Intervista

«Berlusconi è stato lo sciamano che ha messo in moto gli spiriti ancestrali del nostro Paese». L'arcitaliano secondo Pietrangelo Buttafuoco

Il racconto del più italiano fra gli italiani è stato messo nero su bianco in Beato Lui (Longanesi, 2023). Abbiamo raggiunto il suo autore per discutere della maschera che ha dominato la politica italiana dal 1994.
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Silvio Berlusconi non è stato solo uno dei principali politici della Seconda Repubblica, ma è stato soprattutto un vero “personaggio” dell’immaginario italiano. Un’icona del pantheon del nostro inconscio popolare capace di generare devozione, ilarità, rispetto, odio incondizionato e fascino come i nostri migliori archetipi nazionali: da Padre Pio a Garibaldi, da Pinocchio a Totti, passando per i mostri di Dino Risi. Un personaggio totale della nostra società, ma anche un grande comunicatore ed innovatore che modificò e ridefinì i canoni della comunicazione politica, deformando il dibattito pubblico con furia dadaista e piglio darwiniano (più nella interpretazione di Paolo Bonolis che in quella del vecchio Charles….).

Per capire Berlusconi, infatti, non bisogna cercarlo nella politologia, nella filosofia, nella criminologia, ma nella critica letteraria (i più devoti direbbero nella teologia), nel genio teatrale e grottesco di pochi autori che ne hanno compreso l’anima profonda oltre i consueti pregiudizi. Tra i pochi che lo hanno capito davvero spicca Pietrangelo Buttafuoco che negli scorsi mesi ha scritto con il suo Beato lui. Panegirico dell’arcitaliano Silvio Berlusconi(Longanesi), un vero apologo su B. e sul nostro Paese. Un panegirico pungente, teatrale, grottesco, in cui Buttafuoco mostra un Berlusconi poliedrico, fascinoso, bizzarro, ammaliante, ironico e geniale. Che sembra uscito da una strana sintesi tra Macbeth e Totò contro i quattro, le pièce di Goldoni e gli spettacoli dei pupari, mostrandone il lato popolare, ariostesco, pindarico capace di fondere Pulcinella e Priapo, Craxi e i Ghibellini. Un grande cunto travestito da pamphlet che non vuole spiegare e giustificare, bensì intrattenere e rivelare il volto che nasconde la maschera del Berlusconi ufficiale, mostrandone l’anima più autentica per il nostro ed il suo (ipotetico) divertimento. Beato lui. Beati noi. Per meglio comprendere il significato e il senso di questo panegirico abbiamo intervistato il direttore Pietrangelo Buttafuoco.

Da dove nasce la volontà di scrivere questo panegirico sul più arcitaliano degli arcitaliani?

Perché è un divertimento. È il piacere del racconto.

E perché proprio “Beato Lui”?

“Beato Lui” deriva da una forma di invidia senza cattiveria, di invidia ammirata: “Ah, beato Lui…”!

-Ha spesso dichiarato di riscontrare nell’epopea berlusconiana una vicenda totalmente artistica, di individuo assoluto dall’ingegnosa irriverenza e comicità, che solo un Totò era riuscito ad incarnare nei suoi personaggi. La comunicazione in politica avrà ancora la stessa impronta dopo la dipartita del Cavaliere?

È ovvio. Se la Schlein parla dell’armocromista non fa che ripetere lo schema della calza di nylon che avvolge la telecamera per nascondere le rughe. Se non ci fosse stato Berlusconi e il suo “nylon” non ci sarebbe stata né l’armocromia in politica né tutti gli altri espedienti e schemi che sono venuti dopo.

Marcello Veneziani dice che Berlusconi è come i faraoni che non lasciano successori ma piramidi. Crede che Renzi possa essere considerato non un successore ma un erede del berlusconismo?

Secondo me il renzismo è erede in un’accezione speciale che non è quella di essere successori politicamente; come contesto sociale, humus, ambiente, invece, non vi sono dubbi. La sua apparizione è coerente ad una linea che va da Bettino Craxi, passa a Berlusconi e arriva fino a lui.

