Una strategia spaziale per l'Italia

L'impegno italiano nello Spazio e l'intesa fra Roma e Parigi rappresentano una possibilità di crescita tecnologica e di conduzione strategica dell'Unione Europea.
L'impegno italiano nello Spazio e l'intesa fra Roma e Parigi rappresentano una possibilità di crescita tecnologica e di conduzione strategica dell'Unione Europea.

I due governi presieduti da Giuseppe Conte hanno introdotto la prassi di istituire una delega ad hoc per le attività aerospaziali e di conferirla all’uomo più vicino al premier: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Giancarlo Giorgetti fu il primo infatti ad aver ricevuto la delega all’aerospazio, poi nel Conte Bis il turno passò a Riccardo Fraccaro. Mario Draghi non ha interrotto questa consuetudine, affidando l’incarico a Garofoli, per poi cederla a Bruno Tabacci. Eppure è proprio dal Mise, nuova casa di Giancarlo Giorgetti, che è ripartita la programmazione della strategia spaziale del Governo Draghi. Il versante strategico e geopolitico dell’industria spaziale ne costituisce, oltre all’enorme fatturato economico, uno dei fattori fondamentali. In particolare perché è fra i pochi elementi d’eccellenza tramite i quali l’Italia può rimarcare la sua presenza nell’arena internazionale, nonché in quella europea. Dopo la chiusura di importanti contratti, lo scorso anno, che hanno visto il nostro Paese assicurarsi le prime contractorship di alcune missioni europee, i passi più importanti sul versante geopolitico e strategico sono arrivati proprio dall’ultimo incontro del Ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti con il Ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, nel quale il tema dell’aerospazio è stato centrale.

La parola chiave pronunciata da Giorgetti è stata “autonomia strategica europea”: una formula consolidata del dizionario geopolitico francese e di quello tedesco, da sempre intenzionalmente improntata a mascherare le velleità di indipendenza di francesi e tedeschi dalla conduzione statunitense, mascherandosi dietro la cortina dell’Unione Europea. E l’Italia non può che essere centrale in questo settore, essendo fra quei Paesi al mondo a poter vantare una filiera completa, dalla progettazione dei lanciatori alle fasi di decollo ed una potenza industriale saldamente legata al territorio nazionale, dove una folta schiera di PMI ruotano attorno all’attore principale: Leonardo S.P.A., ex Finmeccanica, azienda partecipata dallo Stato, fra i player principali e più all’avanguardia nel settore tecnologico, della Difesa e dell’Aerospazio a livello mondiale. Proprio attraverso l’aerospazio l’Italia può tentare di sedersi al tavolo esclusivo franco-tedesco, giocando di sponda con la Francia, da sempre potenza leader in ambito militare e aerospaziale, che vede minacciato il suo primato dagli investimenti messi in campo dalla Germania.

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Durante l’incontro al Mise sono stati firmati dei contratti per la fornitura di lanciatori spaziali –  fondamentali per qualsiasi nazione che voglia avere una proiezione spaziale – e motori da parte di Avio Spa all’industria aerospaziale francese. Inoltre, è stato avviato un tavolo di confronto sul futuro dei lanciatori a trazione italo-francese che punta a coinvolgere anche i tedeschi. L’intesa fra Roma e Parigi nello Spazio dunque vanta già importanti risultati e risulta fondamentale per un contenimento della crescita dell’influenza tedesca nel settore. D’altronde anche l’Italia ha bisogno, nonostante le sue eccellenze, di un deciso rilancio nel panorama aerospaziale: alla competenza ed al livello di investimenti (il nostro Paese è terzo contribuente dell’Agenzia Spaziale Europea) non è conseguito infatti un riconoscimento in sede di policy making e leadership strategica. Ai vertici dei programmi e delle agenzie comunitarie interessate al settore aerospaziale l’Italia è pressoché inesistente. La collaborazione con la Francia rimane il punto d’accesso privilegiato ai tavoli che contano; i francesi ben riconoscono il protagonismo italiano nello spazio e l’interdipendenza dei due sistemi industriali, in particolare proprio sui lanciatori, e sanno che il primato nel settore rimane perseguibile integrando l’Italia. Per la penisola, la filiera aerospaziale d’altro canto rimane l’unica prospettiva di dinamicità dell’intero sistema Paese: il settore è fra i pochi ad interessare un’area geografica che va oltre l’agglomerato industriale del Nord. Roma, spesso considerata troppo vicina alla politica per manifestare una reale vivacità economica, è la sede di gran parte delle industrie impegnate nelle tecnologie aerospaziali, concentrate nella cosiddetta Tiburtina Valley, alla quale negli scorsi mesi si è recato in visita l’ambasciatore francese Masset. Anche il Sud offre il suo contributo all’industria aerospaziale: in particolare la Puglia, dove a Grottaglie sorge l’unico spazioporto italiano, dal quale sono in partenza alcune sperimentazioni da parte del Distretto Tecnologico Aerospaziale pugliese per il trasporto tramite droni di vaccini e prodotti sanitari.

Lo Spazio per l’Italia rappresenta quindi una doppia possibilità: una crescita tecnologica ed industriale omogenea per il paese, nonché la chiave di volta per partecipare alla conduzione strategica dell’Unione Europea. Parigi ha bisogno di un alleato importante e capace per mantenere la propria posizione in un settore per il quale sempre più attori stanno mostrando rinnovato interesse. Sul versante statunitense, già da alcuni anni, compagnia private come SpaceX hanno privato il settore pubblico del monopolio sull’aerospazio, mentre rimanendo sulla sponda orientale dell’Atlantico, oltre alla politica di investimenti tedesca, anche la Gran Bretagna punta ad imprimere un’accelerata decisiva alle proprie politiche spaziali, in particolare da quando l’idea di una Global Britain, capace di assumere un ruolo all’interno di un più vasto panorama extra-europeo, è di nuovo prepotentemente di moda dalle parti di Londra. In tutto ciò, sebbene il proposito francese sia quello di maturare, attraverso lo Spazio, un’indipendenza strategica sempre più marcata dagli USA, l’Italia rimane impegnata anche nella collaborazione con Washington: la capacità industriale-tecnologica della penisola è troppo elevata per non intavolare anche un discorso diretto con il dominus dell’area strategica occidentale ed il nostro paese ha già instaurato i primi rapporti di collaborazione per il programma Artemis della NASA, che vuole l’uomo nuovamente sulla Luna nel 2024, questa volta per stabilirvi, in pianta stabile, una testa di ponte verso un’ulteriore esplorazione spaziale. Quali saranno i prossimi passi? Ciò che abbiamo sottolineato è una divergenza fra il prestigio e l’efficacia della filiera aerospaziale italiana e la rappresentatività politica e strategica garantita a Roma nelle sedi decisionali e programmatiche del settore a livello comunitario. Il doppio impegno italiano, tanto nel supporto alla potenza americana per Artemis, quanto nel progetto di distacco dalla leadership strategica americana perseguito da Francia e Germania, mette il nostro Paese nella condizione di chiedere riconoscimenti e capacità di incidenza in cambio di un impegno stabile e profittevole nei programmi di collaborazione internazionale, offrendo la potenza di una filiera industriale che al momento rimane fra le più sofisticate al mondo.


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