L'enciclopedia oscura

Wikipedia è molto meno libera (e oracolare) di quello che pensiamo.
Wikipedia è molto meno libera (e oracolare) di quello che pensiamo.

Wikipedia è un portale di informazione on-line che nasce nel 2001 come successore del portale Nupedia, il quale si proponeva di pubblicare materiale sottoposto a peer-review, combinando così la partecipazione del pubblico con l’autorevolezza di esperti competenti. Data la relativa lentezza di pubblicazione, i fondatori Jimmy Wales e Larry Sanger danno vita a Wikipedia, un portale con meno vincoli di partecipazione e dove la comunità di utenti autogestisce l’attività editoriale. Oggi Wikipedia è tra i siti più frequentati al mondo ed è generalmente considerata come una vera e propria enciclopedia.

Secondo Jaron Lanier, pioniere della realtà virtuale ed esperto di questioni legate al digitale, Wikipedia eccelle in due aree: cultura pop e scienze dure. “Nella prima categoria, la realtà è comunque una finzione dunque quello che ne dice Wikipedia è vero per definizione. Nella seconda, esiste una verità preferenziale, rendendo più plausibile argomentare con una voce sola” [1]. Le voci scientifiche, suggerisce Lanier, vengono redatte in modo cordiale perché la comunità scientifica è abituata a dialogare (processo di peer-review). In effetti, uno studio del 2014 ha mostrato come un quarto di tutte le pagine controverse trattino di temi politico-ideologici mentre le pagine scientifiche rappresentano il 7% delle pagine controverse [2].

Nell’immaginario collettivo, e nello spirito fondatore di Wikipedia, queste controversie sono un naturale prodotto dell’interesse di redattori con punti di vista diversi. Come per altri sistemi democratici, la tendenza all’accentramento nelle mani di un’oligarchia burocratica rimane però una sfida importante [3]. Secondo una recente indagine, le norme stabilite inizialmente per partecipare a Wikipedia dominano la rete e persistono nel tempo [4], influenzando sia il contenuto sia le relazioni interpersonali tra contributori. Queste norme tendono a beneficiare gli utenti che hanno istituito quelle regole o quelli che per ragioni diverse hanno la pazienza e la dedizione per conformarvisi. Questa dinamica di rete ha prodotto dal 2007 un declino nel numero di contributori, in special modo quelli occasionali [5].

Figura 1: Numero di contributori alla versione inglese di Wikipedia

Data la posizione privilegiata di Wikipedia come mezzo di informazione di massa, un vasto spettro di attori economici e politici si è interessato della propria immagine sul sito. Nell’opinione comune, le pagine rimangono comunque gestite da utenti sparsi per il mondo, mossi presumibilmente dalla propria curiosità e dalla voglia di partecipare al progetto Wikipedia. Ma è realmente così?

Attori economici

Negli ultimi dieci anni, alcune società di pubbliche relazioni come l’inglese Bell Pottinger o l’americana WikiPR sono state scoperte a offrire i loro servizi a pagamento per ripulire l’immagine dei loro clienti su Wikipedia. WikiPR è stata fondata nel 2010 ad Austin (Texas) con l’intento specifico di lavorare sulle voci di Wikipedia. La società dichiarava pubblicamente sul suo sito di poter creare e mantenere una voce grazie alla loro rete di utenti e amministratori. I clienti che si sono affidati ai suoi servizi sono più di 12000 con tariffe dell’ordine di 500-1000 dollari per la creazione della pagina cui vanno aggiunti 50 dollari mensili per il suo mantenimento. Fino al 2013 questi servizi erano chiaramente presentati sul loro sito mentre oggi appaiono più vaghi e allusivi riferimenti a “raccontare in modo accurato la tua storia” cui si aggiunge l’assicurazione di “non modificare mai direttamente Wikipedia”. La pratica di modificare direttamente o indirettamente la propria voce ha coinvolto un gran numero di aziende fra le quali: Amnesty International, Apple, Disney, Dell, Pepsi, Coca-Cola, Boeing, Nestlé, Axios, NBC, Facebook, Microsoft, EA Games, Burger King, The North Face, Sea World, Nextdoor, Koch Industries, BP, Shell, Sony, Exxon Mobil e Walmart.

