Le metamorfosi dell'intelligence

Partendo dall'inchiesta di Newsweek su un presunto esercito segreto di 60mila uomini abbiamo ripercorso la storia e l'etimologia dei cosiddetti "cabinet noir" o "black chamber".
Partendo dall'inchiesta di Newsweek su un presunto esercito segreto di 60mila uomini abbiamo ripercorso la storia e l'etimologia dei cosiddetti "cabinet noir" o "black chamber".

Due guglie neogotiche interrompono l’orizzonte sotto il cielo di Zagabria. È la Cattedrale, la cui facciata risale al 1880, quando fu riprogettata da Herman Bollé in seguito ad un terremoto. Camminando nel silenzio contemplativo della navata laterale destra si può osservare un’iscrizione in glagolitico, l’antico alfabeto slavo inventato dai Santi Cirillo e Metodio, nella seconda metà del nono secolo, cucito attorno ai dialetti spigolosi della Moravia per diffondere il verbo ortodosso del cristianesimo. Anche dopo la morte dei due fratelli monaci, l’alfabeto è stato utilizzato sino al XIV secolo in Bulgaria, dove insieme al Cirillico, è stata la base di una delle più interessanti scuole di crittografia alfabetica dell’alto medioevo. Come in Bulgaria, in tutta Europa alti matematici e linguisti hanno continuato a dedicarsi per secoli all’antichissima arte della crittografia, e il Potere se ne è servito quando ne ha avuto bisogno, ma non sempre lo ha fatto in maniera sistematica e organizzata.

Sino all’ascesa di Luigi XV di Francia, a fine XVIII secolo, nessun sovrano aveva mai istituito alcun ufficio che si occupasse notte e giorno di analizzare segretamente tutte le lettere e corrispondenze del Paese. È con la prima industrializzazione che il processo di produzione in serie contagiò anche l’analisi crittografica, di cui appunto sovrani come quello francese iniziarono a creare veri e propri uffici dedicati, composti da grandi esperti, veri e propri team di intelligence, in grado di intercettare e decifrare ogni tipo di corrispondenza nella massima segretezza, senza lasciare alcuna traccia. Cabinet Noir veniva chiamato questo ufficio, spazio di inchieste frutto di anni di ricerca, in grado di ostacolare fughe di notizie. Strumento arrivato ovunque nel mondo e tramandato nei secoli, accompagnato da varie teorie del complotto, molte delle quali legati all’idolo pagano Bafometto.   

È così che la storia si ripete, a suo modo, rivelando alla luce del presente, un poco alla volta, puntualmente, una porzione di quello Stato Profondo e dei suoi apparati. È accaduto poco più di una settimana fa, quando su Newsweek è uscito un articolo, risultato di un’indagine giornalistica durata due anni che ha coinvolto, come sostenuto dall’autore, numerose fonti interne agli apparati di sicurezza statunitensi, rivelando, con allegate fotografie autentiche, l’esistenza di una diciottesima agenzia di sicurezza, pertanto al di fuori di ogni regolamentazione, e che non compare sotto la direzione del Dipartimento Nazionale di Sicurezza presieduto dalla Haines.

<<Connolly talks about heated fabrics that make soldiers invisible to thermal detection, electric motorcycles that can silently operate in the roughest terrain>>

Quest’estratto dell’intervista ad uno degli insiders, rivela dettagli che ricordano tremendamente il film “Ipotesi di Complotto” con Mel Gibson. Nessuno è a conoscenza della portata del progetto, nemmeno le fonti in questione, ma sembrerebbe che gli agenti operativi sul campo (HumInt, SocInt) e nel cyberspazio, siano in totale 60mila in divisa e non, all’interno di apparati politici, finanziari ed industriali. Agenti sul campo che, come nel più classico immaginario popolare, agiscono in segreto, impiantando ove necessario sofisticati strumenti d’intercettazione sonora, termica ed informatica, dentro a mattoni finti, all’interno del tacco di un mocassino, manipolando, quando necessario, campagne di disinformazione sui social media e sui principali mezzi di comunicazione di massa, così creando di fatto una narrativa funzionale al Potere. Essi agiscono in segreto, non sotto copertura, è questo l’aspetto più interessante. Gli agenti che operano “covert” e non “undercover” fanno parte di un sistema di operazioni di portata mondiale, la cui approvazione è riservata per legge al Presidente e appartengono ufficialmente al CIA’s National Clandestine Service. Gli agenti coinvolti in questa operazione omnia, agiscono al di sopra di questo massimo grado di segretezza previsto per legge, essendo di fatto un apparato dietro gli apparati, in grado di operare trasversalmente a tutti gli altri, servendosi di una rete di sotto agenzie (anch’esse segretissime naturalmente) dedicate all’aspetto industriale e logistico che si cela dietro la così detta “signature reduction”, cioè la riduzione di tracce di qualsiasi tipo, suscettibili di bruciare l’agente. Sei i criteri fondamentali: credibilità, compatibilità, supportabilità, verità e conformità. Non si tratta semplicemente della fabbricazione di documenti falsi, bensì di creazione e manipolazione costante di false identità, reali legalmente, socialmente, professionalmente e virtualmente.

