Engels, militare

Nel biennio 1841-1842 si arruola come volontario per il servizio militare nell’esercito prussiano, poi scrive un saggio intitolato "The Armies of Europe", nel quale analizza gli sviluppi tattici dei maggiori eserciti europei. È la sua arte della guerra.
Nel biennio 1841-1842 si arruola come volontario per il servizio militare nell’esercito prussiano, poi scrive un saggio intitolato "The Armies of Europe", nel quale analizza gli sviluppi tattici dei maggiori eserciti europei. È la sua arte della guerra.

Nel 2020 è stato celebrato il bicentenario del genetliaco di Friedrich Engels, ricordato solamente e ingiustamente dai vecchi nostalgici seguaci di Marx. Il giovane Friedrich, figlio di un ricco capitalista di Bremen, una città della Renania prussiana, invece che occuparsi dell’azienda di famiglia preferiva leggere la blasfema Rheinische Zeitung, la rivista su cui scrivevano i giovani hegeliani di sinistra, ritenuti eretici e pericolosi per la casa reale prussiana. Tra questi redattori, la grande firma era quella dello ieratico Karl Marx, la cui brillante teoria materialistica della storia affascinò il giovane prussiano. Engels con la sua cultura enciclopedia era un grande divoratore di testi scientifici, dalle scienze naturali all’evoluzione dell’umanità alla storia del cristianesimo. Ciò gli permise di arricchire il marxismo, elaborandone addirittura, potremmo dire, una nuova branca interpretativa. Le sue analisi, dettate dal metodo deduttivo-positivistico, sullo sviluppo della società moderna, in cui un fattore preponderante era lo sviluppo delle forze armate e delle guerre, erano strettamente collegate all’organizzazione dello Stato-nazione. Proprio in quest’ultimo ambito concentrò i suoi studi, focalizzandosi sulla storia e sulla costituzione degli eserciti e sui conflitti bellici, dall’età antica fino all’età contemporanea. Nel corso della sua vita, morì nel 1895, scrisse più di 200 saggi che avevano per oggetto la materia militare.  Analisi storiche, tattiche e strategiche, gli consentirono di porre le fondamenta per la costituzione di una disciplina scientifica ex novo, ovvero l’ars bellum connessa allo sviluppo del materialismo storico.

Ancora oggi le sue pubblicazioni di argomento militare sono studiate nelle maggiori accademie militari in Corea del Nord e Venezuela. Nella libreria di Engels primeggiavano il De Bello Gallico, una tradizione a stampa del trattato di architettura militare di Francesco di Giorgio Martini, il Della guerra di Von Clausewitz, il generale prussiano che combatté Napoleone e autore del famoso motto: ”La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi” e le Il memoriale di Sant’Elena di Las Casas. Oltre che librettistico, l’interesse di Engels per l’ars bellum fu anche pratico. Nel biennio 1841-1842 si arruolò come volontario per il servizio militare nell’esercito prussiano e, all’inizio del 1849, qualche mese dopo aver dato alle stampe il Manifesto del Partito Comunista, partì di nuovo volontario nell’esercito prussiano per sedare la rivolta del land del Baden contro il governo prussiano. Queste esperienze militari gli valsero l’appellativo di “Generale” da parte del suo compagno di bevute Marx. Grazie anche a queste esperienze Engels sviluppò la sua teoria che si basava su un rapporto diretto tra due  categorie: militarizzazione e politica economica. Nel 1855, Engels scrisse un saggio intitolato The Armies of Europe (trad. Gli eserciti d’Europa), nel quale venivano analizzati gli sviluppi tattici dei maggiori eserciti europei. Con il suo consueto metodo empirico fece un’analisi comparativa, mettendo in relazione il progresso industriale bellico con quello civile. Una domanda che si pose era se la tecnologia militare traesse beneficio da quella civile o viceversa. Engels concepì l’idea che la produzione industriale di massa standardizzata fosse stata il modello anche per la produzione industriale bellica. Proprio in questo caso si può ritenere che l’ars bellica entra a pieno titolo all’interno della concezione materialistica della storia.

“Armamento , composizione, tattica, e strategia  dipendono , sempre, anzitutto, dal livello raggiunto dalla produzione e dalle comunicazioni. Gli eserciti hanno agito rivoluzionariamente  l’insieme di un migliaglio e il cambio del materialismo umano al  soldato , anziché le ” libere creazioni dell’intelletto” di condottieri generali,; nel migliore dei casi l’azione dei condottieri geniali si limita ad adeguare il modo di combattere alle nuove armi e a i nuovi combattimenti”.

