Cosa ci dice la guerra degli aiuti sullo stato di salute dell'Italia

Che si smetta di definire l'Italia una potenza, non lo siamo più. Questa è la lezione più importante che stiamo imparando dal Covid-19.
Che si smetta di definire l'Italia una potenza, non lo siamo più. Questa è la lezione più importante che stiamo imparando dal Covid-19.

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In principio era soltanto la Cina ad aiutare l’Italia, invadendola di donazioni e merci acquistate a prezzi fuori mercato, poi è arrivata la Russia “con amore”, seguita a ruota dagli Stati Uniti, sullo sfondo dell’entrata in partita ai tempi supplementari di Francia e Germania. Oggi, ad ormai più di due mesi dall’inizio della crisi sanitaria più grave della storia italiana, la conta dei paesi che hanno deciso di inviare personale medico e carichi umanitari nel Bel Paese è sempre più lunga, la lista è sempre più variegata: paesi europei ed asiatici, economie avanzate ed in via di sviluppo, ma anche stati quasi-falliti, liberal democrazie occidentali e dittature comuniste, veri benefattori e giocatori con secondi fini.

La Cina è il paese che più di ogni altro ha aiutato e sta aiutando l’Italia, al di là delle polemiche sterili sull’effettivo quantitativo di merce donata ed acquistata. La Cina ha venduto e regalato quando, lungi dal superare la crisi di Wuhan, a livello europeo si chiudevano i confini, si accusavano gli italiani di aver “unto il mondo” e si sequestravano i primi carichi di mascherine chirgurgiche. Se l’Unione Europea si fosse comportata in maniera solidale ad emergenza iniziata, ossia quando avrebbe dovuto, l’Italia non si sarebbe gettata fra le braccia della Cina, e i ripensamenti dell’ultimo minuto sono più legati all’esigenza di riparare i danni che ad un sincero spirito cooperativo.

È anche vero, però, che il governo Conte ha peccato di ingenuità nel credere che volgendo lo sguardo ad Est non avrebbe più dovuto rendere conto ad Ovest. La nuova classe politica italiana è tutto meno che adatta a fare politica, non ha senso della misura e neanche un vero attaccamento alla bandiera, non ci sono statisti dotati di lungimiranza capaci di osservare il mondo in maniera realistica ed agire con prudenza machiavellica. È per queste ragioni che l’Italia si è trasformata nell’ennesimo campo di battaglia della guerra fredda fra Stati Uniti e Cina e fra Stati Uniti ed asse franco-tedesco, sullo sfondo dei tentativi di una miriade di giocatori apparentemente irrilevanti di portare avanti le loro agende introducendosi nella guerra degli aiuti.

L’Albania ha inviato personale medico nell’aspettativa di ottenere dei punti in più nel processo d’adesione all’UE, l’Ucraina e la Polonia hanno inviato squadre di dottori soltanto dopo la maxi-missione umanitaria della Russia, e probabilmente il motivo è proprio questo, anche Cuba e la Somalia hanno inviato specialisti, mentre l’Egitto e la Turchia hanno inviato tonnellate di beni. Ogni aiuto è calorosamente accolto e la speranza è che la classe politica italiana possa ricordarsi nel dopo-crisi di chi è stato presente, dando quel poco che poteva, come Albania e Somalia, e di chi avrebbe potuto fare molto, come Germania e Francia, ma invece ha preferito tentare scalate predatorie approfittando delle borse a picco, alimentando dibattiti inutili sulle misure economiche più idonee in un momento di pura crisi.

Il punto, però, è un altro: questi aiuti dicono molto sullo stato di salute dell’Italia, politicamente ed economicamente, e la diagnosi dovrebbe turbare tanto l’opinione pubblica quanto la classe politica. Paesi in via di sviluppo, come l’Egitto e l’Albania, sottosviluppati, come la Somalia, con delle guerre al proprio interno, come l’Ucraina, o sotto embargo, come Cuba, hanno aiutato l’Italia che sulla carta è quarta potenza economica dell’UE ed ottava a livello mondiale, membro permanente del G7 e del G20, e nono paese al mondo per la qualità e l’efficienza del sistema sanitario. Sulla carta l’Italia è ancora una grande potenza, ha le risorse per competere con i principali giocatori del pianeta, per esercitare dell’influenza nel Mediterraneo allargato e nell’Africa ex italiana e ha un sistema sanitario all’avanguardia, che nulla ha da invidiare a quello giapponese, tedesco o svizzero.

Ma la pratica ha svelato tutte le debolezze, le vulnerabilità, le falle e i difetti del sistema-Italia; un paese che non riesce ad avere influenza neppure su stesso e che dopo anni di austerità insensata e mala-politica si scopre estremamente fragile e bisognoso dell’aiuto della piccola, ma solidale, Somalia, della lontana ed in guerra Ucraina, della sanzionata, ma sempre disposta ad un riavvicinamento, Russia. Mentre nel resto del mondo la crisi si sta trasformando in un momento per riscoprire o rinsaldare l’unità nazionale, dalla Cina agli Stati Uniti, in Italia è scontro acceso fra le forze politiche e il mondo della (dis)informazione coglie l’occasione per polarizzare e disorientare ulteriormente l’opinione pubblica, spiegandole che “tutti gli aiuti sono uguali, ma alcuni aiuti sono più uguali degli altri”.

Russia e Cina sono avvisate: non si accetta l’umanitarismo di facciata, strumento di potere morbido (soft power) che, in realtà, nasconde propositi egemonici; soltanto a Stati Uniti ed Unione Europea è concesso. Il futuro dell’Italia è, possibilmente, ancora più nero e distopico del presente e sarà questo l’argomento del nuovo episodio di Confini: un’analisi di scenario riguardante lo status del nostro paese nel dopo-crisi.

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