Un team altamente specializzato, dietro ad ogni agente si occupa di mantenere in piedi le abitudini, in ogni loro sfaccettatura, della bolla di sapone in questione, con la complicità di innumerevoli istituti legali, finanziari e industriali, manipolando informazioni e dati anche retroattivamente.  La tracciabilità di un individuo oggigiorno è pressoché ineludibile anche da un punto di vista biometrico – infatti, come sostenuto da un agente nell’intervista, i progressi degli studi sul Dna permetteranno in futuro armi biologiche sempre più selettive – se non grazie all’ausilio di un team, ricco sia nella quantità che nella qualità, che operi alle spalle per garantire all’agente in questione numerose false identità. Tutto questo sembrerebbe essere nato al fine di creare un sistema segretissimo di controspionaggio per scovare eventuali talpe cinesi o russe negli apparati, in quanto la Cina, da un punto di vista tecnologico e di intelligence, resta oggi il nemico più temuto dagli Stati Uniti.

Il problema sollevato dall’inchiesta è che non essendoci alcuna regolamentazione al riguardo, il rischio di agenti deviati sia concreto, insieme alla conseguente impossibilità di mettere fine al coinvolgimento degli Stati Uniti in vicende belliche sparse per il mondo, si pensi al Pakistan e allo Yemen, terreno delle missioni più pericolose al mondo. Gruppi di potere come il complesso militare industriale non possono permettersi infatti un isolazionismo americano, in quanto questo significherebbe il declino del progresso americano su ogni aspetto tecnologico, proprio in un momento in cui la competizione con la Cina è altissima, e quindi la fine della sua egemonia mondiale. Lo scandalo prodotto da questo genere di scoperte mette in luce l’arco di volta del dibattito che negli ultimi anni ha trovato grande fortuna nella narrazione mondiale. Il complottismo, che sia circa l’origine di un virus, o del Russiagate, è una variabile costante nella storia, oltre ad essere, fortunatamente fisiologica. Se non lo fosse dovremmo preoccuparci. Si pensi alla nascita dell’NSA (National Security Agency) sempre negli Stati Uniti d’America, avvenuta a partire dal 1917 appunto con lo scopo di intercettare le corrispondenze delle delegazioni alleate e nemiche tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Questo apparato, inizialmente, nacque al di sopra di ogni istituzione e regolamentazione in completa segretezza, all’oscuro della popolazione naturalmente, tanto da guadagnarsi il soprannome di No Such Agency.

La “Black Chamber”, nome d’arte del Cipher Bureau dell’NSA come battezzato dal suo creatore Herbert Yardley nel 1931, si ispira proprio al Cabinet Noir– il quale fu tirato in ballo per altro negli anni successivi alla Rivoluzione Francese per demonizzare Luigi XV e il suo successore ghigliottinato, Luigi XVI, rappresentati come dei marionettisti devoti a Satana – e non fu che il primo esperimento istituzionale di sorveglianza di massa ad essere messo in pratica.

L’assenza di regolamentazione attorno a determinati strumenti del potere, è una bolla che ciclicamente si gonfia, esplode in una fuga di informazioni, indignazione e conseguente regolamentazione. Come nel caso di Snowden in America e come nel resto del mondo, anche nel nostro Paese, dove si scopre dell’esistenza, ciclicamente di uno Stato dietro allo Stato, che sia la magistratura, l’esercito, i servizi. L’unico dato che possiamo osservare è il crescere della complessità, della segretezza e degli stratagemmi per preservarla, partendo dalla crittografia bulgara, per arrivare a quella quantistica dei giorni nostri, dove per proteggere un codice nucleare o una sequenza di Dna, si tira in ballo il Gatto di Schrödinger.


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