Il tipo di modifiche serve generalmente a mettere in luce i prodotti di quelle aziende o a nascondere possibili scandali. The North Face ha sostituito immagini di luoghi all’aperto con immagini contenenti i suoi prodotti, così da farli apparire in cima alle ricerche di Google per quei luoghi. Microsoft ha pagato un ingegnere del software per modificare le pagine Wikipedia di due standard di codice, l’OpenDocumentFormat e il Microsoft Office Open XML. L’intento dichiarato era di correggere delle inesattezze e di arrivare ad articoli più bilanciati. British Petroleum è stata scoperta nel fornire pezzi di testo ad altri utenti. Invece che modificare direttamente le pagine, questi pezzi venivano passati da un rappresentante di BP ad altri redattori che le inserivano poi nella voce. Lo scopo era di limare le sezioni più critiche, per esempio quelle sui disastri ambientali.

Per individuare questi conflitti d’interesse è stato usato WikiScanner, un software sviluppato da Virgil Griffith del Santa Fe Institute. Tramite questo programma, è possibile associare l’indirizzo IP con il quale è stata fatta la modifica di Wikipedia con un database. Questa tecnica è stata usata per analizzare le modifiche di Wikipedia dal 2002 al 2007 ed è efficace solo con gli utenti non registrati (una volta registrati con un nome utente la traccia IP non viene più salvata).

Attori politici

Nel 2007, si è scoperto sempre con WikiScanner, che alcune pagine Wikipedia sono state modificate da agenzie governative americane [6]. I computer della CIA sono stati usati per modificare la voce sull’invasione americana dell’Iraq nel 2003. A un grafico del numero di vittime è stata aggiunta una frase per specificare che il numero di morti era solo una stima. Anche la voce sull’ex direttore della CIA William Colby è stata modificata, sottolineando i suoi meriti in un programma di pacificazione rurale di cui era a capo durante la guerra del Vietnam. Dai computer del FBI sono state rimosse foto delle prigioni americane nella base di Guantanamo.

La mobilitazione di Wikipedia per scopi politici ha coinvolto anche Stati nazione. Nel 2011, durante la prima edizione di “Wikipedian of the year” tenutasi ad Haifa, Jimmy Wales ha consegnato il premio al kazako Rauan Kenzhekhanuly [7], riferendo di lui che “sembrava come tanti altri redattori […]. Abbiamo discusso la questione della censura in Kazakistan ed era fortemente critico del governo.” In realtà, Kenzhekhanuly lavorava come spin doctor per il governo di Astana e aveva già ricoperto diversi incarichi quali caporedattore presso l’agenzia di stampa nazionale a Mosca. La sua attività editoriale è canalizzata dalla società WikiBilim. Wikibilim, che formalmente è una no-profit, è finanziata dal fondo sovrano statale e capeggiata dal genero dell’ex presidente Nazarbayev. Oltre a questo finanziamento statale, Wikibilim ha anche ricevuto fondi dalla Wikimedia Foundation.

Il risultato di questo sforzo editoriale è testimoniato dal numero impressionante di nuovi articoli. La versione kazaka di Wikipedia è nata nel 2002 e al 2010 conteneva circa 5000 voci. Nel solo 2011 le voci sono aumentate a più di 115000. Una parte importante di queste nuove voci è stata copiata in modo più o meno pedissequo dall’enciclopedia nazionale kazaka, che ha concesso a WikiBilim una licenza per i suoi archivi digitali. Indipendentemente dalla qualità dell’enciclopedia nazionale kazaka, il coinvolgimento statale in un’operazione simile è contrario ai principi di Wikipedia. Formalmente, la redazione in conflitto d’interesse è “fortemente scoraggiata” ma non proibita. L’informazione su possibili conflitti d’interesse da parte degli autori della voce non è presente nella pagina ed è relegata alle pagine di discussione.

Un altro stato particolarmente attivo nella cura della propria immagine mediatica è Israele. ­­­Il gruppo di pressione Committee for Accuracy in Middle-East Reporting in America, detto CAMERA, è stato per anni impegnato in una campagna segreta per migliorare l’immagine di Israele sui media. Da una serie di e-mail ottenute dal giornale Electronic Intifada, è emerso come CAMERA abbia tentato di infiltrare Wikipedia a partire dal 2008. Nella prima e-mail, Gilead Ini, “Senior Research Analyst” presso CAMERA, si offre di reclutare almeno dieci volontari per “aiutarci a mantenere le pagine riguardanti Israele libere da editori anti-Israele”, assicurando anche la dovuta formazione per diventare un redattore. Per aumentare l’efficacia degli interventi, la tecnica che si suggerisce al gruppo è quella di avere un approccio paziente che miri a obiettivi di lungo periodo, “è una maratona, non uno sprint”. In particolare, si suggerisce di cominciare “modificando pagine casuali” per non dare nell’occhio, puntando a “farsi amici altri redattori che risulteranno utili più avanti”. Nel lungo periodo, l’obiettivo principale è di “avere operativi di CAMERA eletti ad admin” anche in virtù del fatto che amministratori presunti imparziali possono essere chiamati a dirimere controversie. Così facendo, nel momento in cui dovesse emergere una discussione su un argomento scottante come il conflitto israelo-palestinese, un admin insospettabile potrebbe diventare l’ago della bilancia.

