OGGETTO: La fondamentale importanza dei missili ipersonici
DATA: 01 Novembre 2023
SEZIONE: Difesa
FORMATO: Analisi
Seicento chili di tritolo sparati a ottomila chilometri orari: le superpotenze sono già al lavoro, l'Italia deve cominciare a pensarci se non vuole rimanere col cerino in mano.
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Lo scenario tecnologico-militare odierno si presenta sempre più complesso: è nota l’importanza insita nel possesso di tecnologie all’avanguardia, le quali sono determinanti per le sorti di una nazione in termini di difesa e sicurezza. Il progredire delle tecnologie militari, accelerato in modo esponenziale dai conflitti contemporanei, pone agli occhi delle potenze un tema, caratterizzato da un rapporto dualistico di attacco e difesa, ovvero quello dei missili ipersonici. Per missile ipersonico si intende un armamento missilistico definito da due proprietà: il raggiungimento della velocità di Mach 5 (oltre i seimila chilometri orari) e l’alta manovrabilità dello stesso durante il volo.

I primissimi studi sulla velocità ipersonica risalgono agli anni Trenta del secolo scorso, con una forte intensificazione nel corso della Guerra Fredda, in un contesto nel quale si era reso necessario lo sviluppo di tecnologie volte sia ad un possibile impiego in conflitto sia nella corsa allo spazio.

Tuttavia, nonostante la velocità di Mach 5 sia già stata raggiunta negli anni Sessanta, è solo nella fine del 2017 che i missili ipersonici trovano un’effettiva operatività. Ad oggi esistono due tipologie di missili ipersonici che si differenziano sostanzialmente nell’autonomia di propulsione:

Hypersonic Glide Vehicles (HGV), privi di propulsione autonoma e quindi lanciati tramite missile balistico possono raggiungere la velocità di Mach 25 per una distanza di 10.000 km, acquisendo altezze elevate per poi scendere verso l’obbiettivo
Hypersonic Cruise Missiles (HCM), dotati della propulsione di un motore scramjet possono raggiungere la velocità di Mach 10 per una gittata complessiva inferiore degli HGV ma decisamente più manovrabili

I principali possessori di tali armamenti sono la Federazione Russa, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Popolare Cinese. È tuttavia presumibile che altri Stati stiano perlomeno sviluppando progetti propri, informazioni che, per ovvie ragioni di sicurezza, non sarebbero di dominio pubblico. La Federazione Russa ha già dato prova dell’operatività di tali armamenti ad inizio 2023 nel conflitto ucraino tramite l’utilizzo del missile Kinžal (Кинжал dal russo: “pugnale”), prima tipologia di missile ipersonico in possesso del Cremlino:
Kinžal
Avangard: HGV con velocità di Mach 20 e gittata di 6.000 km di distanza
Tsirkon: HCM con velocità fino a Mach 8 e gittata fino a 8.000 km di distanza, progettato per l’impiego da mezzi navali

La Casa Bianca si dimostra meno preparata del Cremlino ma possiede diversi missili in fase di sperimentazione come l’HCM ”HAWC”. La Repubblica Popolare Cinese sta sperimentando invece il Dongfeng-17, un HGV che incute non pochi timori, particolarmente alla Repubblica di Taiwan.

L’estrema importanza di questi missili non risiede tanto nei danni che l’arma può causare (si potrebbero infatti usare armi di minore potenza sufficienti ad espletare gli scopi militari) ma, oltre alla deterrenza, nella pressoché impossibilità di intercettazione, rendendoli quindi estremamente efficaci. Si consideri comunque che il missile privo di testata esplosiva è in grado di provocare, solamente attraverso l’energia cinetica, gli stessi danni di seicento chili di tritolo, presentando di per sé un rischio anche per infrastrutture, mezzi e navi militari.

Si pone quindi il dilemma di come potersi difendere da un’eventuale offensiva missilistica di questo genere. Attualmente il leader europeo nel settore è riscontrabile in MBDA, azienda costruttrice di missili e di sistemi per la difesa. Essa lavora da più di cinque anni al fine di presentare soluzioni innovative per la difesa da minacce ipersoniche. In particolare il progetto AQUILA che propone i più avanzati i concetti di intercettori a contrasto della minaccia ipersonica.

Nel marzo 2023 MBDA, a seguito dell’invito di partecipazione a un bando di gara riguardante lo studio di architettura e tecnologie relative all’intercettore endo-atmosferico capace di neutralizzare queste nuove minacce, presenta il progetto HYDIS2 che vede l’azienda alla guida di un consorzio che prevede la partecipazione di diciannove partner industriali europei e più di trenta sub-contractor di quattordici Paesi europei.

Resta quindi una sfida aperta nello scenario globale, dove sarà necessaria una forte collaborazione tra gli alleati per potervi fare fronte e, citando le parole del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica GEN.S.A. Luca Goretti espresse durante un webinar organizzato dall’Istituto Affari Internazionali sul tema dei missili ipersonici, per «non doversi chiedere cosa avremmo potuto fare».

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