OGGETTO: Di Norvegia non si parla
DATA: 27 Febbraio 2024
SEZIONE: Geopolitica
FORMATO: Visioni
AREA: Europa
Chi sottovaluta la Norvegia, non sottovaluta un piccolo Paese al nord del mondo, ma un ganglio vitale del nostro tempo. La naturalezza con cui i norvegesi arrivano a fare cose straordinarie senza rumore è qualcosa di misteriosamente affascinante. Il potere vero, quello silenzioso e strisciante, ha casa a Bergen.
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Il potere silente è potere puro, vero, saggio. Il potere chiassoso è potere incerto, pericolante, nefasto, sostanzialmente, impotente. Bel misfatto prendere qualcosa di impotente come metro del potere. Troppo spesso si guarda il mondo seguendo il rumore e si finisce conseguentemente fuori strada. I centri del potere reale e quelli del potere percepito sono ovviamente molto distanti geograficamente e culturalmente fra loro, a volte si annusano, altre si schifano, sostanzialmente si ignorano. Osservare la narrazione locale, regionale, mondiale, porta sempre ad incontrare attori noti e mal valutare quelli ignoti, silenti, quindi teoricamente inesistenti.

Nella teoria la Norvegia non esiste, se non in qualche guida di viaggio per figli dei fiori e amanti della fotografia da roulotte. Nella pratica la Norvegia esiste, ed è anche bella grande. La non esistenza della Norvegia è fenomeno molto curioso che dice molto più di ciò che appare. Nessuno parla mai di Norvegia, è bandita dalla narrazione in qualsiasi posto del mondo, Norvegia inclusa. Parlare della Norvegia è atto che fa sospettare, da intendere come rivoluzionario, a tratti messianico, sicuramente contrario all’etica e al buon costume. Cosa mai ci sarà da dire sulla Norvegia? Neve, fiordi, aurore varie ed eventuali, altro?

Chi sta vincendo la guerra in Ucraina? Russi? Ucraini? Americani? Cinesi? Marziani? No. I norvegesi. Chi sta guadagnando dalla guerra a Gaza? Israeliani ? Palestinesi? Sauditi o chi ne fa le veci? Iraniani? Turchi? No. I norvegesi. Chi sta facendo soldi dalla lotta al cambiamento climatico? Americani? Unionisti europei? No. I norvegesi. Quale paese al mondo ha risorse economiche, minerarie, energetiche e nutritive per, in completa autarchia, difendersi, riuscendo a sopravvivere senza il resto del mondo? Si, proprio loro, i norvegesi. Ancora una volta, sempre loro, sono ovunque, ma non si vedono, viene da chiedersi se esistono davvero o sono solo frutto di qualche serie TV anni Ottanta che per qualche motivo tutti finiscono a guardare nel cuore della notte. Eppure si, esistono, sono in mezzo a noi, ma non fanno rumore. Mai.

Il potere vero norvegese è senza eguali nel mondo. Se in termini assoluti il potere e chi lo misura lasciano margini di perplessità alquanto ampi, in termini relativi, la Norvegia è il Paese più potente del mondo. Le risorse di petrolio gas norvegesi sono enormi. Compete in maniera stabile con qualsiasi attore mondiale ben più noto e acclamato, al di là di quale classifica si voglia ritenere più o meno affidabile. I proventi di queste due singole risorse sono riversati nel fondo sovrano norvegese, che è la vera compagnia delle indie del ventunesimo secolo. Unico vero competitor mondiale della Nuova Compagnia delle Indie Norvegesi, per gli amici Norges Bank, è BlackRock, fondo di quei buontemponi di americani.

Le risorse energetiche norvegesi non finiscono qui, impossibile non menzionare anche eolicoidroelettrico geotermico. Altra triade che in Norvegia da sola basta a mandare avanti il Paese. Coste baciate dal vento, vento che ha sempre tenuto a bada e inebriato i Sasson-Angli da quelle parti, ha regalato alla Norvegia anche un parco eolico che a pieno regime, potrebbe mandare avanti la Germania, che già oggi tra l’altro vive di pane e petrolio norvegese e non pare essersene accorta. Se l’eolico è una quasi novità in quei mari, l’idroelettrico e il geotermico sono figli prediletti di quelle terre da sempre. Sopratutto l’energia idroelettrica che in Norvegia manda avanti da sola il Paese. La Norvegia muove il mare e il mare muove la Norvegia, come e meglio di chiunque altro.