Friedrich Engels

Marx, completamente ignorante in materia, andò a lezione da Engels facendo sue le analisi dell’amico, come dimostra una sua missiva inviata ad Engels il 25 settembre del 1857, in cui gli porgeva i complimenti per la  descrizione della voce “Army” per il New York Tribune:

“La storia dell’esercito mette in luce con maggiore evidenza di qualsiasi altra cosa l’esattezza della nostra concezione del rapporto esistente tra le forze produttive e le condizioni sociali. L’esercito in generale è importante per lo sviluppo economico. Per esempio presso gli antichi il sistema salariale si è sviluppato completamente anzitutto nell’esercito. Così presso i romani il peculium castrense è la prima forma giuridica in cui si riconosce la proprietà mobiliare di quelli che non sono padri di famiglia. Così il regime corporativo nella corporazione dei fabbri. Così si trova qui il primo impiego delle macchine in grande. Perfino il valore particolare dei metalli e il loro uso come denaro pare che originaria­mente si basi… sulla loro importanza bellica. Anche la divisione del lavoro all’interno di un determinato settore si compì primamente negli eserciti.Tutta la storia delle forme della società civile vi si trova riassunta in modo evidente”. 

Karl Marx a Friedrich Engels, 25 settembre 1857

Cinque anni più tardi, lo stesso Marx fece scrivere a Engels un capitolo dedicato all’ impronta del militarismo sullo sviluppo dell’industria capitalistica nel I libro del Capitale. Nel 1859, quando soffiavano venti di guerra tra l’Austria e l’Italia, Engels da Manchester si occupò della questione in qualità di analista ed esperto tramite la redazione di una serie di articoli e saggi. Il più importante tra questi fu un breve opuscolo intitolato Po e Reno, le cui osservazioni sul campo di battaglia del futuro conflitto venivano analizzate tramite lo studio della geografia e della morfologia del territorio italiano. Secondo il “Generale”, il Po come elemento olografico rappresentava la chiave di volta, a livello tattico-strategico, per controllare il territorio e determinare il conflitto: per l’Austria che attaccava da nord, il fiume serviva a difendere l’ala destra dell’esercito. Per l’esercito piemontese e Francese, entrambi provenienti da est, il corso del Po, insieme ai suoi affluenti, costituiva una difesa naturale:

”In piemonte , un miglio sotto Casale , il Po piega il suo corso , fin quì volto ad est, scorre per tre miglia buone in direzione sud-sud-est, poi voltata di nuovo verso est. Nella curva settentrionale confluisce da nord verso la Slesia , in quella meridionale , da sud-ovest, la Bormida. Con questa si uniscono immediatamente prima della confluenza , proprio vicino ad Alessandria, il Tanaro, l’Orba e il Belbo, formando insieme di linee fluviali confluenti a raggiera verso un punto centrale, il cui punto di incrocio è protetto dal campo trincerato di Alessandria”. 

Friedrich Engels

Karl Marx e Friedrich Engels

Stando ad Engels, le due formazioni belligeranti, da una parte le armate franco piemontesi, dall’altra quella Austriaco, avevano diverse possibilità per venire allo scontro diretto sul territorio italiano. Qualora gli austriaci avessero utilizzato il valico dello Stelvio per far convergere il grosso delle loro armate, da lì sarebbero discesi in Val Trebbia e Valtellina e in quel caso avrebbero potuto sorprendere l’esercito franco piemontese:

“Dal mare adriatico fino al passo dello Stelvio, calcolato verso occidente, ogni varco seguente conduce sempre più in giù al cuore del bacino del Po. a aggirare perciò ogni posizioni di un’armata italiana o francese, che si troverà più in avanti verso oriente”. 

Friedrich Engels

Un altro terreno ipotetico terreno di scontro sarebbe potuto essere la valle del fiume dell’Isonzo. In modo particolare Engels individuò i paesi di Caporetto e Cividale del Friuli come possibili luoghi di battaglia: “La linea di confine dell’Isonzo viene subito aggirata dal primo varco di Caporetto e Cividale”. Potremmo definire questa opzione come profetica considerando quello che succederà nel Primo conflitto mondiale nella rotta di Caporetto. Ma l’Austria aveva un’ulteriore possibilità di attacco, ed era la linea del Piave. Dopo aver superato il valico del  Brennero, spingendosi verso sud si sarebbero diretti verso la gola del Brenta dove avrebbero trovato un aiuto nella conformazione morfologica delle gole dell’altopiano del Grappa:

“Il valico del Brennero aggira la linea del Piave per mezzo del varco del Pentelst da Brunneche a Cortina d’ampezzo e Belluno, la linea del Brenta per mezzo della Val Sugana su Bassano…”.