Una linea ghibellina? Una volta ha detto che l’Italia è ancora (come sempre è stata) divisa in realtà tra guelfi e ghibellini e che Berlusconi ha incarnato, in questo scenario lo spirito più ghibellino come Craxi prima di lui. Qual è la caratteristica di questo ghibellinismo berlusconiano?

Il fatto è questo, l’Italia aveva davanti a sé due opzioni guelfe incarnate da una parte dalla Democrazia Cristiana e dall’altra dal Partito Comunista. Berlusconi, invece, faceva finta di essere un democristiano o un “guelfo”, ma aveva una autentica natura “ghibellina”, come Craxi, del resto, che ha proposto, infatti, un’altra idea di socialismo che era più vicina a Garibaldi e ad un’espressione libertaria. La stessa cosa si può dire di Renzi che certamente non rientra nella tradizione del Pd come lo avevano costruito i liquidatori dell’una e dell’altra chiesa guelfa della politica italiana, ma anzi rientra in questa linea che ho accennato.

Quali sono le caratteristiche principali della maschera di Berlusconi?

Le sue caratteristiche sono quelle di disarticolare, disintermediare, disinnescare tutti i luoghi comuni che fino ad oggi hanno costruito il racconto dell’uomo pubblico. Attenzione, perché quella della politica è solo un dettaglio di Berlusconi, non dobbiamo commettere l’errore di chiuderlo dentro un recinto e spiegarcelo solo attraverso la politologia. Basti pensare al linguaggio, perché lui ha aggiornato il lessico degli italiani e non l’ha fatto tramite un decreto politico ma attraverso delle intuizioni tutte sue a partire dalla stessa canzone Forza Italia in cui il coro canta “siamo tantissimi” che è una sorta di capolavoro dada  così come è in lui  la natura dello sciamano che è riuscito in un capolavoro di ribaltamento ideologico. I sessantottini dicevano: “La fantasia al potere! La fantasia al potere!” con in mano le bandiere rosse e il libretto rosso di Mao Tse-tung, ma alla fine questa fantasia la potere la ha portata lui, Silvio Berlusconi.

A proposito di linguaggio, il tuo è un racconto in cui il fascino letterario di “Silvio” assume i contorni del mezzo cinematografico in cui le pagine sembrano diventare inquadrature, tra primi piani e campi lunghi. Berlusconi, più che un personaggio era forse la pellicola stessa su cui è trascorso il grande romanzo italiano?

Assolutamente. Lui è l’anello di congiunzione tra la grande commedia teatrale goldoniana e quella all’italiana del cinema del dopoguerra. In lui si vanno a confluire i fiumi carsici dal grande teatro di Carlo Goldoni all’opera musicale di Gioacchino Rossini, fino ad arrivare a Pietro Zerbi formando questo unico grande racconto.

Attraverso la lettura di “Beato Lui” si ha la visione di Berlusconi come un burattino libero dai fili che divenuto sovrano rimane costantemente, disperatamente, tormentato dall’amore della propria immagine oltre che dalla paura di non riuscire a domare le forze del tempo. Crede che il Cavaliere possa essere preso come maschera allegorica del Novecento e della sua continua corsa tra passato e futuro?

No, semplicemente possiamo considerarlo come un grande sciamano che ha messo in moto tutti gli spiriti ancestrali del nostro Paese.

Che cos’è che il mainstream, i media, gli intellettuali italiani non hanno capito del personaggio Silvio Berlusconi dato che tutti hanno cercato di inquadrarlo ma senza riuscirci?

Quello su cui inciampiamo continuamente quando parliamo di lui, quindi il voler relegarlo costantemente e unicamente alla politica. Ancora con questa politica! Non hanno capito che la vera chiave interpretativa di Berlusconi non può essere rinchiusa nella mera dimensione politologica.

Se Carmelo Bene è apparso alla Madonna, potremmo dire che Berlusconi in quanto prima maschera è apparso all’Italia e ai suoi italiani?

Si, questo senza dubbio.

di Francesco Latilla e Francesco Subiaco

Pietrangelo Buttafuoco sarà ospite a Libropolis VII, in programma dal 6 all’8 ottobre 2023 a Pietrasanta (LU). Tutte le informazioni sul sito dell’evento.

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