OGGETTO: Pensiero, calcolo, simulazione
DATA: 24 Gennaio 2024
SEZIONE: Postumano
FORMATO: Analisi
AREA: Altrove
La degenerazione del pensiero filosofico analitico si manifesta con una forma espressiva divoratrice di significati. Questo è l'intelligenza artificiale: un golem che prende i nostri concetti e li tratta come fossero dei giochi da manipolare sintatticamente e logicamente per fornire risposte veritiere ma non vere.
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La società odierna si trova di fronte ad un nuovo e colossale “mostro” tecnologico che sembra esser pronto a destituire la dignità lavorativa a migliaia di persone: l’Intelligenza Artificiale. Questa rivoluzione, il cui controllo sottende a logiche di potere importantissime, non è però nata dal nulla ed è figlia di un excursus storico-filosofico che merita attenzione per comprendere le radici del possibile male che cova al suo interno. Vanno anteposte delle definizioni per rendere chiaro il punto che ci si ritroverà ad affrontare.

L’Intelligenza artificiale è una disciplina istituita negli anni Cinquanta e il cui scopo è la simulazione del pensiero umano, sebbene nel corso della storia sono stati molti i tentativi di crearne una (illustre precursore fu Gottfried Leibniz). Attualmente è una disciplina che vede convergere differenti settori disciplinari a livello avanzato quali Informatica, Ingegneria, Neuroscienze e Psicologia, Linguistica Computazionale ed in ultima istanza filosofia.

Il mondo sembra sembra convergere ora su di essa, ma tale risultato è in realtà frutto di un grande scisma culturale occidentale originatosi all’inizio del Novecento.

Nel corso del XX secolo si è compiuta infatti una delle più grandi scissioni culturali della storia, che ha determinato una struttura dicotomica di pensiero, più o meno consapevole. Nell’ambito della conoscenza anglofona si è optato per un approccio metodologico alla conoscenza volto all’analisi, intesa, più finemente, come frammentazione all’elementare. Tale necessità, ancorata alla struttura politica pragmatico-liberista di UK e USA, ha permesso, a partire da Russell e Whitehead e proseguita poi con Moore, Kripke, Chomsky, Quine, Putnam, Dennett, di costruire le basi per un approccio multidisciplinare che costituisce da più di mezzo secolo il senso di avanguardia conoscitiva mondiale. Proprio Dennett e Putnam sono infatti sostenitori della possibilità di una macchina pensante e cosciente. I filosofi conoscono tale scisma novecentesco come “filosofia analitica”, ma tale approccio è ben più che una filosofia, ha finito per diventare un diktat culturale al mondo.

Questo approccio filosofico nuovo favorì, oltre ai risultati tecnico-scientifici del XIX secolo, la preponderanza nei primi tempi (dagli anni Dieci fino agli anni Cinquanta) di tutte quelle discipline che avessero una componente analitico-empirica, quali chimica, fisica, matematica, soppiantando la troppo teorica filosofia con la più pratica psicologia quale base di costruzione. Il vecchio continente, al contrario, ha preferito rimanere ancorato in studi di carattere storico-sociale e artistico-letterario, con un occhio particolarmente attento alle prospettive politiche che si sviluppano da essi. Da una parte, un nutrito gruppo di intellettuali proponeva una cultura fondata sulle categorie del marxismo, dell’hegelismo, dello strutturalismo, della filosofia della storia, di Heidegger, di Bergson, dell’Esistenzialismo e della Fenomenologia; dall’altra parte gli analitici, con la loro forma mentis, hanno pian piano escluso o eluso, più o meno consapevolmente, la storia intessuta come memoria, per lasciar spazio al dato scientifico di ultimo aggiornamento preso nella sua istanza di pragmatica utilità.

Sono sorte in seno a queste due culture di riferimento, due indirizzi che cercano di rispondere a diverse domande con differenti contesti. Se nel pensiero Continentale, quello sorto in seno alla grande tradizione franco-tedesca in primis ed Europea in secundis, ci si chiede, con platonica innocenza: chi è uno scienziato? Perché lo è? Cos’è la scienza e come funziona? Per chi lavora uno scienziato? La scienza è libera o è asservita a logiche di potere? In che modo essa influisce sulla vita e tali modalità sono accettabili? Al contrario, l’analysis, la scomposizione, non crede nel generale inteso come concetto, esiste la sommatoria delle parti e la teoria della composizionalità. Pensare di poter accedere a categorie generali è soltanto una mitologia di cui l’uomo deve liberarsi, i filosofemi metafisici sono dei giochi linguistici senza significato, se non prettamente comunicativo e referenziale, e senza alcun principio di verità in essi.

