrice solidaristica; in Cina prevale una concezione comunitaria, nella quale la collettività viene prima dell'individuo. Per questo il capitalismo ha potuto espandersi senza produrre una vera omogeneizzazione politica e culturale»

Gianfranco Fini: «Con la Russia occorre fare i conti, prendendo atto che l'illusione di un suo avvicinamento alle democrazie liberali è naufragata»

«I cinesi hanno una visione del tempo diversa dalla nostra. Una volta un collega cinese mi disse: sappiamo che voi siete contrari al ritorno di Formosa alla madrepatria; non è che non vogliamo dirvi quando accadrà, è che non lo sappiamo. Ma accadrà. Si tratta pertanto di un dossier non solo strategico, ma simbolico e culturale su cui Pechino non credo cederà»

Non fare nulla e vincere

Nella terza guerra mondiale a pezzi, i cui frammenti si richiamano e si saldano l’uno all’altro, la Cina offre a Taiwan una pace con la pistola sotto il tavolo, valida solo finché le condizioni della riunificazione le decide la madrepatria, che resta “pacifica” soltanto se a stabilirne tempi, forme e limiti è Pechino. Intanto Washington, nonostante l’impegno in Medio Oriente, continua ad armare la deterrenza di Taiwan, che non appare affatto un corpo docile da traviare per l’Impero del Cielo. Vale la lezione di Sunzi: piegare l’avversario prima ancora della battaglia.

L'importanza dello Stretto di Hormuz

Nel crocevia infuocato tra Teheran e Tel Aviv, lo Stretto di Hormuz assume un ruolo cruciale: leva simbolica e minaccia strategica, capace di ridefinire gli equilibri globali. Con l’ombra lunga del conflitto e il peso della diplomazia, Pechino si trova stretta tra dottrina e necessità. È qui che l’Iran scommette sul caos per guadagnare centralità, mentre il mondo assiste all’emergere di un nuovo asse di tensione planetaria.

Dai libretti rossi al male di vivere

La Cina sempre più mostra fratture interne che indeboliscono il legame tra Partito e società. I giovani smettono di credere nel futuro promesso e si ritirano dalla competizione economica e sociale. Il potere risponde con controllo e retorica mobilitante ma senza una visione capace di rigenerare fiducia. Ne risulta un sistema formalmente stabile che però consuma capitale umano, motivazione collettiva e capacità di adattamento nel medio periodo.

L’eredità invisibile di Shinzo Abe

Il mare, più della terra, definisce l’identità strategica del Giappone. Sotto la nuova guida di Sanae Takaichi, Tokyo rilegge l’eredità di Abe e prepara un nuovo ciclo di assertività militare per contenere l’espansione cinese. Tra demografia in declino, turismo soffocante e un sistema internazionale instabile, riemerge un Paese che non vuole più limitarsi alla difesa passiva, ma ritrovare centralità nel grande equilibrio indo-pacifico.

Il sogno cinese è appena iniziato

Saggio denso e visionario, "La Cina ha vinto" di Alessandro Aresu (Feltrinelli, 2025) invita a guardare oltre i pregiudizi occidentali per comprendere la logica profonda del potere cinese. Attraverso la figura di Wang Huning, teorico del "Partito-Impero", Aresu mostra come conoscenza, pazienza e armonia sociale abbiano reso la Cina un attore indispensabile dell’equilibrio mondiale contemporaneo.

Revisionismo all'orientale

Cina e Giappone si fronteggiano da secoli, acuendo differenze e punti di faglia che, malgrado le razionali liaison politiche, continuano a manifestarsi. Gli imperi non finiscono: la Cina ha solo cambiato il colore dal celeste al rosso, mentre il Giappone, conscio di dover rivedere criticamente il pacifista articolo 9 della sua Costituzione, si riarma. La storia, pur procedendo, continua a proporre scene già viste.

Pechino è pronta

Per la Cina, la parata militare ha un duplice obiettivo: mostrare le proprie capacità militari e la compattezza del suo popolo, così come la possibilità di far affidamento su partner strategici per sviluppare il progetto geopolitico orientale, che mira a creare un nuovo sistema internazionale in cui l’Occidente sarà costretto a subire la storia, invece di farla.
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