L'eterno male italiano

La morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492 fu il segnale di un declino che l'Italia non avrebbe più fermato. Leggendo Michele Ciliberto nel suo ultimo saggio - Il cerchio delle umane cose (Laterza, 2026) e rileggendo Machiavelli e Guicciardini, emerge una costante che attraversa i secoli: il trionfo del particolare sul collettivo, la chiamata dello straniero per regolare i conti interni, l'incapacità di pensarsi grandi. Un male antico che cambia forma ma non natura.

Il declino inarrestabile dei gattopardi

Il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa rimane una fondamentale lezione per la politica moderna. Il Principe Fabrizio Salina sa che la modernità travolgerà tutto, rifiuta il seggio senatoriale, lascia che gli sciacalli prendano il suo posto, e resta fedele a sé stesso fino alla fine. In un'epoca che premia chi si adatta a qualsiasi vento, l'insegnamento del Gattopardo è ancora il più difficile da apprendere.

Il Risorgimento è dimenticato

Appunti su una mancata politica storico-culturale: gli ottant'anni della Repubblica sono passati quasi inosservati, la targa inaugurata a Modena ha celebrato chi si oppose all'unificazione, i musei del Risorgimento sono vuoti. Mentre la Francia porta Marc Bloch al Pantheon e l'Iran inaugura statue di Shapur I, l'Italia ha smesso di raccontarsi. Senza un racconto condiviso, non c'è classe dirigente - solo una costellazione di corporazioni tribali che si autotutela.

Le metamorfosi di Francesco de Martini

Nato a Damasco, cresciuto tra le tribù beduine d'Arabia, Francesco de Martini attraversò il Novecento come ufficiale, nomade e stratega, salvando Hailé Selassié durante un colpo di Stato ad Addis Abeba e prevedendo con anni di anticipo la rottura tra Tito e Mosca. Una lunga vita di guerre, fughe e diplomazie segrete che la storia ufficiale ha lasciato ai margini.

Cronistoria dei dossieraggi all'italiana

La nostra storia repubblicana è costellata di archivi paralleli e informazioni mai protocollate usate come leva di ricatto tra politici e faccendieri. I metodi cambiano, gli strumenti si aggiornano, i protagonisti si avvicendano, ma la sostanza è rimasta sempre la stessa: chi controlla i fascicoli, controlla il potere.

L'Italia che si svuota

Gli italiani residenti all'estero sono oltre il 10% della popolazione nazionale: primo posto nell'Unione europea per numero di emigrati. Non partono solo i giovani in cerca di esperienza, ma professionisti nel pieno della carriera, dottori di ricerca formati a spese pubbliche, famiglie che cercano certezze altrove. Il costo per le casse dello Stato supera i 25 miliardi l'anno. E nessuna politica finora ha saputo invertire la rotta.

Da Ceccano la sfida italiana per le terre rare

A Ceccano (provincia di Frosinone) nasce uno dei primi impianti europei dedicati al recupero delle terre rare dai rifiuti elettronici, trasformando magneti dismessi e RAEE in una risorsa strategica per l’industria continentale. Dietro una notizia apparentemente locale s'intravede una questione globale: ridurre la dipendenza dalla Cina, rafforzare l’autonomia europea nelle materie prime critiche e ripensare le città come miniere urbane da cui estrarre il valore nascosto della transizione energetica e digitale.

Effetto Sigonella

Il non-accordo tra Stati Uniti e Iran e l’alterco tra Meloni e Trump sono due manifestazioni, su scale diverse, della medesima crisi dell’egemonia americana. Il primo mostra l’incapacità di Washington di ristabilire l’ordine che pretende di garantire; il secondo certifica che gli Stati Uniti non intendono affatto abbandonare il continente, ma faticano ormai a far valere la gerarchia atlantica con la naturalezza di un tempo. Le letture superficiali offerte dalla cronaca in tempo reale alimentano soltanto la confusione e aggravano l’inconsapevolezza degli italiani, riducendo a schermaglia personale ciò che invece riguarda la struttura profonda del rapporto tra Roma e Washington.

I problemi di un modello basato sull'export

Un primato statistico celebrato come svolta storica rivela in realtà i limiti strutturali di un’economia fortemente aperta, esposta a shock geopolitici e commerciali. Tra dati parziali, dipendenza dai beni fisici e debolezza nei servizi avanzati, il nodo centrale diventa la sostenibilità di un modello fondato sull’export in un mondo sempre meno cooperativo.

Hormuz è una questione mediterranea

Nel Medio Oriente acceso dal triangolo di fuoco composto da Stati Uniti, Israele e Iran, l’Italia deve fare la propria parte per preservare il suo interesse nazionale. La visita di Rubio riapre per Roma la possibilità di proporsi come terreno diplomatico della crisi. Per l’Italia, Hormuz, Bab el-Mandeb, Suez e Mediterraneo appartengono allo stesso apparato circolatorio: se gli stretti si chiudono, noi soffochiamo dentro il Mare nostrum. La pace ci serve per evitare l’asfissia.

Tutti gli Occidenti possibili

Il solco aperto da Trump con tutti gli alleati europei, e infine anche con l’Italia, invita ad una riflessione più profonda. Sulle due sponde dell’Atlantico, diverse idee di Occidente, diverse idee di Europa. Meloni cerca di tenere assieme le due anime, mostrandosi contemporaneamente europeista e filoamericana, sebbene in patria la vorrebbero nazionalista. Un equilibrismo fra estremi difficile da mantenere. All’indomani del fallimentare bilaterale con Rubio è venuta la Giornata dell’Europa: un invito a scoprire e confrontare i molteplici percorsi paralleli che la Premier cerca di abbracciare simultaneamente.

Andrea Minuz: «La destra italiana ha prodotto in questi anni un'enorme quantità di dibattito sull'egemonia e pochissima cultura degna di imporsi per forza propria»

«Del resto, non è mica facile: questi sono lavori di lungo periodo, e i progetti di lungo periodo e la politica oggi non vanno d’accordo. Tutto si consuma subito: slogan, annunci, proclami, post su Instagram»
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