Friedrich Engels

Dopo pochi mesi dallo scoppio della Guerra civile americana, la maggior parte degli attivisti politici e intellettuali europei, per citare due nomi Mazzini e Mill, erano convinti che il conflitto si sarebbe concluso nel giro di poco tempo e che alla fine le truppe dell’Unione di Lincoln avrebbero riportato l’ordine sugli schiavisti del sud. Engels  analizzò con il suo solito metodo empirico il conflitto tramite tre paradigmi: geografia del campo di battaglia; risorse umane messe in campo da parte di ambo le parti; e tecnologia utilizzata, in particolare concentrandosi sull’utilizzo delle nuove mitragliatrici automatiche. La sitensi era che la guerra in corso era il primo esempio di conflitto moderno e si sarebbe conclusa solamente dopo un’enorme dispendio di vite umane:  

“Da qualunque punto di vista Lea si consideri , la guerra civile americana presenta uno spettacolo senza confronti negli annali della storia militare. L’immensa ampiezza del territorio conteso: la vasta estensione del fronte e delle linee di operazione ; la consistenza numerica degli eserciti , la cui organizzazione trovava ben poco sostegno in una precedente struttura organizzativa ; il costo favoloso di questi eserciti ; il modo di guidarli e principi tattici e strategici generali secondo i quali viene fatta la guerra , sono tutti elementi nuovi agli occhi dello spettatore europeo”.

La Guerra civile degli Stati Uniti, Karl Marx e Friedrich Engels

In poco tempo, Engels si rese conto che la tecnologia militare si era sviluppata a tal punto che l’apparato militare era diventato un elemento imprescindibile non solo per lo sviluppo capitalistico a livello industriale, ma per la stessa sopravvivenza dello stato moderno, trasformando lo stato stesso e i cittadini in una struttura militare vera e propria, in cui il cittadino/suddito diventava a tutti gli effetti un militare, anche se ne era inconsapevole:

“L’esercito è diventato fine precipuo dello Stato e fine a se stesso ; i popoli esistono solo per offrire  e nutrire i soldati. Il militarismo domina l’Europa…La concorrenza dei singoli ad impegnarsi ogni anno più denaro per esercito e consumi dall’altro, col servizio militare obbligatorio per tutti, favorite tutto il popolo all’uso delle armi, rendendolo atto a lor volere a un certo momento la sua volontà alla casta militare che lo comanda”.

Antiduhring, Friedrich Engels

Le tre categorie militarismo, capitalismo, stato avrebbero portato ad un possibile conflitto tra i paesi più industrializzati per il controllo dei mercati economici:

“La vittoria della violenza poggia sulla produzione di armi, e questa poggia e sua volta sulla produzione in generale, quindi sulla potenza economica, sull’ordine economico, sul potere di disporre dei mezzi materiali”. 

Friedrich Engels

Questo sviluppo del capitalismo era destinato, a sua detta, a provocare un guerra su larga scala che, oltre alla perdita di vite umane e mezzi materiali, avrebbe avuto come conseguenza l’instaurazione di una società socialista nei paesi dell’Occidente europeo:

”Da otto a dieci milioni di soldati si danno la caccia l’un l’altro e nel frattempo , spogliano l’Europa come uno sciame di locuste non ha mai fatto prima. Le depredazioni della Guerra dei Trent’anni condensate in tre o quattro anni ed estese all’intero continente; carestie , malattie, caduta universale delle barbarie, sia gli eserciti, sia del popolo, sulla scia di ‘acuta miseria; irrecuperabile sconvolgimento del nostro sistema artificiale di commercio, industria e credito, destinato a sfociare in un fallimento universale; crollo dei vecchi Stati e della loro saggezza politica commerciale al punto che le corone finiranno nelle fogne ..”. 

Antiduhring, Friedrich Engels

Questa dissertazione di Engels fu ripresa in toto dal famoso pamphlet di Lenin l‘Imperialismo come fase suprema del capitalismo del 1916 per descrivere le cause della Prima guerra mondiale. Un anno dopo la pubblicazione di quel fortunato saggio, in un altro scritto in piena rivoluzione d’ottobre in Russia intitolato Stato e rivoluzione, Lenin riprese gli studi di Engels sull’importanza che aveva un esercito moderno declinandolo ad esercito di massa, coniando la proposizione “l’organizzazione delle masse in armi”, in cui il popolo armato avrebbe dovuto essere  l’organismo che sarebbe stato preposto alla tutela della rivoluzione contro le “forze reazionarie zariste”. La guerra, la militarizzazione, la politica economica, erano fattori imprescindibili per lo sviluppo dell’analisi della società del moderno Stato nazionale del Novecento. Una dicotomia per i socialisti e i comunisti che si professavano e che si professano tuttora pacifisti, non disposti a riconoscere il valore della forza e della violenza nell’agone politico.

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