Mentre la Quinta Repubblica si indebolisce giorno dopo giorno, a Parigi, tra le sale dell’Eliseo, si muovono echi neo-gollisti, con una rafforzata politica militarista, anche in considerazione della Loi de Programmation Militaire 2024-2030 che ha stanziato un budget di 413 miliardi di euro per la Difesa. Il piano di riarmo in questione è stato accelerato da Macron: per il 2026 il budget della difesa è stato portato a 57,2 miliardi di euro. Questa strategia segue una logica cara alla più intransigente tradizione gollista, dove negli anni della guerra fredda vide emergere una visione terzoforzista culminata poi nell’abbandono della NATO nel 1966. A febbraio si è tenuta la Conferenza di Monaco, dove il Capo di Stato francese ha ribadito la sua tendenza politico-morale, invitando i partner europei a perseguire una rinnovata autonomia strategica, al fine di rafforzare la posizione d’indipendenza nei confronti dei blocchi egemoni nello scacchiere internazionale.
Da una parte l’amministrazione Trump con la propria politica estera aggressiva, dall’altra la forza economica e industriale di Pechino. L’Eliseo ha aumentato l’attenzione nei confronti di determinate industrie strategiche, come la Dassault, specializzata in sistemi d’arma e velivoli da combattimento, a dimostrazione dello spostamento verso un’economia di guerra. Giulio Sapelli nel suo articolo su Libero del 12 febbraio restituisce una lettura dove emerge una crisi organica in cui ad essere presi sotto osservazione non sono soltanto gli aspetti economici e demografici che interessano la nazione francese, ma anche le tensioni politiche e morali macroniane. Il militarismo francese sarebbe quindi atto alla creazione di una bolla nazionalista per permettere, in linea di principio, il consolidamento della Francia come polo attorno cui costruire un’indipendenza eurocentrica rispetto alle pressioni provenienti da Est e da Ovest.
Un indicatore della rottura di certi rapporti storici tra paesi europei è rappresentato dallo sfilacciamento dell’asse franco-tedesco, in un momento storico in cui la Germania abbandona la timidezza per apportare una ristrutturazione dell’apparato industriale al fine di favorire un massivo riarmo per raggiungere il 5 per cento della spesa voluto dalla NATO, ufficialmente per contrastare l’operato russo in Ucraina. In un’intervista all’emittente tedesca Deutschlandfunk, il ministro degli Esteri della Repubblica Federale, Johann Wadephul, ha chiesto espressamente ai paesi europei di restare al passo verso il raggiungimento del 5 per cento, criticando duramente Parigi per gli esigui sforzi in tale direzione. Lo scontro tra Berlino e Parigi si è poi ulteriormente accentuato con la proposta degli Eurobond rilanciata da Macron e rifiutata da Merz. La proposta in questione prevedeva lo stanziamento di una cifra approssimativa di 1.200 miliardi di euro l’anno per colmare il divario con Cina e Stati Uniti, una proposta che secondo la Francia avrebbe dovuto rendere l’Europa competitiva e quindi garantire una maggiore indipendenza rispetto ai due leviatani.
Merz ha però ribadito che il principale problema europeo è la produttività. Sempre Wadephul ha poi reiterato la necessità di rimanere in buoni rapporti con Washington, in quanto senza questa partnership strategica a guida statunitense, l’Europa non avrebbe i mezzi necessari per garantirsi un’appropriata difesa e sicurezza. Berlino sembra star approfittando dell’isolamento francese per profilarsi come nuovo leader dei paesi europei, cercando di mantenere un atteggiamento aperto al dialogo con la Casa Bianca, e allo stesso tempo cercando di rafforzare la posizione europea nel giocoforza tra Oriente e Occidente.

Ad allinearsi con questa visione sembrerebbe essersi messa in coda anche la Premier Giorgia Meloni, la quale concorda con i tedeschi rispetto alla necessità di mantenere un dialogo aperto con Trump, e nel perseguire la tendenza nella spesa industriale e nel settore della difesa. Il partito di Macron, Renaissance, è ormai senza appoggio, con un ridotto peso politico, e la strategia del Capo di Stato francese, di aggrapparsi all’esercito come collante per tenere saldo lo Stato, sembra essere rimasta l’unica manovra possibile per permettergli di esercitare una pressione in politica estera. Sul fronte interno invece la posizione è delegittimata. Sempre secondo l’articolo di Sapelli, la Francia è sotto pressione anche nelle aeree dove storicamente esercitava una certa egemonia geopolitica, come l’Africa ed il Mediterraneo. Aree nelle quali adesso iniziano ad affacciarsi altre potenze, come la Russia, la Cina e la Turchia, a causa della postura assunta dall’Eliseo.
Nonostante l’intenzione del presidente francese, sussiste un paradosso nel bilancio, in quanto il governo di Sébastien Lecornu, ha tagliato la spesa in settori come pensioni, sussidi e rimborsi sanitari per aumentare la spesa militare. Le opposizioni nell’Assemblea Nazionale, sia a destra (Rassemblement National) che a sinistra (La France Insoumise) hanno fortemente criticato la manovra del governo, la quale è stata tacciata di voler alimentare un “sacrificio sociale”. Si prefigura una linea molto sottile nella quale si scontrano ideologie opposte sul futuro dell’Europa, ma soprattutto questo indebolimento dell’asse franco-tedesco è emblematico di un rapporto di forza storico che sembra riemergere seguendo una logica nietzschiana della storia, in cui tutto sembra destinato a ripetersi, ovviamente con le dovute precisazioni del caso e con le giuste considerazioni rispetto ai sistemi politici del XXI secolo. La posizione assunta dal Bundestag, dopo il 24 febbraio 2022, con la Zeitenwende (svolta epocale) annunciata dall’allora Cancelliere federale Olaf Scholz ha spostato molti equilibri, e nonostante Macron spinga da anni per una strategia europea autonoma, la quale poggia anche e soprattutto sull’intesa parigina-berlinese, sembrerebbe esserci un disaccordo sulle modalità, in particolare nei confronti dei rapporti con le superpotenze. Un esempio concreto del modo in cui Francia e Germania iniziano a prendere strade diverse è delucidato dal progetto FCAS, il Future Combat Air System.
Il progetto avrebbe dovuto portare allo sviluppo di un caccia di sesta generazione, il quale è in fase di stallo, come sottolineato da Merz. La motivazione andrebbe ricercata, secondo il Cancelliere Federale, nelle diverse esigenze tra i paesi interessati. Diversi analisti hanno letto questa strategia francese come un richiamo alla grandeur. Parigi vuole posizionarsi come terzo protagonista tra Stati Uniti e Cina, presentando una possibile terza via, ed il richiamo al gollismo in questo senso è molto sentito, in considerazione di una dottrina che è stata fondativa della Quinta Repubblica negli anni Cinquanta. Eppure, sembra che si sia qualcosa che non torni, in quanto questo sforzo dell’Eliseo per raggiungere un ruolo di protagonista nel contesto internazionale, sembra incontrare la resistenza di alcuni paesi, come la Germania, l’Italia e gli Stati Uniti.
Difatti il rapporto tra Trump e Macron sembra essere molto freddo, mentre quello tra Berlino- Roma-Washington inizia ad acquisire una certa rilevanza. La sfida rimane comunque tesa, e bisognerà osservare come si svilupperà la posizione assunta dal presidente francese in futuro, anche a fronte della scadenza del suo mandato nel 2027 e della precaria situazione interna. Rimane il quesito di come l’Europa deciderà di agire, e soprattutto che tipo di posizionamento vorrà assumere nei confronti dei mutamenti geopolitici in corso.