Altre tecniche che si suggeriscono sono quelle di sfruttare i cavilli burocratici come l’NPOV (punto di vista neutrale); così se il trattamento dei palestinesi è descritto come “oppressivo” si può controbattere che il termine “oppressivo” non è oggettivo e costituisce un’opinione personale. Un altro suggerimento è quello di inserire modifiche volutamente provocatorie nelle voci riguardanti la Palestina. Quando un redattore presunto filopalestinese lo corregge potrà poi essere segnalato ad amministratori amici per punirlo, per esempio rimuovendo le sue credenziali di redattore. Nel documento iniziale, e nella corrispondenza successiva, si sottolinea che questo tipo di attività deve rimanere clandestina perché “nulla danneggerà maggiormente la vostra credibilità che essere identificati come rappresentanti di una certa organizzazione”.

Due anni dopo queste rivelazioni, un altro caso Wikipedia ha coinvolto una figura politica importante dello stato di Israele. Il 3 agosto 2010, Ayelet Shaked, del partito politico The Jewish Home, organizza un workshop per aspiranti redattori. Davanti alle telecamere di Arutz Sheva, il suo collega Naftali Bennett dichiara: “Yesha Council e MyIsrael hanno organizzato una giornata istruttiva per redattori wiki. L’obiettivo della giornata è di insegnare come modificare Wikipedia, che è la prima fonte di informazione al mondo. Per esempio, se qualcuno cerca ‘Gaza Flotilla’ vogliamo esserci, vogliamo essere le persone che influenzano cosa è scritto, com’è scritto, e assicurarci che sia equilibrato e di natura sionista.” Negli anni successivi Bennett diventerà ministro dell’Economia, dell’Istruzione e della Difesa. Il filmato dell’intervista è ancora disponibile su YouTube

Il caso Philip Cross

Oltre a vere e proprie strutture organizzate per orientare Wikipedia, vi sono anche un certo numero di utenti sospetti ma presumibilmente non affiliati a nessuna organizzazione. Uno dei più discussi è un misterioso redattore registrato col nome di Philip Cross. Nel corso degli ultimi sedici anni, Cross si è fatto notare per una fitta attività editoriale e per il carattere fortemente ideologico dei suoi contributi. La sua specialità è quella di sminuire o infangare le figure mediatiche e politiche che criticano apertamente la politica estera di Stati Uniti, Regno Unito e Israele. Alcuni dei suoi bersagli preferiti sono John Pilger, giornalista e documentarista vincitore di numerosi premi (40% della sua pagina Wikipedia è scritta da Cross), Craig Murray, ex ambasciatore inglese in Uzbekistan e attivista (42%), Max Blumenthal, giornalista investigativo per The Grayzone e fortemente critico della politica estera americana (55%), George Galloway, politico ribelle, ex-parlamentare inglese e da sempre non-interventista (53%).

Figura 2: Anche l’organizzazione di analisi di notizie Media Lens è stata oggetto dell’attenzione di Philip Cross che ha redatto il 61% della sua pagina. Potete verificare la provenienza delle pagine Wikipedia con l’estensione browser WhoColor.

Più che per la natura ideologica della sua attività redazionale, il caso Philip Cross desta perplessità per l’incredibile mole di lavoro che ha comportato. Al momento della scrittura di questo articolo, Cross è il 231-esimo redattore di Wikipedia con 182219 modifiche in sedici anni. Il numero di voci sulle quali ha lavorato è di 43071. La sua tabella di marcia segue un ritmo quasi militare con una media di trentuno modifiche al giorno, sette giorni su sette, Pasqua e Natale inclusi. Cross agisce rimuovendo laddove possibile qualunque informazione positiva sui suoi bersagli. Se un autore collabora con diverse testate giornalistiche, Cross elimina i riferimenti alle testate più conosciute, cercando di far apparire la vittima come una figura marginale, oppure elimina riconoscimenti come i premi ricevuti. Altre tattiche sono invertire l’ordine dei testi in modo da far apparire le parti negative per prime o semplicemente rimuovere alcune informazioni perché non rilevanti o provenienti da fonti giudicate inaffidabili dalla “comunità” di Wikipedia. In ultima istanza, l’efficacia di Cross è dovuta soprattutto alla sua costanza. Tornando migliaia di volte su una voce, a volte per anni, riesce a orientarne il contenuto nella direzione voluta.

