OGGETTO: CCCP e barbarie
DATA: 27 Agosto 2020
SEZIONE: inEvidenza
Il secondo album dei CCCP fa tremare, tra inni sovietici reinterpretati, contaminazioni religiose e rock grezzo all'italiana. Giovanni Lindo Ferretti incendia il piano padano, e non solo.
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Dopo il successo di “Affinità-divergenze” del 1985, i CCCP realizzano il loro secondo album nel 1987: ”Socialismo e Barbarie”. Successo effettuato con la casa discografica Virgin dischi, che ribalta il celebre motto di Rosa Luxemburg, la quale poneva di fronte il bivio socialismo o barbarie. I CCCP reagiscono con un there is no alternative, dove si manifesta l’apprezzamento per un mondo in cui si mescolano elementi di socialismo e barbarie. L’album si apre con “A ja ljublju sssr”, dove la coppia Zamboni-Ferretti riscrive l’inno sovietico, attraverso il remix della base e una riscrittura del testo. Unendo punk e monumentalismo, le rigide architetture dell’inno dei soviet con sonorità graffianti. Dove si mostra la stima e l’adesione ad una visione laburista ed eroica:

Onoro il braccio

Che muove il telaio

Onoro la forza

Che muove l’acciaio

A Ja Ljublju SSSR – CCCP

Traccia che manda in visibilio i militari sovietici durante un concerto sulla piazza rossa. Ma al connubio militarismo-laburismo si alternano le visioni mistiche di “Libera me domini“, dove fa la sua entrata il tema religioso-sacro che non abbandonerà mai la band emiliana, regalando vere e proprie preghiere punk e tracce pienamente liturgiche degli album successivi. Un’unione di sacro e profano, punk tedesco e Battiato, capace di generare dichiarazioni spirituali che camminano con brani più politici come “Manifesto” o richiami molteplici ai discorsi di Mao, Stalin e Lenin. Un percorso che porta poi a Radio Kabul, sull’occupazione sovietica dell’Afganistan:

Al principio era il verbo, al principio era Pravda

Parola-verità parola-verità

Al principio era il verbo, al principio era Pravda

Parola-verità parola-verità

Radio Kabul – CCCP

Le atmosfere sovietiche vengono rappresentate da concerti in cui si indossano divise della DDR e vengono amplificate dalla copertina dell’album: una fabbrica di Togliattigrad e il logo dei CCCP ispirato a quello della Fiat. Vi è poi il sequel di Emilia Paranoica: “Rozzemilla”. Si potrebbe fraintenderla come atto di critica alla propria terra, ma all’irrisione acida del proprio territorio si unisce un profondo amore strapaesano per la vecchia Emilia e la gente del piano padano. La traccia ha come pretesto una dichiarazione dell’Arcivescovo di Bologna che parlava di “città di gente sazia e disperata” in una accezione negativa; quelle stesse parole, interpretate da Ferretti in modo diametralmente opposto, diventano un vanto. Per la precisione “un vanto che si possa sostenere che gli emiliani sono sazi, un vero piacere. La disperazione, se vuoi, è invece una qualità antropologica, come la paranoia”. La canzone, corta e irriverente, esplode dalle corde vocali di Ferretti con un testo pungente, provocatorio, ironico, scorretto. Seppur breve e minore rispetto alla sua progenitrice essa raggiunge lo scopo “di incendiare il piano padano”.

“Stati di agitazione” è una canzone epilettica, eccessiva, tachicardica. Disegnata sullo stile folle e iperattivo di Danilo Fatur, che vi ricama una performance delirante. Fatur e Annarella giudici infatti seguivano sempre con performance conturbanti la band. Il testo di “Stati di agitazione” è infatti solo il contro-coro della performance di Fatur. Ma in “Socialismo e barbarie” hanno più importanza le contaminazioni col mondo islamico e medio orientale, che è alluso in “Radio Kabul” e invade l’ascoltatore in “Sura” e prima ancora in “Punk Islam”. Massimi esempi delle contaminazioni con la cultura islamica, “Punk Islam” (titolo tratto da un murale sul muro di Berlino) diventa un inno all’identità. Un’identità svanita o soffocata o evirata in Occidente, che invece diventa totalizzante ad Istanbul dove si afferma che “A Istanbul sono a casa”. Un mondo quello islamico che, come diceva in precedenza Baudrillard nel suo “America” ha ancora una identità forte e totalizzante, rispetto alla realtà annacquata dell’europa neocapitalista. Americanizzata prima e poi globalizzata. Se in Sura vi sono solo esperienze di musiche arabeggianti in Punk Islam c’è l’innesto di punk e sonorità orientali e la profonda ammissione di vicinanza ad una certa identità araba e socialista: “Allah è grande Gheddafi è il suo profeta”. Con Sura tale vicinanza e rispetto si alternano ad una ammissione di differenza:

O non adoro quello che voi adorate/ Né voi adorate quello che io adoro.

Sura – CCCP

Ciò non vuol dire ignorare le alternative e le tendenze musicali del panorama occidentale. In “Tu menti” si trova un omaggio ai Sex Pistols, come si evince da numerose strofe che rimandano ad altrettanti pezzi della band inglese – in particolare la famosissima Anarchy in The U.K.dove si riflette sulla ribellione giovanile ai dettami della vecchia borghesia:

Eri così carino, eri così carino/ Pigro di testa e ben vestito. Come se fosse una nenia di risposta fatta dai genitori ad un giovane “anticristo” in rivolta con i dettami paterni.

Tu menti – CCCP

Come in affinità-divergenze è presente un intermezzo di circa un minuto e mezzo: “Hong Kong”. Che più che una commistione di generi come Valium Tavor Serenase, è un augurio di buon ritorno a casa alla città di Hong Kong dopo la parentesi britannica nella Repubblica cinese. La voce ipnotica è accompagnata da una base mandarina che culla la città prima della annessione cinese (poi avvenuta nel 1997). Intermezzo così controverso rispetto ai fatti che accadono nella città di giada. Una delle proposte più significativa resta il tentativo di un rock grezzo (come da loro definito) in “Per me lo so”:

La prima volta fa sempre male

La prima volta ti fa tremare

Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più

Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più

Per me lo so – CCCP

Un surf tra atmosfere rock e punk in cui non mancano elementi di critica ed analisi della contemporaneità:

Nell’eterno presente che capire non sai

L’ultima volta non arriva mai

L’ultima volta non arriva mai

In questo presente che capire non sai

Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più

Per me lo so – CCCP

Per i CCCP, Socialismo e Barbarie è stato come un secondo esordio dove sono riusciti a prefigurare tutte le caratteristiche del loro stile. La vicinanza alla cultura sovietica, l’attenzione alle tendenze occidentali, la contaminazione col mondo islamico, la profonda importanza del tema religioso e mistico unito ad un forte scetticismo nei confronti del presente.

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