Mars Attack!

L’ex direttore dei progetti spaziali di Israele dichiara: gli alieni esistono e hanno costruito una “Federazione Galattica” con gli USA. Dietro le balle galattiche c’è il vero. Intanto, tutti vogliono andare su Marte. Ecco come funzionano ASI, ESA e US Space Force
L’ex direttore dei progetti spaziali di Israele dichiara: gli alieni esistono e hanno costruito una “Federazione Galattica” con gli USA. Dietro le balle galattiche c’è il vero. Intanto, tutti vogliono andare su Marte. Ecco come funzionano ASI, ESA e US Space Force

Stappiamo lo spumante galattico. L’anno finisce e comincia con una lieta scoperta. Gli alieni esistono, sono tra noi, e hanno costituito una “Federazione Galattica” con gli Usa. La prima parte non è una novità. Solo, inchiodato al suolo dalle stelle, simili a minacciosi chiodi, l’uomo guarda al cielo per trovare se stesso ma soprattutto altre forme di vita. L’illusione di essere gli unici al cosmo svanisce definitivamente quando l’astronomia – la più antica delle pratiche – diventa scienza, e Galileo punta il cannocchiale in luoghi inauditi. D’altronde, anche Leopardi – che a quattordici anni compila una Storia dell’astronomia – non scavava nel cielo come fosse il riflesso delle proprie ispirazioni: era certo che esistessero altri, consecutivi mondi. Altre vite. Il fatto è che tra il calcolo delle probabilità e la patente verità c’è una sonora distanza.

“Star Wars”, al confronto, è una barzelletta, una balla spaziale. La notizia, che risale a un mese fa, l’ha data un quotidiano di Tel Aviv, “Yedioth Ahronoth”, immediatamente rilanciata – per la lettura dei non ebrei – dal “Jerusalem Post”. Intervistato, Chaim Eshed ha detto, appunto, non solo che gli alieni esistono ma che hanno fondato una “Galactic Federation”, stringendo patti con gli Stati Uniti. Le prove, secondo Eshed, sarebbero almeno due. Primo: la missione su Marte appena realizzata dagli States, nell’ambito del Mars Exploration Program guidato dalla Nasa. Al di là di “Perseverance”, il rover lanciato questa estate verso Marte, l’ipotesi ultima è quella di colonizzare il Pianeta Rosso costruendovi delle basi militari. Secondo: la fondazione, sotto egida di Donald Trump, lo scorso anno, di una forza speciale, United States Space Force, dedicata all’astronautica militare e alle operazioni spaziali. Non è una forza di secondo piano: accoglie circa sedicimila militari, è guidata dal generale John W. Raymond. La notizia, di cui si è detto, sommariamente, nel mondo anglofono, può essere presa con un sorriso. Ma del sale, del solido, c’è.

Lui chi è? Chaim Eshed non è uno sceneggiatore di “Star Wars”, non s’interessa di fantascienza, non è uno qualunque. Classe 1933, ha lavorato per trent’anni come direttore dei progetti spaziali del Ministero della difesa israeliano; è andato in pensione nel 2011. Eshed è stato inoltre generale di Aman, l’Israeli Military Intelligence: di fatto, l’innovazione tecnologica dei servizi passava attraverso di lui. I satelliti-spia utili per risolvere la “questione iraniana”, per dire, sono un suo parto. Di questo occorre tenere presente: i progetti spaziali – al netto dell’epica e del romanticismo diffuso e dei fatui servizi tivù – sono utili come operazioni avanzate di intelligence. Naturalmente, in molti hanno minimizzato le dichiarazioni espresse da Eshed. In primo luogo Isaac Ben-Israel, direttore dell’Israel Space Agency, il quale ha detto, in sintesi, ciò che pensiamo tutti: gli alieni secondo il calcolo delle probabilità esistono, ma non sono ancora entrati in contatto con gli umani. Altri hanno screditato Eshed: vuole farsi pubblicità e vendere il suo libro. Un libro, in effetti, c’è. S’intitola – all’inglese – The Universe Beyond the Horizon: Conversations with Professor Haim Eshed. È stato scritto da Hagar Yanai: classe 1972, nata in un kibbutz, cresciuta in un monastero zen in Giappone, è una scrittrice di fantasy, piuttosto nota (nel 2008 ha ottenuto il Prime Minister’s Prize for Hebrew Literary Works).

Come vengono ripartiti i fondi nazionali per finanziare ESA: l’Italia partecipa per il 13,7% della cifra, segue Francia e Germania

E noi… chi siamo? Passiamo dalle battaglie celesti alle cose terrene. La forza aerospaziale italiana si basa sull’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, presieduta dal 2019 da Giorgio Saccoccia. L’ASI è nata nel 1988, ha sede a Roma e centri a Matera e Malindi; vi lavorano circa 260 dipendenti. Il bilancio previsionale del 2020 dice di entrate per 931 milioni e 328mila euro, di cui una buona parte – 420 milioni di euro – vengono dal MIUR. Per il 2021 si prevede un bilancio da 656mila euro, nel 2022 di 626mila euro. “Si auspica, pertanto, l’individuazione di una linea di risorse… a decorrere dal 2021 e per i successivi esercizi finanziari”, si legge nel bilancio di previsione dello scorso anno. L’esercizio finanziario del 2020, infine, si è chiuso con una spesa di poco superiore al miliardo di euro, di cui 122 milioni spesi in “Esplorazione e osservazione dell’Universo” e 142 milioni in “Osservazione della Terra”. Tutti i bilanci, in ogni caso, possono essere letti e investigati nel sito dell’ASI. C’è poi l’Agenzia spaziale europea, ESA (European Space Agency), che ha sede a Parigi – in Italia il centro è a Frascati –, nasce nel 1977 e coordina i progetti spaziali dei 22 Paesi europei. Il bilancio, ovviamente, è d’altro tipo: 6,68 miliardi di euro totali, di cui 4,87 dai Paesi europei, messi per la maggior parte da Francia (il 26,9% della somma), Germania (20,1%) e Italia (13,7%). Tra i progetti di ESA, “Exomars” ha l’ambizione di far atterrare un rover nel 2023 su Marte. La corsa su Marte effettivamente c’è; i soldi spesi sono tanti e nello spazio non si va soltanto con la pia intenzione di fare belle fotografie alle galassie.

I marziani siamo noi. Nel 1959 Sergio Solmi inaugurava per Einaudi la prima autorevole antologia che sdoganava la fantascienza in Italia, Le meraviglie del possibile, scrivendo:

Mentre le Chiese non osano più resuscitare il miracolo; mentre la filosofia, seppellita la metafisica, si confina ad una presa di coscienza del nostro pensiero e della nostra azione – o della nostra disperazione – e le recenti teorie neopositivistiche ci pongono addirittura innanzi l’ultima superstite certezza nella tautologia; mentre la poesia stessa si riduce ad impiegare l’iride fascinosa delle sue immagini in una insoddisfatta e patetica ricognizione del nostro carcere esistenziale, è la scienza a riaprirci le porte del Meraviglioso, che l’uomo aveva chiuse da un pezzo.

Sergio Solmi

Uno dei racconti più noti di quella raccolta s’intitola La sentinella, lo ha scritto Fredric Brown. Con un linguaggio realista – “Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni luce da casa” – Brown racconta una battaglia interstellare. Il racconto dura poco più di una pagina, sufficiente a ribaltare tutti i valori.

Vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutto loro facevano, poi non si mosse più. Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire… Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante, e senza squame.

Frederic Brown

Ecco. I marziani siamo noi.  

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