Figura 3: Numero di modifiche dell’utente Philip Cross per fasce orarie

Se una parte consistente dell’attività di Philip Cross è diretta a infangare i detrattori dell’interventismo occidentale, un’altra è invece rivolta a sostenere figure amiche, come Ruth Smeeth, deputato inglese e membro del gruppo Labour Friends of Israel. A seguito di rivelazioni documentali di Wikileaks, è emerso il suo ruolo di informatrice presso l’ambasciata americana circa questioni riservate del partito Labour. Cross ha prontamente rimosso questi riferimenti dalla sua voce. Nella pagina di Oliver Kamm, ex dirigente di un fondo speculativo e sostenitore della guerra in Iraq, Cross ha rimosso tutti i riferimenti a una causa per diffamazione. Nella pagina di Melanie Phillips, convinta sostenitrice di Israele e considerata uno dei falchi della questione iraniana, Cross ha rimosso una sezione che documentava il suo disaccordo con l’evidenza scientifica riguardo ai cambiamenti climatici.

La vera identità di Philip Cross non è nota e dunque, grazie all’anonimato garantito da Wikipedia, può continuare il suo lavoro indisturbato. George Galloway ha dichiarato di averlo identificato in una persona chiamata effettivamente Philip Cross. A suo dire, Cross ha una personalità fragile (vive con la madre, ha difficoltà a deambulare e passa le sue giornate al computer) ma è controllato da un potente (il cui nome non è stato rivelato) per il quale lavora. Le conseguenze di questo lavoro non vanno sottovalutate. L’ex deputato inglese Matthew Gordon-Banks ha riferito di essersi quasi suicidato in seguite alle falsità scritte sul suo conto da Cross. Di recente alcune vittime hanno cominciato a discutere di un’azione legale collettiva per chiarire la natura delle diffamazioni pubblicate. Il caso di Philip Cross ha ottenuto una certa attenzione mediatica ma è verosimile che esistano numerosi redattori in malafede di cui non si sa ancora nulla. Jimmy Wales ha fino a ora sostenuto Cross. Per approfondire il caso è disponibile un report dettagliato su https://wikipedia.fivefilters.org/.

Convergenze

Nel recente documentario di Netflix The Social Dilemma, c’è una scena nella quale si critica la pratica da parte delle multinazionali dell’informazione, come Google e Facebook, di personalizzare le loro risposte in base a diversi parametri quali la posizione geografica e le informazioni personali. Questo feedback rinforzativo, si sostiene, ha contribuito alla polarizzazione delle opinioni nella società americana. Nello stesso pezzo, Jaron Lanier immagina ironicamente cosa succederebbe se ognuno fosse presentato con una voce enciclopedica personalizzata. Confrontando la versione ebraica e araba della voce “Hamas”, questo scenario non sembra poi così assurdo e si può dare senso concreto al neologismo post-verità.

Traduzione approssimativa (Google translate) del primo paragrafo della voce Wikipedia “Hamas” dall’ebraico (sinistra) e dall’arabo (destra). A voi verificare cosa diventa sulle pagine inglese e italiana.

Per la versione inglese di Wikipedia, uno strumento particolarmente efficace per assicurarsi la convergenza delle voci rilevanti entro i limiti accettabili del dibattito pubblico è la censura delle testate alternative. Riferimenti ai principali media e agenzie di stampa dei paesi ostili agli Stati Uniti sono spesso censurati. È così per Anadolu Agency (Turchia), CGTN (Cina), Telesur (Sud America), PressTV (Iran), RT (Russia) e molti altri. Anche numerosi media indipendenti americani come Alternet, Breitbart News e The Grayzone non sono tollerati. In compenso la maggior parte dei media corporativi come MSNBC, CNN, Washington Post e The Times sono classificati come attendibili. Wikileaks, nonostante il rigoroso processo di autenticazione e nonostante il vaglio di numerosi giornali “mainstream” tra cui l’Espresso in Italia e il New York Times negli Stati Uniti, è considerata fonte non attendibile.

