Corpi senza cuori

Il 79% degli italiani dichiara di volersela "spassare in ogni occasione", il 52% cerca emozioni forti, il 44% vuole liberarsi da qualsiasi vincolo. I dati fotografano una società in cui il corpo è diventato piattaforma biopolitica, e il desiderio si consuma come un contenuto digitale. Nel mezzo, il dibattito sull'educazione sentimentale nelle scuole resta ostaggio di battaglie ideologiche, mentre gli adolescenti crescono senza adulti capaci di insegnare loro cosa significhi voler bene a qualcuno.

Prima di chiedersi cosa sia una macchina

L'informatica ha preso in prestito dalla filosofia la parola "ontologia" svuotandola del suo contenuto originale. Per i filosofi quella parola indicava la domanda su cosa significhi esistere. Per gli informatici indica un catalogo di oggetti e relazioni utile a far funzionare i sistemi. Ma un catalogo, per quanto sofisticato, non può cogliere ciò che ha un centro indivisibile - e questa è esattamente la domanda che la parola, nella sua accezione originale, era attrezzata a fare. Oggi quella domanda non si pone più, e nessuno se ne accorge.

La dissoluzione del Regno Unito

Nel cortile di Buckingham Palace l’Union Jack viene ammainata lentamente per l’ultima volta. L’insieme delle croci di San Giorgio, Sant’Andrea e San Patrizio scompare piega dopo piega, chiudendo la storia di uno Stato costruito unendo regni, nazioni, persino isole diverse. È una scena ancora soltanto immaginaria, ma non più inconcepibile. Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno oggi governi guidati da forze nazionaliste e, riuniti a Cardiff, hanno chiesto a Londra di aprire la strada a nuovi processi di autodeterminazione.

La necessità di uno Zar

Russia Unita ha vinto con quasi il 60% dei voti, come previsto da tutti. Eppure nessuna elezione è mai una pura formalità: la parvenza dell'esercizio democratico serve a legittimare il potere, anche quando il risultato non è in discussione. Quello che il voto non risolve è la crisi ideologica - il calice del Russkiy Mir si svuota, la guerra dura da 1700 giorni senza l'epica della Grande Guerra Patriottica, e i veterani che torneranno dal fronte peseranno sulla storia russa molto più di qualsiasi voto elettorale.

Jacques Attali

«L’Occidente ha vinto. Il mondo intero ha adottato i valori dell’Occidente. Guardate i cinesi: si vestono come gli occidentali, hanno adottato i costumi e alcune regole occidentali dello Stato di diritto, anche se vivono sotto una dittatura. Comprano prodotti della moda, sono diventati individualisti. L’Occidente ha vinto però come vinse l’Impero romano. Quando l’Impero romano scomparve, nel V secolo, tutti erano ormai romani. I barbari erano diventati cristiani e si vestivano come i romani. L’Impero romano trionfò nella propria scomparsa. Penso che oggi accada qualcosa di simile. L’ideologia induista può prevalere in India, ma non credo abbia una vocazione proselitista e quindi non la vedo come concorrente dell’ideologia occidentale. L’Islam, invece, può esserlo»

La guerra dell'oro

Nei caveau e nei mercati dei future si combatte una partita che ha poco di finanziario e molto di geopolitico: da un lato gli Stati Uniti, che mantengono il controllo sul prezzo del metallo attraverso contratti a termine e fondi cartacei gestiti da Wall Street e dalla City; dall'altro la Cina, che accumula riserve fisiche, potenzia la Shanghai Gold Exchange e rifiuta la logica della leva finanziaria su cui l'Occidente ha costruito il proprio primato monetario. È la de-dollarizzazione, ovvero il tentativo di sostituire finalmente il dollaro cartaceo, e dunque di insidiare l'egemonia a stelle e strisce.

Musica democratica, musicista proletario

L'industria discografica ha smantellato ogni corpo intermedio: niente più divisione funzionale tra genere di nicchia, circuito club e major, niente più strutture di tutela per l'esecutore. Al loro posto, un sistema neo-feudale in cui la piattaforma estrae valore a costo zero e il territorio occupa il vuoto lasciato dall'azienda. La drill newyorchese ne è il laboratorio più estremo, ma la logica vale per chiunque produca musica senza accesso all'iper-centro del pop globale.

Sullo stato mentale delle nuove generazioni

Il 59% dei giovani italiani tra 18 e 24 anni vive in uno stato di stanchezza emotiva o difficoltà attiva nel gestire il quotidiano, tredici punti sopra la media globale. L'uso di psicofarmaci tra bambini e adolescenti è più che raddoppiato in quattro anni. Il 38% degli under 35 si fida più di un chatbot che di uno psicologo. Dietro questi numeri c'è una società che ha smantellato i legami comunitari e ridotto ogni persona a ingranaggio del mercato.

Il lusso di dire No

L'Islanda non ha bisogno dell'euro, gestisce da sola le proprie acque e ha un PIL pro capite tra i più alti al mondo. Il suo No all'Europa incarna il privilegio di chi può ancora permettersi di scegliere. Chi controlla le proprie acque, la propria valuta e il proprio modello di sviluppo fatica a vedere cosa l'Europa possa aggiungere. La lezione più scomoda per Bruxelles è proprio questa.

La diplomazia della Iurta

L'Eurasia si è data appuntamento a Bishkek per celebrare la propria eredità nomade e il suo divorzio dall'Occidente - non senza contraddizioni. Un capolavoro diplomatico del piccolo Kirghizistan - diventato per 48 ore il centro nevralgico dei veri giochi che contano - e la prova che l'alternativa all'ordine occidentale si costruisce anche così: lentamente, a colpi di accordi multilaterali, infrastrutture cinesi e lingue ufficiali adottate per pragmatismo. Quella lingua, per inciso, è l'inglese.

C'è il sentiero

Da Erasmo a Montaigne, i giganti della cultura occidentale erano prima di tutto maestri della scorciatoia intellettuale. Xavier Nueno lo dimostra in "Un saper leggero" (Einaudi, 2026): la civiltà letteraria non è mai stata accumulo orizzontale di sapienza, ma tecnica della selezione. Il problema nasce quando il riassunto sostituisce il pensiero invece di prepararlo. E l'intelligenza artificiale, in fondo, non è che il definitivo taccuino di luoghi comuni del Rinascimento, elevato a sistema e dotato di parola automatica.

L'ultimo spettacolo di Beppe Grillo

Dal duello a distanza a colpi di video con Giuseppe Conte, reo di avergli scippato il movimento e di averlo istituzionalizzato tradendone i valori, alla pubblicazione sul proprio blog lo scorso 29 luglio di una dura invettiva contro la sua creatura politica, il visionario padre padrone del partito pentastellato è tornato a farsi sentire sulla scena politica del paese, ammiccando alle utopie libertarian dei padroni della Silicon Valley per solleticare l’elettorato antisistema M5S delle origini più refrattario alla "Grosse Koalition" col PD.
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