È facile non accorgersi, con tutto il parlare che si fa di intelligenza artificiale, della nuova era spaziale in cui stiamo per entrare. Sia gli americani, insieme a giapponesi, europei, canadesi e altri partner sparsi per il globo, che i cinesi, insieme ai russi, hanno in programma di tornare sulla Luna nel prossimo futuro, questa volta per restarci. Il mese prossimo avremo un assaggio di questo tanto rimandato ritorno, con la missione Artemis II che effettuerà il primo viaggio in orbita (con umani a bordo) attorno alla luna dagli anni Settanta. Per quanto riguarda le basi lunari, i piani americani parlano del 2028 – ma verranno con ogni probabilità rimandati – quelli cinesi del 2030. L’inizio dell’Era Lunare, e la concomitante espansione di missioni verso Marte ed oltre, in una fase di riconfigurazione degli equilibri sulla Terra, segnerà la comparsa di dinamiche inedite. Geopoliticamente, sarà un’era di opportunità, di incognite e di rischi. Uno di questi, è la rilevazione di vita extraterrestre nel Sistema Solare.
La possibilità di imbattersi in un segno, un precursore, un rimasuglio o un esemplare di vita extraterrestre diventerà a breve concreta, come mai lo era stata prima d’ora. Nel 2028, la Cina lancerà la missione Tianwen-3, per portare sulla Terra dei campioni di suolo marziano per la prima volta nella storia. Una missione con lo stesso scopo è in cantiere da diverso tempo a Washington, con la collaborazione dell’ESA, per recuperare i campioni collezionati dal rover Perseverance. Sempre nel 2028, la NASA lancerà Dragonfly: un tentativo senza precedenti di esplorare la superficie e indagare sulla possibile abitabilità di Titano. Nel 2030 sarà la volta di Europa Clipper, che raggiungerà la luna gioviana Europa alla ricerca di segni di vita, in uno dei luoghi più promettenti nel Sistema Solare in tal senso. La nuova era spaziale, inoltre, si distingue per l’inedita presenza di compagnie private e per la democratizzazione delle capacità spaziali; fattori che, incrementando il numero di attori nello spazio extra-atmosferico, aumentano considerevolmente le probabilità di un rilevamento fortuito.
La scoperta di vita extra-terrestre, in forma di microbi o resti, creerebbe inedite questioni filosofiche, morali e religiose – modificando la concezione che l’umanità ha di sé stessa -, porterebbe a sviluppi scientifici ad oggi impensabili e creerebbe notevoli rischi ambientali. In sostanza, sarebbe l’evento più importante della storia umana. Come tale, avrebbe enormi ripercussioni geopolitiche.
Oggi, gli attori spaziali dotati di capacità avanzate sono gli Stati Uniti e la Cina, seguiti dalla Russia (tradizionalmente all’avanguardia, oggi in difficoltà), l’Europa (Francia e Italia in primis) e l’India (la prima nazione a sbarcare presso il polo sud della Luna, nel 2023). Degne di nota anche le capacità giapponesi.
Come sulla Terra, anche nello spazio le nazioni tendono a dividersi nelle rispettive alleanze, con la differenza che, visti i costi proibitivi e le difficoltà intrinseche dei programmi spaziali, normalmente si assiste a più cooperazione sia tra alleati che tra partner neutrali. Il fulcro di questa cooperazione internazionale si basa sull’OST (Outer Space Treaty), trattato del 1967 da cui scaturirono altri trattati e una serie di raccomandazioni e linee guida adottate dalla stragrande maggioranza delle agenziespaziali.
Tuttavia, al momento, gli equilibri sono estremamente fragili. Gli Stati Uniti reinterpretano l’OST tramite gli accordi Artemis (che tutti i partner del programma Artemis, tra cui l’Italia, hanno firmato). Il programma spaziale cinese avanza a grandi ritmi, mentre le nuove costellazioni alla Starlink aumentano drasticamente il numero di satelliti in orbita.