Questa abbondanza di energia ha garantito ai norvegesi di potersi permettere industrie pesanti a basso costo e industrie derivate del petrolio a costo quasi nullo. Produrre acciaio in Italia è un atto di fede, e non pare ci siano più molti credenti in giro, produrre acciaio in Norvegia è sport nazional popolare. I vantaggi derivati dall’industria del petrolio , sono indissolubilmente legati ad un industria in particolare, quella dei fertilizzanti. In particolare la Norvegia è sempre stato un player mondiale dei fertilizzanti azotati, derivati principalmente dall’estrazione del gas, con una società ignota al mondo, come da tradizione norvegese, la YARA International, che da sola può creare una carestia biblica se smettesse di operare dalla sera alla mattina. E se non bastavano i fertilizzanti azotati, negli ultimi tempi i norvegesi hanno trovato miniere di fosforo superiori a quelle del Marocco, che fino a ieri faceva il bello e il cattivo tempo con il cibo mondiale da una posizione di assoluto predominio. Oggi la Norvegia entra a gamba tesa sul settore dei fosfati e scavalca il Marocco, prendendosi lo scettro assoluto di Paese da cui dipende la nutrizione del settore agricolo mondiale. Ovviamente si potrebbe obiettare che la Norvegia, Paese chiave per l’agricoltura mondiale, sia però privo o quasi di terre agricole. Vero. Ma i norvegesi come terra hanno il mare, il loro orto è sott’acqua, e si chiama pesca. L’industria ittica norvegese è tra le prime al mondo, e data la esigua mole di persone che vivono in Norvegia, la maggior parte delle calorie che i norvegesi pescano non servono per placare la loro fame, ma per dar da mangiare a chi cibo non ha in giro per il mondo, a caro prezzo ovviamente e con immediata fattura da pagare a vista in comode e care corone norvegesi. Unire il mastodontico ruolo norvegese nei fertilizzanti mondiali con quello dell’industria ittica mondiale, fa emergere la Norvegia come attore protagonista, nel bene o nel male, per qualsiasi crisi alimentare mondiale presente e futura.

Il mare è una costante della Norvegia, ed ogni attività ad esso collegata rende la Norvegia ciò che è. L’industria dello shipping mondiale ha in Bergen una delle sue capitali. Armatori greci sotto mentite spoglie, mercanti arabi in fuga dal sole e dai cugini al potere, uomini d’affari asiatici di dubbia identità e passaporti illimitati, russi doppiogiochisti stanchi del loro re ma ancor più stanchi del suo successore che tarda a palesarsi, assediano silenziosamente e lontani da occhi indiscreti il centro finanziario meno noto al mondo, Bergen, dove è più facile comprare una petroliera che il Financial Times della domenica.

Anche inutile dichiarare la mole di altre risorse estrattive di varia importanza planetaria di cui la Norvegia è piena e di cui neanche essa stessa al momento vuole approfondire. Cosi come è inutile parlare di miliardi su miliardi di dollari che l’economia norvegese muove grazie ai russi e alle loro scampagnate militari fuori porta che hanno modificato il mercato energetico mondiale.

Qualsiasi dato sulla Norvegia è pubblico: tutte queste informazioni sono figlie dell’ovvio e della noia, non c’è nessuna novità sotto il sole, o sopra il 60° parallelo nord se si preferisce. I norvegesi sono incredibilmente e palesemente chiave per il mondo, ma non lo sembrano per il semplice fatto che nessuno bada a loro.

