OGGETTO: Tienanmen è un passato che non ritornerà
DATA: 05 Dicembre 2022
SEZIONE: Geopolitica
FORMATO: Scenari
AREA: Asia
Le proteste in Cina sono il prevedibile ritorno di fiamma della politica dello zero Covid perseguita con miope intransigenza da Xi Jinping, ma è in errore o in malafede chi parla di una rivoluzione all'orizzonte.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

Metropoli e periferie della Repubblica Popolare Cinese sono in fermento da inizio novembre. Si protesta, talvolta con violenza, da Pechino a Ürümqi. Da alcune folle provengono invocazioni di libertà e anatemi contro Xi Jinping, che l’ultimo congresso del Partito Comunista Cinese ha de facto trasformato in un imperatore a vita. Si manifesta nelle fabbriche e nelle università. Si sfidano i divieti di assembramento. Si affrontano senza timore i manganelli della legge. Ma nessuna Tienanmen è all’orizzonte.

Quello che sta accadendo in Cina è il prevedibile, e per certi versi inevitabile, ritorno di fiamma di tre anni di politica dello zero Covid. Lunghe chiusure seguite da brevi e limitate riaperture. Restrizioni liberticide succedute da moderati allentamenti. La quotidianità di decine di milioni di persone afflitta da una compressione semipermanente di basiche libertà. L’esplosione della bomba sociale era soltanto questione di tempo. Ma nessuna Tienanmen è all’orizzonte.

Contrariamente alla vulgata, si è davanti, nel migliore dei casi, a delle proteste che non superano i cinquemila partecipanti in città abitate da decine di milioni – numeri eloquenti. Numeri che impediscono di parlare di insurrezione, che tale non è in quanto priva anche di un altro elemento basico: il carattere nazionale. Le proteste, invero, sono in larga parte geolocalizzate e peraltro dovute ad una rabbia pre-esistente, che le politiche antipandemiche hanno prima esacerbato e dopo fatto esplodere. Si scende nelle strade di Shanghai, perché i suoi abitanti escono da un lockdown generalizzato di circa sei mesi e qui il nervosismo e la stanchezza sono più presenti che altrove. Si grida a Canton per gli stessi motivi di Shanghai. Si è manifestato a Zhengzhou, storica centrale della militanza operaia, più per i disaccordi con Foxconn che con Xi – come palesato dal modo in cui la crisi è rientrata. Ed è fuoco nello Xinjiang perché qui la pandemia non è stata altro che benzina sul fuoco delle sempreverdi tensioni interetniche.

Si protesta, talvolta duramente, ma nessuna Tienanmen è all’orizzonte perché, dal 1989 ad oggi, la Cina ha edificato l’impianto di telesorveglianza, censura digitale, repressione del dissenso e controllo sociale più esteso e avanguardistico – o distopico, a seconda del punto di vista – del pianeta. La rete può essere spenta da un minuto all’altro. Gli agitatori possono essere arrestati preventivamente. I dimostranti possono essere riconosciuti in tempi record dalle telecamere intelligenti. Nelle piazze si fa la rivoluzione, ma in Cina la questione è come raggiungerle.

La crisi di queste settimane rientrerà, così è, ma altrettanto certo è che la sua eredità rimarrà. Il suo lascito resterà con Xi, la cittadinanza e il mondo. Xi potrebbe perdere credibilità, a meno di una soluzione definitiva al problema Covid, presso quello stesso partito che gli ha appena conferito una corona a tempo indefinito. Il malessere di una cittadinanza stufa e bisognosa di ossigeno sarà zizzania che chi di dovere potrebbe essere in grado di raccogliere e utilizzare nel prossimo futuro per tentare di portare avanti delle operazioni di destabilizzazione. E nel mondo, infine, i rivali della Cina potrebbero dipingerla come una “potenza ipocondriaca”, sottintendendone l’inaffidabilità sia negli affari – Nuove vie della seta – sia nelle relazioni interstatali.

La classe dirigente cinese, tradizionalmente lungimirante, uscirà dalla crisi in punta di piedi, smantellando impercettibilmente la politica dello zero Covid pur senza rinnegarla. Come se nulla fosse mai successo. Perché riportare la pace in casa nel più breve tempo e nel più intelligente modo possibili equivale a potersi concentrare sull’unica arena che conta realmente: il mondo dilaniato da quella competizione tra grandi potenze che la Cina ha promesso a se stessa, giurando sulle vittime del Secolo dell’umiliazione, di vincere.

I più letti

Per approfondire

Il siluramento della Moskva è un messaggio alla Cina

Un missile nel cuore dell'Indo-Pacifico, il principale obiettivo degli Stati Uniti.

«Qualcuno ha scoperto che sono tornati gli imperi, ma gli imperi non hanno mai smesso di esistere». A lezione da Domenico Quirico

Storico inviato e caporedattore Esteri de La Stampa commenta i principali avvenimenti del presente attraverso la lente dell'informazione. Un girotondo sul mondo che cambia e si rigenera.

L'isola che c'è

In un remoto arcipelago dell'Oceania si sta giocando una partita-chiave per la transizione multipolare: il controllo delle Isole Salomone.

Nato2030

La Guerra Fredda del XXI secolo è iniziata da un pezzo. Ora si fa sul serio. Abbiamo letto con attenzione il documento Nato2030.

Xi Jinping & Ezra Pound

Pound ci ha insegnato, lungo un secolo, tutto ciò che dobbiamo sapere sulla Cina. Non lo abbiamo preso sul serio e i suoi libri su Confucio, l’ideogramma e la cultura cinese sono introvabili

Gruppo MAGOG