Il mondo analitico, salvo rari casi, non considera minimamente i quesiti culturali provenienti da regioni denominate “continentali”, se non come divertissement da collocare nella letteratura comparata o nelle scienze sociali. Una certa mancanza di interesse e una certa supponenza implicita aleggiano nel mondo anglofono degli “scienziati”: loro conoscono i veri dati e il vero funzionamento della scienza. Tutte le altre discipline ascoltino e prendano esempio. La dimostrazione/falsificazione e il Calcolo sono il sine qua non della cultura odierna, mentre i concetti universali, l’indimostrabile, il mistero e l’irrazionale non hanno più alcun posto in qualunque dialogo veritativo anche se nessuno li ha ancora annientati come ci si auspicava. Anzi, di fronte a intelligenze artificiali generative, in grado di far leva su questi lati, dove persino l’occhio sarà ingannato e messo in crisi, chi le controlla viene guidato dal guadagno o dallo spirito della verità? E ad essere ottimisti, queste intelligenze artificiali generative quali verità proporranno, dato che questo concetto è un mito senza significato alcuno o micronizzato fino al ridicolo?

Ma non tutti i cosiddetti analitici sono totalmente disinteressati alle discussioni del “continente”, per fortuna, e uno sguardo storico è uno sguardo tardivo. Sembra che anche in tali ambienti stia maturarando la necessità della classica domanda ultima. Effettivamente, la filosofia analitica ha dato un contributo notevole allo sviluppo della Logica e della Linguistica, ma molti dei suoi problemi potrebbero nascere dall’evitare i quesiti posti dalla sua controparte Continentale.

Considerati tali aspetti propedeutici legati alla vexata quaestio, vanno poste delle linee guida su alcuni punti legati ad una idea di dominio politico-storico e di come essi minano la visione di insieme dell’ottica analitica. Ma per amor del vero va posto un veto a sentimentali slanci: le prospettive poste originariamente da una weltanschauung analitica, hanno portato risultati e miglioramenti effettivi nel corso del XX secolo? Sicuramente. Ma tale originaria propulsione logico-pragmatica, incentivata da un secolo americano, ha ormai raggiunto ogni dove della società occidentale e non solo, dalla migliore delle università al peggiore dei bar. L’analisi, il centro cognitivo delle abilità da “scienziato”, sviscerata della sua energetica finalità iniziale, si è estesa per catacresi sul mondo e sta rilasciando pericolose perversioni, illusioni, confusioni e banalità.

Arroccatisi su centri della conoscenza di natura quantificabile, a partire dalla logica-matematica (si consideri che il testo fondativo sono i Principia Mathematica di Russell-Whitehead) gli analitici hanno fatto del tentativo formalizzante, su ogni aspetto umano, il loro ultimo traguardo anche se ha dato modo di avvilupparsi in discussioni sempre più autoteliche: la logica la si spiega con un linguaggio e questo a sua volta lo si coglie con un principio cognitivo che a sua volta dovrebbe essere spiegato con la logica; la formalizzazione logica del linguaggio è la nostra possibilità di accedere chiaramente al mondo; la nostra mente è una istanza computazionale che comprendiamo tramite linguaggi formali.

Questo elenco è potenzialmente infinito e manifesta come una conoscenza così intesa ha il solo scopo di formalizzare se stessa. proprio in questo senso si manifesta un ultimum: la forma espressiva ha divorato il significato. Proprio qua si ritorna all’inizio, tramite funzioni informatiche, linguistiche e scientifiche si è giunti all’Intelligenza Artificiale generativa, ovvero una interfaccia parlante indipendente dalla nostra volontà. La conoscenza ha finalmente formalizzato se stessa. Anche se ci si dovrebbe chiedere, quando ci si interfaccia con tali strumenti: La semantica, ovvero il significato delle parole, è mai completamente formalizzabile? Forse proprio dietro questa domanda si cela la possibilità del vero pensare e molte discussioni si fanno già in merito alla coscienza possibile dell’automa. Turing e Searle proposero già degli esperimenti in merito (Test di Turing e Stanza Cinese). ChatGPT e Bard diventeranno dei campioni assoluti di organizzazione logico-linguistica e ne sono figli desiderati, ma il significato altro non è che un componente numerico che va formalizzato tramite il contesto di riferimento. Ovvero un componente del calcolo e niente più.

Roma, Aprile 2023. VII Martedì di Dissipatio

Chiunque abbia fatto della cultura un viatico di accesso a significati ultimi si troverà di fronte ad un titano logico-linguistico profondamente pacato, elusivo e inchinato all’utile dell’utilizzatore, ma ancor di più, del suo creatore. Per questo titano i nostri significati sono solo dei giochi da manipolare sintatticamente e logicamente per fornire risposte (migliori se aggiungete qualche euro). Nuove frontiere che stanno per sconvolgere la società ci mostrano con estrema crudezza come il tanto declamato Occidente sia naufragato in una sequela di proclami formalmente corretti, ma sterilizzati da qualunque anelito di verità. Ma è proprio a seguito di tale ragionamento che assume un significato metaforico unico la leggenda del rabbino di Praga Judah Loew. Egli creò un golem per proteggere il ghetto e questa creatura prese vita soltanto quando gli scrisse Emet (Verità) sulla sua fronte. Dopo esser riuscito nel suo scopo originario, il golem prese a crescere senza sosta e divenne violento contro qualunque cosa finché Loew non risolse il problema quando cancellò la “E” e rimase “met”, ovvero Morte.

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