OGGETTO: Africa rossa
DATA: 09 Giugno 2026
SEZIONE: Recensioni
FORMATO: Letture
AREA: Africa
La presenza cinese in Africa non si spiega con la sola "trappola del debito", narrazione tanto cara in Occidente. "Africa Rossa" di Alessandra Colarizi (L'Asino d'oro edizioni, 2022) ricostruisce un progetto più vasto e più paziente, ovvero quello di un modello alternativo che non chiede riforme in cambio di investimenti, e che per questo sta vincendo la partita mentre altri continuano a perdere terreno.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

Risale ormai al 2022 il saggio di Alessandra Colarizi intitolato Africa Rossa. Il modello cinese e il continente del futuro. Forse uno dei lavori più completi che si ponga l’obiettivo di guardare a singoli casi studio specifici per comprendere il successo di Pechino nel processo di inserimento in Africa. Un inserimento fondato su una profonda cooperazione, come spiega la narrazione portata avanti da Xi Jinping: un passato condiviso e un futuro segnato dall’alleanza Sud-Sud. Gli strumenti di espansione sono molteplici: commerciale, tecnologico, informativo, militare, infrastrutturale e culturale. L’idea di fondo è rendere il Beijing Consensus la nuova “Città che splende in cima alla collina”, superando i competitor occidentali in Africa.

Su questo piano Pechino sta agendo magistralmente. La capacità attrattiva non è basata solo sulla “Trappola del debito”, che sembra essere piuttosto una narrazione occidentale – secondo la lettura accademica attuale – ma sulla capacità di adattare un modello al continente africano e renderlo funzionale alla realtà alla quale deve adattarsi. Una logica di Realpolitik che produce da anni i suoi risultati. Nel 2000 è stato creato il Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC) con una logica bilaterale multipla, consentendo a Pechino di presentarsi non come una potenza con velleità imperialiste ma come partner che corteggia i governi africani costruendo infrastrutture, strade, ferrovie e offrendo formazione tecnico-amministrativa.

La proiezione strategica cinese è ampia, e comprende: gli Istituti Confucio, i workshop di Huawei, l’e-governance, la diffusione di dispositivi adattati al consumatore africano e quindi la fidelizzazione non solo dei governi, ma della società nella sua più ampia misura. Nel 2024 al FOCAC hanno partecipato oltre 50 capi di Stato africani, e sono stati siglati impegni finanziari considerevoli. Pechino ha promesso 50,7 miliardi di dollari in prestiti, investimenti e aiuti per i tre anni successivi. I dati parlano chiaro, secondo Semafor il deficit africano con la Cina ha raggiunto 102 miliardi di dollari nel 2025, un aumento del 65 per cento su base annua. L’Africa vende alla Cina principalmente materie grezze: cobalto, minerali, rame, petrolio che hanno un basso valore aggiunto, la Cina le compra, le lavora e raffina nei propri stabilimenti per poi rivenderle all’Africa sotto forma di prodotti finiti, da qui il deficit.

E come viene spiegato da Colarizi nel suo testo, la Cina detiene nei confronti delle miniere di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo un semi-monopolio, considerando che proprio in questa nazione viene prodotto circa il 70-80 per cento del cobalto mondiale. Anche la dimensione militare conta, la Cina storicamente mantiene un approccio legato ai Cinque Principi di Coesistenza Pacifica formulati con l’accordo sino-indiano del 1954 e ribaditi nella Conferenza di Bandung del 1955. In Africa attualmente c’è una presenza stabile dell’Esercito Popolare di Liberazione con una base in Gibuti, aperta nel 2017 dopo trattative con il governo locale. Il Council on Foreign Relations stima che il personale attivo sia di circa 2.000 unità, inoltre la base si trova a pochi chilometri da Camp Lemonnier, base statunitense in cui stanziano 4.000 unità. La posizione è strategica in quanto proiettata sul porto di Doraleh, gestito dalla Cina.

Gibuti si affaccia sullo Stretto di Bab-el-Mandeb, il quale a sua volta separa il Golfo di Aden dal Mar Rosso, posizionamento privilegiato sull’ingresso e l’uscita dal Canale di Suez. Pechino dichiara ufficialmente che la base servirebbe per le operazioni antipirateria e scopi umanitari, oltre che alla salvaguardia dei concittadini che lavorano in Africa. Dal punto di vista delle tecnologie, è interessante il caso dei dispositivi pensati per il mercato africano, Canalys riporta che il colosso tecnologico cinese Transsion durante il Q1 2025 ha mantenuto una quota di mercato pari al 47 per cento nella vendita di smartphone, superando Samsung. Huawei possiede e ha costruito oltre il 70 per cento della rete 4G nel continente, guida la costruzione delle nascenti reti 5G africane e realizza diversi workshop per formare tecnici amministrativi. Nel processo del Cyberpower queste risorse sono centrali come quelle minerali, il controllo dell’infrastruttura interconnessa è una prerogativa per il corretto inserimento nella regione.

