OGGETTO: La Polonia decide il proprio futuro
DATA: 15 Maggio 2025
SEZIONE: Politica
AREA: Europa
Mentre il Primo Ministro polacco Donald Tusk va a Kiev per incontrare Zelensky, la Polonia si prepara per le elezioni presidenziali del 18 maggio, e sono molte le incognite sull’approccio che verrà adottato dal futuro Capo di Stato che ne uscirà, specialmente in termini di politica estera. Le formazioni storiche si scontrano mentre nuovi attori si aggirano nell’elettorato acquisendo sempre più popolarità, e anche in queste elezioni gli Stati Uniti si trovano tirati in mezzo più o meno indirettamente.
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La Polonia è una Repubblica parlamentare, come l’Italia ha un Capo del Governo ed un Capo dello Stato. Ma la differenza sostanziale rispetto al nostro sistema risiede nel ruolo di quest’ultimo, che lo rende molto più attivo nei processi politici nazionali ed internazionali. Il Presidente della Repubblica in Polonia detiene poteri che incidono su difesa, esteri e sicurezza nazionale, e di conseguenza è molto importante nell’asset governativo. Le elezioni presidenziali polacche si svolgono con suffragio universale a cadenza quinquennale, e il Capo dello Stato non viene eletto dal Parlamento, rendendo le elezioni un termometro politico vero e proprio. Alla contendersi la futura tornata elettorale – il cui primo turno si terrà il 18 maggio – sono gli storici partiti del paese, ovvero “Platforma Obywatelska” (PO) e “Prawo i Sprawiedliwość” (PiS), in italiano rispettivamente “Piattaforma Civica” e “Diritto e Giustizia”; che rappresentano il centro liberale ed europeista (PO) e la destra conservatrice e sovranista (PiS), nonché euroscettica. La sfida tra queste due fazioni è ormai ben conosciuta da chi segue la politica polacca, segnata da un’alternanza di governi fra loro. Ad oggi il governo è presieduto dal Primo Ministro di Piattaforma Civica Donald Tusk, che aveva già ricoperto il ruolo a seguito della vittoria elettorale nelle parlamentari del 2007, poi ripetuta nel 2011. Dopo questa esperienza di governo, nel 2015 vincerà il PiS, che governerà fino al 2023, quando Tusk viene rieletto Premier per il terzo mandato.

Il candidato alle presidenziali di Piattaforma Civica è Rafał Kazimierz Trzaskowski, sindaco di Varsavia dal 2018 e già candidato alle presidenziali del 2020 quando venne sconfitto dall’attuale presidente uscente Andrzej Duda del PiS. Trzaskowski è un liberale pro-Europa, quindi delineerebbe una certa continuità con le politiche portate avanti da Tusk, e rafforzerebbe ulteriormente la posizione europeista della Polonia, che negli otto anni del governo conservatore sembrava essersi ridotta all’osso. Nei sondaggi più recenti appare inoltre chiaro come ci sia un vantaggio di Trzaskowski sui propri avversari, ma ovviamente bisogna contare che esiste un secondo turno dove andranno al ballottaggio, il 1° giugno, i due candidati più votati nel caso in cui nessuno raggiunga il 50 per cento, e che potrebbe riservare delle sorprese nonostante l’apparente sicurezza che il sindaco di Varsavia possiede. Il candidato per i conservatori è invece un volto nuovo, semi-sconosciuto fino alla sua presentazione; si tratta di Karol Nawrocki, candidato indipendente sostenuto dal PiS. Nawrocki è uno storico di professione, Presidente dell’Istituto di Memoria Nazionale e precedentemente direttore del Museo della Seconda Guerra Mondiale di Danzica. Le sue posizioni ideologiche – secondo Euronews – sono incentrate sul patriottismo, e sul sostegno alla NATO. Non è un caso che la Polonia sia uno dei paesi più “convinti” dell’alleanza atlantica, è infatti il comune denominatore di quasi tutti i paesi dell’ex cortina di ferro, che dopo il disgelo si sono orientati verso un nazionalismo di stampo conservatore, nonché a posizioni scettiche nei confronti della Russia, e vedono nella NATO uno strumento di difesa contro paure derivate da ferite che sembrano ancora non rimarginate del tutto. Come, ad esempio, la Seconda Guerra Mondiale, quando il paese venne invaso il 1° settembre del 1939 prima dal Terzo Reich e poi dai sovietici, e successivamente il lungo e oppressivo periodo comunista, che ha segnato profondamente il popolo polacco. La memoria storica dei polacchi è molto forte, anche avvenimenti come la spartizione del paese tra Russia, Austria e Prussia nel XVIII secolo e l’inglobamento nell’impero zarista, dopo la sconfitta di Napoleone ed il conseguente Congresso di Vienna (1815) sono ancora ben impressi nella popolazione.