Troppo impegnati a parlare di metropoli stile Los Angeles wannabe in mezzo a deserti mediorientali e dittatori discutibili con il buon gusto di un ergastolano a fine pena, non c’è mai spazio per parlare di Norvegia da nessuna parte, la percezione comune della Norvegia rispetto al peso da essa esercitato nel contesto odierno e prossimo futuro, fa porre molti interrogativi su come, se e perché occuparsi di Norvegia da parte di strateghi o presunti tali in giro per il mondo.

L’unico Paese che sembra aver preso incredibilmente sul serio la Norvegia, ai limiti del paranoico, come da tradizione tra l’altro, è la Russia. Ossessionata dal fatto che la Norvegia sia esattamente come lei, ma passa per il suo esatto opposto agli occhi del mondo, i russi tentano in tutti i modi di carpire i segreti norvegesi per influenzarli, e i norvegesi tentano in tutti i modi di controbilanciare un loro pari grado con solo molti abitanti in più che si ritrovano come scomodo ma utile vicino. Unici due Paesi dove la guerra fredda non è mai finita e dove i pezzi della scacchiera nessuno li ha mai davvero riposti nella scatola e si continua a giocare incessantemente da secoli, nell’eterna lotta che ciclicamente vede emergere o gli scandinavi o gli slavi, mai entrambi, il mondo è troppo piccolo per le mire di entrambi, ci sarà sempre posto per solo uno di essi, e con buone probabilità, se la Russia è in declino, la Norvegia e la sua combriccola di amici nordici, non se lo farà mai ripetere due volte per prenderne il posto.

Ultimo, ma non ultimo fronte norvegese, è l’Artico. Di cui la Norvegia si sente unico padrone, in prestito ai russi ma quasi a fine leasing senza diritto di riscatto per i moscoviti. L’utilizzo delle rotte artiche è nei piani norvegesi il naturale proseguire di un disegno, che pone sempre più al centro del mondo la Norvegia. Sempre più al centro senza mai farsi notare, Oslo non è Dubai, non ci sono Ferrari che sfrecciano, né boutique extra lusso, né aeroporti megagalattici nella città più benestante del mondo, a differenza di Dubai.

La naturalezza norvegese con cui arrivano a fare cose straordinarie senza rumore è qualcosa di misteriosamente affasciante. I norvegesi arrivano sempre molto lontano, cosi lontano alle volte che è difficile per gli altri notarli davvero. Come quella volta che un norvegese decise che la cosa più naturale del mondo fosse andare al centro dell’Antartide, al Polo Sud letterale, all’esatto opposto geografico di dove era nato, perandare fin dove nessun uomo prima fosse mai arrivato, o dove chi avesse tentato fosse morto assiderato. In quella che oggi si chiama Amundsen-Scott Base, minuziosamente gestita dal pentagono, come tutte le basi militari degne di nota nel globo d’altronde, in memoria di Roald Amundsen, ci ricorda di come si può arrivare dalla altra parte del mondo e tornare a casa, senza che il mondo si ricordi di ciò, senza mega biografie, senza colossal nelle sale. Un Cristoforo Colombo delle nevi e dei ghiacci senza particolare menzione alcuna, e va bene così ai norvegesi stessi. E agli italiani, che nella storia del norvegese che conquistò il Polo Sud ci sono eccome, con due dirigibili e un esploratore sopra le righe, con Umberto Nobile. I destini delle esplorazioni norvegesi e italiani in Antartide si incontrarono e si scontrarono a lungo, e fu proprio il ruolo di Amundsen e di Nobile, del successo del Dirigibile Norge, e del fallimento del Dirigibile Italia, che dovrebbe ricordarci che i norvegesi fanno cose, e anche se nessuno parla mai di cosa fanno davvero, non è mai un buon motivo per non tenerli d’occhio e tenerseli buoni per qualsiasi evenienza.

Roma, Febbraio 2024. XIV Martedì di Dissipatio

Il silenzio norvegese, è dote moderna e antica di stare al mondo, di starci da protagonisti, senza superficialità, tenendo a bada vanità e sguainate e imperdonabili alterità. Chi sottovaluta la Norvegia, non sottovaluta un piccolo Paese al nord del mondo, ma un ganglio vitale del nostro tempo. Errore imperdonabile.

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