Dissipatio in the Usa

Guido Morselli sbarca in America con “Dissipatio H.G.”. Il NY Times ne parla come di un capolavoro. E c’è ancora una miniera da pubblicare. La nuova newsletter dell’Intellettuale Dissidente si ispira a lui, il corpo del reato della letteratura italiana
Guido Morselli sbarca in America con “Dissipatio H.G.”. Il NY Times ne parla come di un capolavoro. E c’è ancora una miniera da pubblicare. La nuova newsletter dell’Intellettuale Dissidente si ispira a lui, il corpo del reato della letteratura italiana

Come accade con la luce delle stelle, che giungono sul surf della nostra iride umana svariati anni luce più tardi, dando al tempo valore di sabbia, di nebbia. Il colpo della Browning 7.65 con cui Guido Morselli s’è sparato, ammazzandosi, il 31 luglio del 1973, si ode ora, con schianto, a New York. “Caustico, solitario, ossessivo, il romanzo offre un primo ritratto, già ricco, follemente speculativo, del disastro dell’Antropocene”, scrive Dustin Illingworth sul “New York Times”. Titolo possente – It’s the End of Humanity. Maybe It’s for the Best – irritante propensione americana all’‘attualismo’ (“Il sospiro di sollievo palpabile allora ci è molto familiare, ora”), per promuovere The Vanishing, cioè la traduzione di Dissipatio H.G. firmata da Frederika Randall. È il giogo dell’incongruo: agli americani non pare vero che un italiano, cinquant’anni fa, abbia predetto tutto, con frasi di allucinata bellezza: “E il silenzio da assenza umana, mi accorgevo, è un silenzio che non scorre. Si accumula”; “ho paura dell’uomo, come dei topi e delle zanzare, per il danno e il fastidio di cui è produttore inesausto”; “La fine del mondo? Uno degli scherzi dell’antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli… Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi”.

Per fortuna è morto prima del tempo, G.M., altrimenti lo avrebbero intervistato in tivù, lo avrebbero assediato chiedendogli un parere sul contagio e il genio narrativo, fatalmente, si sarebbe tradotto in sorbetto per i giornali e i tele-giornali. Invece, inafferrabile, Morselli resta il corpo del reato della letteratura italiana, il cadavere tramutato in altare, “Morselli termina Dissipatio H.G. poco prima di togliersi la vita… Era stato rifiutato da diversi editori, condividendo il destino di tutti i suoi romanzi, pubblicati postumi da Adelphi”. Negli Stati Uniti, piuttosto, ha vissuto il fratello di Guido, Mario Morselli, nel Vermont, faceva l’insegnante, iniziò la sua avventura americana nel 1947. Lo ha incontrato, una manciata di anni fa, Linda Terziroli, che a Morselli ha dedicato una folgorante biografia, Un pacchetto di Gauloises (Castelvecchi, 2019). Proprio la Terziroli, l’anno scorso, ha detto ciò che in pochi dicono, che Morselli è una miniera, che ancora molto è da studiare, da pubblicare: la ‘leggenda’, forse, ne ha cristallizzato l’immagine, l’egida narrativa è stata vinta dall’ignavia degli editori nostrani, che hanno ‘spremuto’ G.M. a dovere, credono. “Chi non conosce a fondo l’opera morselliana probabilmente non immagina il ricco ventaglio di materiale che non è stato ancora pubblicato. Non faccio riferimento solo agli abbozzi dei due romanzi Mia celeste patria e Uonna, l’ultima creatura narrativa in cui Morselli voleva esplorare i confini tra uomo e donna (uonna appunto è un neologismo morselliano nato da una crasi uomo-donna) e ai saggi Filosofia sotto la tenda (riflessioni nate durante la Seconda Guerra Mondiale, a cui Morselli ha preso parte in Calabria), Due vie alla misticaVangelo e peccato Teologia in crisi, testimoni della profonda riflessione religiosa di Guido Morselli. Lo sperimentalismo dello scrittore gaviratese l’aveva portato a scrivere persino il soggetto per un film, È successo a Linzago Brianza, e a scrivere tre opere teatrali che rimangono purtroppo ancora oggi inedite: Il redentoreCesare e i pirati e Marx: rottura verso l’uomo (opera che il Premio Morselli con la compagnia teatrale STCV ‘Anna Bonomi’ ha messo in scena nel 2018, proprio in occasione dei duecento anni dalla nascita del filosofo di Treviri) e il soggetto teatrale di una divertente opera Cose d’Italia centrata sui vizi degli italiani. Un altro testo teatrale inedito, L’amante di Ilaria, permetterebbe di comprendere meglio il legame tra i due romanzi pubblicati da Adelphi Incontro col comunista (una delle prime opere narrative dell’autore) e Il comunista (pubblicato negli USA da New York Review of Books, traduzione curata da Frederika Randall). Tutte queste opere teatrali inedite sono state a lungo studiate dal professor Fabio Pierangeli dell’Università di Tor Vergata che ha dedicato molte e accurate pubblicazioni specialistiche in attesa di una pubblicazione completa in grado di dare il giusto rilievo nazionale alle opere morselliane. Grazie alla notevole opera di studio di Pierangeli ho avuto la possibilità di leggere, in particolare, la drammaturgia solo manoscritta, Il redentore, restituitoci dattiloscritto dalla studiosa Cristina Faraglia. Il protagonista di quest’opera è ‘il santo’ e medico Nipic, un personaggio affine a Karpinski di Dissipatio H.G., boemo nella Germania nazista, nel settembre 1938, alla vigilia della guerra, all’interno di un manicomio (luogo protagonista di un altro racconto morselliano Irrenanstalt, pubblicato da Morselli su Il Mondo nel marzo 1950)”.

Alcune frasi di Morselli restano corroboranti, da incidere sul portone di casa. “Il mondo non è mai stato così vivo, come oggi che una certa razza di bipedi ha smesso di frequentarlo. Non è mai stato così pulito, luccicante, allegro”.


In onore di Morselli, che non aveva paura di sconfiggere se stesso, è nato il bollettino (newsletter) dell’Intellettuale Dissidente. Si chiama Dissipatio, appunto, ed è l’altra faccia dell’ID: lì c’è quello che non trovate qui. L’ultimo foglio digitale – esce il giovedì, dedicato agli iscritti – s’intitola “Oggi facciamo la Rivoluzione!”, e si parla, tra l’altro, di un libro introvabile su Majakovskij, di un libro di Antonin Artaud pubblicato in Francia, di Orson Welles e di Roman Jakobson, “per me in quell’istante si rivelò un Majakovskij completamente diverso: l’imperativo di una vittoria sulla morte lo possedeva”. Ecco, non abbiamo paura di essere immortali. Come Morselli.

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