La Polonia è entrata nella NATO nel 1999 e fa parte dell’ondata di espansione ad Est tanto trattata negli ultimi anni, è anche paese membro UE dal 2004, ma in questo senso sono molti i critici nei confronti di Bruxelles. C’è anche un terzo candidato da tenere presente, Sławomir Mentzen che rappresenta un vero e proprio terremoto politico per la sua crescente popolarità. Dopo il 2023 infatti Diritto e Giustizia è passata all’opposizione, e negli ultimi due anni ha perso consenso elettorale, a causa anche della presenza di un altro attore politico, sempre a Destra che è diventato in poco tempo molto popolare, soprattutto tra il ceto più povero della nazione. Si tratta dell’alleanza di Mentzen, Confederazione Libertà e Indipendenza, nata nel 2018 come intesa tra due partiti di estrema destra, Nuova Speranza e Movimento Nazionale, che si coalizzarono in vista delle elezioni europee del 2019. Mentzen è molto popolare sui social network, infatti grazie all’utilizzo di TikTok è riuscito a crearsi una folta schiera di seguaci. Le sue posizioni sono critiche nei confronti di Bruxelles, e si scagliano anche contro il sistema di tassazione, ne sostiene infatti un abbassamento, inoltre è promotore dell’utilizzo delle criptovalute. È avverso al Green Deal europeo, nonché contrario all’aborto e al movimento LGBT. Come riportato dalla testata indipendente polacca Notes from Poland, Mentzen è favorevole, per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, ad un cessate il fuoco e per un accordo con Putin al fine di porre fine alle ostilità. Ha inoltre elogiato l’operato di Trump e criticato Zelensky per non aver accettato compromessi.

In Polonia l’opinione pubblica è frammentata, poiché da una parte abbiamo chi sostiene la difesa territoriale ucraina, in ottica antirussa, dall’altra troviamo invece chi critica l’entrata di rifugiati ucraini nel paese, sostenendo anche la non volontà di un possibile invio di truppe polacche sul suolo ucraino, in futuro. La Polonia è bene specificare che ha una politica di difesa molto imponente in termini di spesa economica. Come riportato da Associated Press, Varsavia spende in difesa oltre il 4 per cento del PIL ad oggi, superando l’obiettivo del 2 per cento che è ormai stabilito per i membri della NATO. Trzaskowski è il candidato più convinto sull’integrazione di Kiev nell’Unione Europea, e anche nella NATO. Come riportato dall’agenzia stampa polacca Polska Agencja Prasowa (PAP), il candidato di Piattaforma Civica ha espresso preoccupazioni sulla linea adottata dall’amministrazione Trump nei confronti del conflitto tra Mosca e Kiev. Sul presidente statunitense è diversa la posizione del partito Diritto e Giustizia (PiS), che vede nella sua figura un leader ideologico, rappresentante di quella “Nuova destra” fortemente protezionista e sovranista. Nawrocki ha incontrato Trump il 1° maggio alla Casa Bianca, durante la National Day of Prayer, e questo incontro potrebbe essere interpretato come un importante segnale di ulteriore polarizzazione delle posizioni adottate dagli schieramenti che si contendono il potere nel paese.

A seguito della partecipazione del Primo Ministro slovacco Robert Fico e del Presidente serbo Aleksandar Vučić alla parata della Vittoria a Mosca, tenutasi il 9 maggio, il Premier polacco ha criticato duramente la scelta dei due leader. Bisogna comunque riconoscere che anche il PiS è da sempre critico contro leader e paesi che intrattengono rapporti con la Russia, e anch’essi sono fortemente radicati nell’ombrello di Washington, ma non altrettanto entusiasti nei confronti delle politiche europee di integrazione. Tusk il 9 maggio firma insieme al presidente francese Emmanuel Macron il Trattato di Nancy, che sancisce intesa in termini di difesa reciproca ed energia, oltre a rappresentare la rinnovata posizione di entrambi i paesi nei confronti dell’impegno preso con l’Ucraina. Il 10 maggio Tusk e Macron insieme al Primo Ministro inglese Keir Starmer e il neoeletto cancelliere tedesco Friedrich Merz sono andati a Kiev, ad incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sempre in occasione dell’80° anniversario della fine del secondo conflitto mondiale. Ormai è chiaro che la Polonia si trova in un momento cruciale per rafforzare la propria posizione in Europa e nell’Occidente, con le spinte moderate di Tusk e le accelerazioni provenienti dalla destra e dall’estrema destra. Questo affresco deve far chiarezza non tanto su delle certezze – che per ora non ci sono – ma sullo sviluppo di politiche diplomatiche che avranno certamente un ruolo negli anni a venire nei confronti del riallineamento nel contesto europeo. Oltre alle elezioni, Il 18 maggio è anche la data di nascita di Papa Giovanni Paolo II, polacco e figura molto amata nel paese – in quanto la Polonia è fortemente cattolica e tradizionalista – che durante gli ultimi anni del comunismo ha visto nel Papa un importante leader a favore del ritorno della democrazia.

Le posizioni dei candidati sopracitati sono diverse, e nonostante ci siano alcuni punti di ritrovo tra Piattaforma Civica e Diritto e Giustizia, ad esempio sull’impegno nei confronti della NATO o nella gestione dei rifugiati ucraini, è ovvio che un presidente filo-Tusk garantirebbe un’agenda politica molto eurocentrica, mentre possiamo immaginare che la vittoria del candidato sostenuto dal PiS si allineerebbe alle già presenti visioni pro-Trump in Europa, come fanno già certi partiti nostrani, e come ha dimostrato di voler fare anche la nostra Premier Giorgia Meloni durante e dopo quell’emblematico viaggio alla Casa Bianca per incontrare il presidente statunitense. Non sono tanto i candidati ad avere peso, ma piuttosto le strutture e sovra-strutture ideologiche che rappresentano, perché la Polonia è un paese cruciale sia per la sua posizione geografica, sia per la sua attitudine ad intervenire nelle questioni riguardanti la difesa. E quindi cercare di capire come si muoverà nei prossimi anni diventa di primaria importanza.

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