OGGETTO: Il caso Kanye West
DATA: 14 Aprile 2026
SEZIONE: Società
FORMATO: Visioni
AREA: Europa
Il governo laburista di Keir Starmer ha revocato il visto a Ye - al secolo Kanye West - invitato come headliner al Wireless Festival di Londra, affondando l'evento e riaprendo una frattura antica: dove finisce la lotta all'odio e dove comincia la censura di Stato? Una questione che spacca la politica e rilancia il dibattito sulla libertà d'espressione nelle democrazie occidentali.
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È notizia di qualche giorno fa che il noto e controverso artista Kanye West ha richiesto l’autorizzazione elettronica di viaggio (ETA) per entrare nel Regno Unito, per presenziare al Wireless Festival di questo luglio a Londra, come headliner. L’autorizzazione è stata prima concessa automaticamente dal sistema, e poi revocata manualmente il 7 aprile dall’Home Office di Londra, ovvero il Ministero dell’Interno, il quale ha annunciato che non avrebbe rilasciato l’ETA al rapper, basandosi su una specifica clausola: la sua presenza nel Regno Unito è stata giudicata “non favorevole al bene pubblico”. West si è reso protagonista di diverse controversie che hanno scosso l’opinione pubblica e le regole dell’ormai onnipresente politicamente corretto, con diverse dichiarazioni antisemite e apologie al nazismo, ad esempio nel maggio 2025 pubblicò un brano intitolato “Heil Hitler”. A seguito della revoca della sua partecipazione, lo stesso festival ha dovuto chiudere, in quanto i principali sponsor – Pepsi e Diageo – si sono tirati indietro dopo la notizia del ban ufficiale da parte del governo.

Il Primo Ministro laburista Keir Starmer ha sostenuto che Kanye West non avrebbe mai avuto dovuto essere invitato all’evento poiché la sua figura sarebbe contraria alla ferma condanna all’antisemitismo di cui Londra è per ragioni storiche portatrice. Il quotidiano The Sun ha pubblicato l’intervista a Starmer in cui egli ha definito “abominevole” la celebrazione del nazismo e premendo l’Home Office ad agire tempestivamente sul caso specifico. Da parte sua il rapper ha dichiarato di essere disposto ad incontrare la comunità ebraica britannica, mentre il Board of Deputies of British Jews ha invece appoggiato le misure dell’Home Office.

I conservatori per la maggior parte hanno sostenuto la decisione del governo di Sua Maestà, i parlamentari Tory hanno concordato con i laburisti che le esternazioni antisemite e filonaziste di West violino le linee guida del Ministero per quanto concerne i discorsi d’odio. Ma sempre all’interno dei Conservatori c’è un’ala di destra che invece ha criticato la decisione, sostenendo come questo ban non sia stato portato avanti per ragioni etiche e morali, ma per suscitare un effetto mediatico favorevole al fragile governo laburista. Dalla destra radicale populista di Nigel Farage di Reform UK arriva poi un’altra condanna, secondo la quale il governo è responsabile di applicare misure troppo morbide verso predicatori radicali e nei confronti dell’estremismo islamico, mentre nel caso del rapper avrebbe usato man forte. 

Roma, Febbraio 2026. XXXII Martedì di Dissipatio

Alcune testate come The Telegraph hanno poi riportato che l’ala libertaria dei conservatori ha riacceso il dibattito sulla libertà d’espressione, condannando la mossa di Starmer come oltraggiosa verso la libera espressione artistica. Dibattito che poi ha avuto un forte seguito su diversi forum online, come Reddit, in cui si discute ampiamente da tempo sull’impostazione del governo britannico nei confronti del politicamente corretto e della censura verso personaggi considerati “scomodi”. Gli avvocati di West sostengono che la musica dell’artista viene tuttora trasmessa dalle emittenti britanniche come la BBC, parlando di “incoerenza di Stato” secondo la formula: “se la sua musica non è illegale per essere ascoltata dai cittadini britannici in streaming o in radio, perché allora non va bene che i suddetti brani vengano eseguiti di persona dall’artista?”

Sembrerebbe che questo caso possa bene tracciare le linee di una pericolosa deriva dei governi di questa parte di mondo, in cui il politicamente corretto diventa uno strumento con cui si regola l’accesso o meno ad eventi, luoghi pubblici e che regoli altresì la libertà d’espressione artistica, che storicamente dovrebbe essere uno dei baluardi delle democrazie. Esiste inoltre un precedente riguardo a questo caso con un altro artista afroamericano, Tyler The Creator, che nel 2015 subì un ban dall’allora governo conservatore di Theresa May poiché i suoi testi venivano considerati omofobi e incitanti alla violenza. In questo caso però il bando venne revocato anni dopo.

La linea rossa è molto sottile, da una parte la lotta verso l’odio e le discriminazioni, dall’altra l’uso della censura preventiva tramite il meccanismo del politicamente corretto, il quale è diventato un codice di condotta molto diseguale. Il rischio concreto è l’istituzione di un tribunale della cultura, in cui se non si rispettano determinati canoni non si può partecipare alla produzione artistica, sebbene presupposto fondamentale dell’arte sia storicamente la necessità di provocare e di riflettere sulle contraddizioni umane. Al di là delle esternazioni filonaziste che sono certamente da condannare e ridicolizzare, bisogna capire però se sia giusto che vengano messi dei limiti così prevaricanti alla libera espressione. Il caso West fa capire come se si preclude lo spazio pubblico per affrontare il dissenso, la sconfitta è solo della democrazia, poiché in essa il confronto, anche se scomodo, dovrebbe essere sempre garantito.

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