OGGETTO: Missione compiuta
DATA: 14 Aprile 2026
SEZIONE: Tecnologia
AREA: Cielo
L'11 aprile la capsula Orion è ammarata nel Pacifico con i quattro astronauti della missione Artemis II, primo sorvolo lunare con equipaggio dal 1972. Un traguardo da 93 miliardi di dollari in cui l'Italia ha recitato un ruolo tutt'altro che marginale: Thales Alenia Space ha costruito a Torino il telaio strutturale del modulo di servizio europeo, cuore propulsivo e vitale della navicella.
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Lo scorso 11 aprile la navicella Orion, in rientro dalla missione Artemis II, è atterrata nell’Oceano Pacifico al largo della città californiana di San Diego, con a bordo i quattro astronauti partiti, gli americani Christina Koch, Victor Glover e Reid Wiseman, insieme al canadese Jeremy Hansen. 

La missione ha avuto come obiettivo il sorvolo completo della Luna, incluso il suo lato nascosto, un’impresa che non veniva compiuta da esseri umani dal 1972, ai tempi di Apollo 17, ultima missione del programma che segnò l’apice dell’esplorazione lunare nel Novecento.

Con un costo stimato in circa 93 miliardi di dollari, di cui 50 già spesi, Artemis II rappresenta un passaggio cruciale nel ritorno dell’uomo nello spazio profondo: non un semplice volo dimostrativo, ma un collaudo generale in vista delle future missioni con atterraggio. Il programma Artemis, infatti, mira a ristabilire una presenza umana sulla superficie lunare e, nel lungo periodo, a costruire le condizioni per spedizioni verso Marte.

In questo senso, Artemis raccoglie l’eredità del programma Constellation, avviato nel 2005 e cancellato nel 2010 dall’amministrazione Obama a causa dei costi eccessivi e degli obiettivi giudicati non sostenibili. Di quel progetto sopravvive soprattutto la capsula Orion, oggi al centro della nuova architettura di esplorazione.

Dopo il ritiro dello Space Shuttle nel 2011, Stati Uniti ed Europa hanno attraversato una fase di transizione, affidandosi inizialmente alle capsule russe Sojuz e successivamente ai veicoli commerciali sviluppati da aziende private come SpaceX. Orion segna così il ritorno a una capacità autonoma di missioni oltre l’orbita terrestre bassa.

Durante il viaggio, l’equipaggio ha affrontato senza particolari difficoltà le condizioni della missione, fatta eccezione per un breve malfunzionamento del sistema igienico di bordo, risolto prontamente da Christina Koch, astronauta già nota per il record di permanenza consecutiva nello spazio per una donna.

Nel corso del sorvolo lunare, gli astronauti hanno anche avuto modo di osservare e nominare due crateri finora privi di denominazione ufficiale, un gesto simbolico che richiama le grandi esplorazioni del passato, trasposto però in un contesto radicalmente diverso.

Determinante per il successo della missione è stato il contributo europeo, in particolare attraverso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), responsabile dello sviluppo del modulo di servizio europeo (ESM) della capsula Orion. Il modulo, costruito da Airbus, fornisce propulsione, energia e supporto vitale all’equipaggio.

All’interno di questo contributo si distingue anche il ruolo dell’industria italiana, con Thales Alenia Space impegnata nella realizzazione del telaio strutturale dell’ESM presso lo stabilimento di Torino. Una componente progettata per resistere alle sollecitazioni estreme del lancio e del volo lunare, mantenendo al contempo elevati standard di leggerezza ed efficienza.

A ciò si aggiungono sistemi fondamentali come i radiatori e le componenti termiche, indispensabili per garantire il corretto funzionamento dei sistemi di bordo nel vuoto spaziale. Un insieme di tecnologie che conferma il livello di integrazione e competenza raggiunto dall’industria aerospaziale europea.

Il successo di Artemis II si inserisce in un contesto internazionale profondamente mutato rispetto all’epoca delle missioni Apollo. Se durante la Guerra Fredda la competizione spaziale era essenzialmente bipolare, oggi la scena è molto più articolata e caratterizzata da una pluralità di attori statali e privati. Tra questi, il ruolo più rilevante è assunto dalla China National Space Administration (CNSA), che nel corso degli ultimi due decenni ha sviluppato un programma spaziale coerente, graduale e fortemente sostenuto a livello politico.

Le missioni della serie Chang’e hanno segnato tappe fondamentali di questo percorso: dall’allunaggio sul lato nascosto della Luna con Chang’e 4, alla raccolta e al ritorno di campioni lunari con Chang’e 5. A queste si affianca la costruzione della stazione spaziale modulare Tiangong, che ha consolidato la capacità cinese di operare in orbita in modo autonomo e continuativo. 

L’obiettivo dichiarato di Pechino è ora quello di portare dei propri astronauti sulla superficie lunare entro il prossimo decennio e di realizzarvi una base scientifica permanente in collaborazione con la Russia, attore ormai al seguito sebbene reduce dal recente lancio dei primi 16 satelliti Rassvet (la Starlink russa).

In risposta, gli Stati Uniti hanno promosso un modello alternativo basato su un sistema di partnership multilaterali, formalizzato negli Artemis Accords, che coinvolgono numerosi Paesi alleati e definiscono principi operativi per l’esplorazione e l’utilizzo delle risorse spaziali.

Al centro di questa competizione vi è la Luna stessa, che torna ad assumere un valore strategico non solo simbolico, ma anche potenzialmente economico e logistico. La presenza di ghiaccio d’acqua nelle regioni polari, fondamentale per la produzione di carburante e il supporto alla vita umana, e la possibilità di utilizzare facilmente il suolo lunare come piattaforma per missioni più profonde nello spazio, data la sua scarsa gravità, rendono il nostro satellite un nodo cruciale nella futura espansione dell’umanità oltre la Terra.

Non solo, studi recenti stimano l’abbondante presenza di almeno un milione di tonnellatedi Elio-3 incastonate nella regolite lunare, un isotopo assai raro invece sul nostro pianeta e giudicato fondamentale per la fusione nucleare e le future tecnologie quantistiche. Basti pensare che in base ai consumi attuali ne basterebbero solo 25 tonnellate per soddisfare l’intero fabbisogno energetico annuale del Nord America.

A differenza della corsa allo spazio del XX secolo, tuttavia, l’attuale fase non si gioca esclusivamente sul piano statale. Attori privati, in particolare negli Stati Uniti, stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nello sviluppo delle tecnologie necessarie, contribuendo a ridefinire i rapporti tra pubblico e privato e introducendo nuove dinamiche economiche all’interno del settore.

In questo scenario complesso e in rapida evoluzione, Artemis II lancia un segnale politico preciso: il ritorno umano nelle vicinanze della Luna segna l’ingresso in una nuova fase della competizione spaziale, nella quale cooperazione e rivalità coesistono, e nella quale il controllo delle infrastrutture, delle rotte e delle risorse nello spazio cislunare è destinato a diventare un elemento sempre più rilevante degli equilibri globali.

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