Roma, Maggio 2026. XXXIV Martedì di Dissipatio

Nel 2024 gli investimenti della Cina in Africa hanno raggiunto 29.2 miliardi di dollari, con un aumento del 34 per cento rispetto al 2023, come riporta APAnews. Colarizi spiega che il concetto di Via della Seta è molto più complesso di quanto possa apparire, essendo articolato in dimensioni sanitarie, finanziarie, tecnologiche, culturali e informative. Si tratta di un disegno che va oltre la narrazione classica della “Trappola del debito” e più concretamente si poggia sulle iniziative di partnership costruite e coltivate nell’ultimo decennio da Pechino. Interessante è la percezione di questa influenza economica e politica cinese nel continente da parte dei suoi locali. Afrobarometer basandosi su circa 50.000 intervistati in 38 diversi paesi africani evidenzia che il 62 per cento di essi valuta positivamente l’influenza cinese.

La sicurezza in Africa per i cittadini cinesi è un altro tema, nel maggio 2025 nella regione di Kayes in Mali sono stati sequestrati lavoratori cinesi che erano impegnati nei siti d’estrazione dell’oro, ad essere attaccata è stata anche una ditta statale cinese, la COVEC. Questo è solo un caso, ma la problematica riguarda anche l’isolamento in cui vivono i cittadini di Pechino nel continente, con ridotte interazioni con la popolazione locale. Bisogna considerare anche la dimensione della concorrenza dei mercati sotto il controllo delle aziende cinesi nei confronti di quelle locali, dalla pesca fino agli store al dettaglio. Sono difatti presenti in Africa aziende di sicurezza privata cinesi che operano ufficialmente senza armi. Anche il cinema cinese ha sfruttato la narrativa africana per creare prodotti popolari. Il blockbuster Wolf Warrior 2 parla proprio di un commando dell’esercito cinese che si trova a dover evacuare dei cittadini da una repubblica africana vittima di un colpo di stato da parte di non meglio specificati ribelli, la trama ricorda in maniera esplicita quanto accaduto in Libia nel 2011, quando Pechino evacuò circa 35.000 concittadini dal paese che era in totale subbuglio.

La domanda a fronte di alcuni casi, che sono ovviamente ancora più ampi e numerosi di quelli trattati qui, è se si stia realmente parlando di un modello alternativo a quello Occidentale o se non sia invece un’espansione più diretta. Per adesso Pechino non ha ancora abbandonato i propri principi chiave, e preferisce invece ottenere i propri interessi nella regione attraverso la diplomazia e il metodo dei finanziamenti. Sono però presenti scuole politiche del Partito Comunista Cinese in diversi paesi africani, come la Nyerere Leadership School in Tanzania, finanziata da Pechino con 40 milioni di dollari come riporta Africa Center for Strategic Studies. Ci sono progetti d’integrazione di sistemi di sorveglianza come lo Smart Burkina: combattere l’insicurezza urbana e il terrorismo attraverso tecnologie di sorveglianza cinesi, con un investimento totale pari a 94 milioni di dollari. L’Occidente sembra voler fare marcia indietro su diversi fronti in Africa, mentre la Cina è diventata interlocutore privilegiato dei governi locali, grazie alla sua capacità di inserirsi gradualmente e consentendo il mantenimento dei sistemi vigenti. La Cina sta creando un nuovo asset nel Sud del globo, la propria espansione economica è molto veloce, rimarrà da vedere come si svilupperà e in che modo l’Occidente risponderà a questa nuova sfida.

I più letti

Per approfondire

La morte della talassocrazia

Dal Mar Rosso non giungono solo oggettivi elementi di valutazione geopolitica tout court, ma anche indicazioni ed auspici per una politica estera partecipe, consapevole e proattiva. Il multilateralismo è bene accetto, ma senza perdere di vista la direzione indicata dalla stella polare della strategia e degli interessi nazionali.

Pyongyang e l'amico ritrovato

La Duma russa ha ratificato all’unanimità il Trattato militare ed economico con la Corea del Nord. Non era scontato che ciò accadesse: gli accordi internazionali hanno bisogno di tempo per concretizzarsi, e la ratifica testimonia la natura perdurante degli interessi comuni alle parti. Il Trattato è un manifesto che spiega cosa sia e cosa sarà la Corea del Nord nel prossimo futuro, ovvero una fortezza dedita a rifornire il mondo di caos.

Il realismo offensivo di John Mearsheimer

Stretti tra le maglie di una volontà idilliaca di vedere il mondo organizzato secondo legittime aspirazioni di pace, con una tempesta in corso e sempre più avvolgente intorno al ventre molle e pacifico del globo, nessuno degli Stati europei occidentali ha oggi più contezza della tragedia insita nelle relazioni internazionali. In un simile contesto, il realismo offensivo di Mearsheimer sembra disvelare tale spettro. Rendendoci edotti della falla di un sistema per sua natura soggetto agli umani mutamenti. Anarchico, perché privo di una guida globale, che forse mai esisterà.

Solo Assad può salvare Erdogan

Il presidente turco, sempre più isolato sul piano internazionale e sempre più vicino ad essere inserito nella black list occidentale, di questo passo, rischia di suicidarsi nell'ultimo santuario di Al Qaeda in Siria. Ora gli resta solo un modo per sopravvivere politicamente: rispettare gli accordi di Astana e fare pace con Assad.

Tuareg vs Wagner

L’attacco del 26 luglio contro le truppe maliane e dell’Africa Corps nei pressi di Tinzaouatene ha segnato un’ulteriore escalation dell’instabilità in Mali. Questo episodio, insieme al crescente coinvolgimento dell’Ucraina nel supportare i ribelli e contrastare le forze russe, evidenzia l’intricata situazione geopolitica e le influenze internazionali che modellano il futuro del Sahel.

Gruppo MAGOG