OGGETTO: Il grande suicidio
DATA: 03 Maggio 2024
SEZIONE: Società
FORMATO: Analisi
AREA: Italia
Fra gli appartenenti ai corpi di polizia il suicidio è un fenomeno che si riscontra con maggiore frequenza rispetto alla media nazionale. Le cause sono molteplici, molte delle quali fanno riferimento a quella condizione che già Pasolini descriveva sessant'anni fa, in occasione degli scontri alla facoltà di Architettura della Sapienza.
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L’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato sono i maggiori corpi istituzionali, per numero e capillarità sul territorio nazionale, a cui è demandata la tutela dell’ordine pubblico e la repressione dei reati, tramite l’attività di polizia giudiziaria e l’attività di ordine pubblico. Questi due fondamentali organismi per l’esistenza dello Stato italiano sono affetti al loro interno da un fenomeno sconcertante: un alto tasso di suicidi tra i loro appartenenti.

Questi episodi non sono passati inosservati tra gli addetti ai lavori. Nel 2016 è stato istituito l‘Osservatorio permanente interforze sui suicidi tra gli appartenenti alle forze di polizia, su disposizione dell’allora capo della Polizia e direttore generale della Pubblica sicurezza Franco Gabrielli, in cui è stato evidenziato che nella Polizia di Stato, tra il gennaio del 2019 e il dicembre del 2023 vi sono stati 75 suicidi su 97.918 unità e nell’Arma dei Carabinieri ben 78 su un totale di 117.943. 

In merito a questi fenomeni vi sono state diverse denunce, sia da parte dei sindacati di categoria, ma anche da parte della politica italiana. Infatti, il 29 novembre del 2023 è stata depositata alla Camera dei deputati la proposta di legge n.150 per l’Istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno dei suicidi tra i componenti delle Forze Di Polizia.

Come emerge da uno studio pubblicato nella Rivista di Psichiatria 2019; 51(1):18-23, intitolato Suicide among Italian police officer from 1995 to 2017, viene evidenziato che fino al 2017, i tassi di suicidi tra i soli appartenenti alla Polizia di Stato erano più alti di quelli della popolazione nazionale, con un’età inferiore ai 65 anni, per una media di 11,78 individui su 100.0000. Da quanto emerge, i principali motivi sono dovuti a problemi inerenti le tematiche personali (39%), seguiti da patologie di carattere personale psichiche e fisiche (14%) e solo i problemi in ambito lavorativo influenzano di poco le scelte suicidarie, (1.48%). 

Ma anche se le cause rimangono al di fuori dell’ambiente lavorativo, vi è comunque una connessione indiretta con esso. Secondo diversi sindacati di polizia, l’operatore di polizia, sia esso appartenente ai Carabinieri che alla Polizia di Stato, si trova immerso in una “professione totalizzante” i cui regolamenti organici obsoleti e anacronistici hanno l’effetto di sottoporre gli operatori a culture gerarchiche, che li rendono subordinati alle disposizioni, a volte arbitrarie, dei loro comandanti o responsabili di reparto, in cui l’uso pubblico della ragione non è contemplato e chi lo esercita va incontro sovente a procedimenti disciplinari. Ovviamente per i Carabinieri vi è l’aggravante, rispetto alla Polizia, di essere un corpo militare e quindi sottoposti ad un particolare status normativo assai più stringente.

Altre concause possono essere riferite alla condizione di stress lavorativo, il cosiddetto  burn-out, dovuto all’affrontare di petto sempre nuovi fenomeni criminali quali: femminicidi, reati online e in aggiunta anche l’attività di ordine pubblico, come la gestione dei flussi di migranti. La Silp-Cgil, il sindacato di categoria della Polizia di Stato, ha associato alle cause dell’aumento di suicidi tra i poliziotti anche un sempre maggiore aumento dei turni lavorativi che gravano sul benessere psicofisico degli operatori. A rendere precario l’equilibrio psico-fisico di un operatori di polizia, vi è anche la situazione economica. Ad oggi, lo stipendio medio di un operatore di polizia oscilla tra i 1.300 e i 1.400 euro mensili (netti). Lo straordinario è pagato 7 euro l’ora, l’indennità di servizio esterno, ovvero coloro che fanno il servizio di pattuglia, hanno una indennità di 7 euro l’ora e per il servizio notturno 6 euro l’ora. Per l’attività di ordine pubblico, l’operatore di polizia ha un’indennità forfettaria di 12 euro, mentre se la medesima in attività si svolge fuori dalla competenza territoriale del proprio reparto si ha un’indennità di 27 euro.

Le soluzioni che vogliono adottare i singoli corpi di polizia, per cercare di arginare questo fenomeno, hanno l’obiettivo di cercare di prevenire e di affrontare il disagio individuale. I Carabinieri hanno istituito il Servizio di Psicologia dell’Arma dei Carabinieri, dove uno psicologo specializzato dell’Arma è presente in tutti i comandi di Legione, corrispondente ad ogni regione amministrativa, tranne per la Valle d’Aosta che è inglobata al Piemonte e quella del Molise con l’Abruzzo.

In questa sede si può tentare di fare un’ulteriore analisi di carattere socio-culturale: sciorinando le notizie di cronaca dei suicidi dei carabinieri e poliziotti, non compaiono i dirigenti, funzionari tra la Polizia di Stato e gli ufficiali per i Carabinieri. Infatti i suicidi avvengono nelle parti più basse delle gerarchie per ambedue i corpi di polizia. Il fatto può essere dovuto a una questione di carattere culturale. Chi si arruola in questi quadri gerarchici, per la maggior parte, proviene dalle regioni meridionali italiane, storicamente regioni ad alto tasso di disoccupazione, in cui l’impiego presso le forze di polizia può sembrare uno dei pochi strumenti per ottenere un impiego e un’entrata economica, oltre che un riscatto sociale. 

Roma, Aprile 2024. XVII Martedì di Dissipatio

Ma questo contesto può bensì determinare un basso livello di engagement lavorativo da parte dell’operatore di polizia, che una volta ottenuta la destinazione, peraltro distante dal luogo di nascita e di formazione culturale, si trova in un contesto socio-culturale completamente diverso, a cui il fattore psicologico della solitudine può sommarsi, assieme a tutta una serie di regole asfittiche ed oppressive dell’organizzazione alla quale appartiene. 

Il fenomeno suicidario tra gli appartenenti a queste due forze di polizia fotografa pertanto una parte della società italiana e delle istituzioni, perché se una parte della società italiana è mutata e continua a mutare dal punto di vista antropologico e sociale,  ce n’è un’altra immobile, che sembra essere la stessa degli anni Sessanta del secolo scorso, quando Pierpaolo Pasolini scrisse la poesia “Il Pci ai Giovani“, composta in occasione degli scontri alla facoltà di Architettura della Sapienza a Valle Giulia. Per Pasolini, proprio i poliziotti erano i figli delle classi sociali subalterne che si scontravano contro gli studenti universitari, i  “figli di papà“. Oggi tra gli studenti universitari non ci sono più solo i “figli di papà“, ma invece tra le forze di polizia ci sono ancora solo “i figli dei poveri“.

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