Grazie alle generose donazioni di gruppi come Google, Microsoft e Apple la fondazione Wikimedia ha ormai uno status di tutto rispetto fra le grandi multinazionali dell’informazione. Le sue risorse finanziarie ammontano a circa 145 milioni di dollari e il suo direttivo si è trasformato da un gruppetto di nerd visionari nel classico comitato esecutivo da multinazionale. L’attuale direttrice, Katherine Maher, ha lavorato in precedenza con HSBC, Goldman Sachs, la banca mondiale e varie organizzazioni governative americane. Un ex segretario di stato tunisino, Slim Amamou, ha dichiarato dopo averla conosciuta che Maher è probabilmente un agente sotto copertura. Un’analisi più dettagliata dell’interessante passato di Katherine Maher, Jimmy Wales e di altri membri della Wikimedia Foundation è disponibile su The Grayzone.

Da leggere

E ora?

Wikipedia è ormai uno strumento conoscitivo onnipresente. Il motore di ricerca Google ha cominciato a fornire risposte alle ricerche affidandosi direttamente a Wikipedia (il riquadro a destra del browser) e per un dato argomento non è raro trovare decine di pagine Wikipedia prima di qualunque altra. Nonostante la popolarità, uno studio autorevole che esamini sistematicamente la qualità delle voci non è ancora stato prodotto e forse non è nemmeno possibile. Le battaglie del nostro secolo, pur non potendo prescindere da una dimensione fisica, si decidono nelle nostre coscienze e queste si formano tramite il caleidoscopio di informazioni a cui accediamo su internet. E se in Italia ambire a un’autonomia nel settore dell’informazione può essere in questo momento utopistico, almeno mettiamo da parte la visione oracolare di Wikipedia e consideriamola per quello che è: un’enciclopedia a cui tutti possono partecipare e dove l’anonimato garantisce un vantaggio a chi è disposto a pagare e a organizzarsi.


[1]  J. Lanier, You are not a Gadget, 2014. 

[2]  T. Yasseri, A. Spoerri, M. Graham and J. Kertész, “The most controversial topics in Wikipedia: A multilingual and geographical analysis,” Global Wikipedia: International and cross-cultural issues in online collaboration, 2014. 

[3]  A. Shaw and B. M. Hill, “Laboratories of Oligarchy? How the Iron Law Extends to Peer Production,” Journal of Communication, 2014. 

[4]  B. Heaberlin and S. DeDeo, “The Evolution of Wikipedia’s Norm Network,” Future Internet, 2016. 

[5] https://stats.wikimedia.org/#/en.wikipedia.org/contributing/editors/normal|line|all|activity_level~5..24-edits*25..99-edits*100..-edits|monthly.

[6] https://www.reuters.com/article/us-security-wikipedia-idUSN1642896020070816.

[7] A. Kolbe, “Jimmy Wales in: The Dictator and I – Wikipedian of the Year runs wiki organisation funded by an authoritarian regime [Kazakhstan],” Wikipediocracy, 2012. 

SOSTIENICI !

Tutti i giorni, la nostra sveglia di redazione suona alle 6 del mattino. Dalla primissima alba ascoltiamo la radio, e nel mentre passiamo in rassegna tutte le testate tradizionali e non, nazionali e straniere, dalle riviste ai quotidiani ai siti internet di nicchia. Dopo aver fatto una "cernita", cioè individuato l'1 per cento delle notizie (il restante 99 è letteralmente "cartastraccia") che si pesano come l’oro, che sparigliano, orientano, decidono il corso del dibattito profondo, produciamo un report interno. Successivamente ci riuniamo in presenza o virtualmente per condividere pubblicazioni, visioni, informazioni confidenziali, elaboriamo un timone sui temi da affrontare, per fornirti analisi, scenari, approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo richiede molto tempo, nella ricerca come nello sviluppo. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, siamo qui, pronti ad unire tutti i puntini.
Sostieni

Gruppo MAGOG

Per approfondire

Mattia Feltri
Confessioni

Mattia Feltri

Francesco Melchionda
31 Marzo 2021
Pietrangelo Buttafuoco
Confessioni

Pietrangelo Buttafuoco

Alessio Mulas
25 Maggio 2020
Stenio Solinas
Confessioni

Stenio Solinas

Valerio Alberto Menga
17 Maggio 2020
Che fine ha fatto la pandemia?
Media

Che fine ha fatto la pandemia?

Alberto Trame
24 Marzo 2022
I confini della democrazia
inEvidenza

I confini della democrazia

Guendalina Middei
22 Ottobre 2020