Il punto di rottura di questo fragile equilibrio potrebbe essere la scoperta di vita nel Sistema Solare. Esattamente come durante la guerra fredda la corsa allo spazio assunse un ruolo emotivo e simbolico cruciale (basti pensare al momento Sputnik), e come nella prima amministrazione Trump la superiorità cinese nel 5G provocò ansie a Washington, così il primato nella scoperta e nella analisi di forme di vita extra-terrestre assumerebbe un’importanza cruciale. Essenzialmente, nei prossimi decenni, scoprire vita nel sistema solare potrebbe rappresentare per gli americani la conferma della loro superiorità spaziale, per i cinesi il superamento definitivo degli USA. Una dinamica tucididea nello spazio.
Se questa scoperta avverrà, diverse consuetudini internazionali adottate durante le missioni spaziali rischieranno di decadere. Adottando il linguaggio dell’OST, sarebbero a rischio i principi sanciti dagli articoli I, IX e XI, ovvero l’obbligo di “evitare alterazioni nocive dell’ambiente terrestre” (backward contamination, Art. IX), di evitare la “contaminazione dannosa” dei corpi celesti (forward contamination, Art. IX), il principio del “debito riguardo per i corrispondenti interessi” delle altre nazioni (Art. IX), il requisito di divulgare i risultati delle attività nello spazio extra-atmosferico (Art. XI) e quello di libera esplorazione senza discriminazioni (Art. I).
Violazioni del diritto internazionale non sarebbero di per sé né una novità né una tragedia. Il problema risiede nel fatto che le operazioni spaziali sono delicatissime, e anche leggeri conflitti rischiano di avere conseguenze non auspicabili per il nostro pianeta. Inoltre, il vero fulcro della questione è che tutte le norme e le consuetudini ad ora in vigore si concentrano su cosa fare nello scenario pre-scoperta. Le linee guida del COSPAR (Comitato per la Ricerca Spaziale), ad esempio, stabiliscono di identificare “regioni speciali” (già previste laddove la vita terrestre potrebbe replicarsi) nelle aree che dovessero presentare possibilità di vita. Tuttavia, il rilevamento effettivo di forme di vita rappresenterebbe uno scenario di ben altra portata. Si pone dunque la questione di cosa accadrebbe all’area o al corpo celeste ove venisse rilevata vita. Si potrebbe ipotizzare una moratoria temporanea sulle missioni e l’interruzione di quelle in corso. Tuttavia, vista l’attuale assenza di accordi in merito, nella fase immediatamente successiva alla scoperta il miglior scenario possibile è quello di cooperazione volontaria tra le nazioni, reso però più difficile dalla mancanza di un quadro di riferimento. Il peggiore, ovvero il caos, genererebbe il rischio di azioni unilaterali. Immaginiamo che venga rilevata della vita su Utopia Planitia (zona di Marte). Quale sentimento prevarrebbe a Washington/Pechino/Mosca (e, ci auguriamo, nelle maggiori capitali Europee)? Sarebbe più importante evitare qualunque rischio di contaminazione dell’area, oppure l’avere un campione da studiare prima di altri? Avere a disposizione tali campioni sarebbe rivoluzionario, dunque andrebbero giustamente ricercati con ogni mezzo. Ma c’è il rischio che ciò degeneri, mettendo a repentaglio l’incontaminazione delle forme di vita autoctone.
Vi è poi l’interrogativo del come gestire i campioni riportati sulla Terra. Le direttive COSPAR di Categoria 5 affrontano parzialmente il problema, ma presuppongono una missione specificamente dedicata al ritorno di campioni (sample return). Una missione potrebbe star semplicemente rientrando verso la Terra da un corpo celeste proprio mentre un’altra missione annuncia il rilevamento di vita. La condotta che la prima missione dovrebbe tenere in tale frangente rimane indeterminata, soprattutto se le due missioni appartenessero a nazioni diverse.
È dunque evidente il bisogno di un accordo, anche informale, che organizzi la gestione del post-scoperta. Detta così, sembra irrealistico. Eppure, anche in momenti di massima tensione, la cooperazione spaziale tra grandi potenze è sempre stata possibile. Lo stesso OST venne firmato nel 1967, nel bel mezzo della guerra fredda. Sarebbe auspicabile che tale accordo informale riconosca le realtà geopolitiche attualie venga dunque gestito nell’ambito di un G2 (Cina-USA) allargato a nazioni partner. Tale modello renderebbe non solo più facile assicurare alla civiltà umana un futuro tra le Stelle, ma potrebbe addirittura fungere da esempio come modus operandi per altri ambiti.