OGGETTO: Dentro la mente dei nichilisti russi
DATA: 15 Maggio 2022
SEZIONE: Recensioni
FORMATO: Analisi
AREA: Europa
“Romanzo con cocaina” (GOG Edizioni) cerca di dare un senso al bene e al male insiti negli esseri umani con un viaggio delirante nella mente del protagonista, Vadim.
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Romanzo con cocaina è un mistero della letteratura contemporanea. L’autore è tuttora sconosciuto. Ciò che si sa con certezza è che, nel 1934, la redazione del periodico parigino fondato da emigranti russi, Čisla (Numeri), riceve un plico da Costantinopoli contente questo romanzo, che verrà pubblicato per la prima volta nella sua versione integrale solo due anni dopo.

Romanzo con cocaina è la storia di Vadim, giovane studente russo che, prima di cadere in una irrimediabile tossicodipendenza che lo condurrà alla morte, si rende conto di essere vittima di un profondo dissidio che lo porta a distruggere tutti i propri affetti. Fra il susseguirsi di eterne sbronze e infinite passeggiate notturne per le strade moscovite volte al soddisfacimento dei propri appetiti sessuali, Vadim risponde a due domande fondamentali della letteratura russa: la caduta dell’uomo e l’origine del male su questa terra.

Romanzo con cocaina (GOG) di Ageev

Nonostante Vadim sia molto razionale e si interroghi costantemente su tutto ciò che accade nella sua vita, сogliendone quasi sempre il senso profondo, quando si trova a un passo dalla felicità, egli distrugge totalmente tutto ciò che aveva costruito fino a quel momento. Vadim è un eterno sconfitto. La sua vita oscilla inesorabilmente fra una costante razionalità interiore e la pulsione irrazionale improvvisa a compiere il male, fra un sincero amore per sé e gli altri e la tragica distruzione imprevista di ogni tipo di legame: dopo essersi pentito offende, denigra e si vergogna nuovamente della povertà e della vecchiaia di sua madre, non riesce mai ad essere un amico totalmente sincero e leale, essendo consapevole di aver contratto una malattia venerea infetta una povera ragazza che poi non rivedrà piu’ e, infine, non corona l’amore della sua vita. La tossicodipendenza è solo l’apoteosi della sua personalità da sottosuolo (il riferimento di Ageev all’opera di Dostoevskij è esplicito). 

Romanzo con cocaina è un romanzo di formazione-distruzione: se da un lato il libro si conclude con l’esposizione delle verità piu’ importanti a cui approda un pellegrino dannato come è Vadim, il quale al posto di Virgilio ha come uniche guide solo la propria tensione all’autodistruzione prima e la cocaina poi, dall’altro la fine della storia è sancita dalla morte tragica dello stesso protagonista, che un suo vecchio amico e compagno di ginnasio ora medico si è rifiutato di aiutare. 

«Cercate di capire, buoni Profeti, che proprio i sentimenti di Umanità e Giustizia insiti nelle nostre anime ci obbligano a risentirci, a sdegnarsi, a essere arrabbiati. Dovete rendervi conto che se fossimo privati di sentimenti di Umanità, allora non saremmo risentiti, non ci indigneremmo. Dovete rendervi conto che né la perfidia, né la malizia, né la viltà della mente, ma che l’Umanità, la Giustizia e la Nobiltà dell’Anima ci costringono a risentirci, a sdegnarci, a essere arrabbiati, a essere vendicativi. Dovete rendervi conto, Profeti, che il meccanismo delle nostre anime umane è il meccanismo dell’altalena, dove dal potente slancio dalla parte della Nobiltà dell’Anima corrisponde un potente rimbalzo dalla Rabbia Bestiale».

Durante le sue allucinazioni psicopatiche Vadim elabora questa teoria dell’animo umano. Essa si inserisce in una precisa tradizione filosofico-letteraria russa che ha come massimo esponente Tolstoj. Questa teoria infatti può essere letta come il completamento di alcune delle principali teorie tolstojane: se ne La felicità famigliare era stata mostrata la tensione morale e compassionevole verso tutti gli esseri umani che segue a un sincero innamoramento, in Romanzo con cocaina Ageev mostra che oltre a questo innegabile estro morale esiste una volontà distruttrice che elimina senza pietà ogni tipo di ostacolo alla sopravvivenza e al potenziamento del sentimento amoroso. In un certo senso Ageev completa la fenomenologia tolstojana dell’amore con il famoso motto de Il Rosso e Il Nero di Stendhal: «le vere passioni sono egoistiche».

La scoperta di questa verità porta la mente delirante di Vadim a una “mediocre” soluzione del problema del male: se male e bene sono quantitativamente e qualitativamente legati, allora per evitare il male si deve evitare anche il bene. Con uno slogan: «in nome del bene si deve evitare il bene», Vadim si rende quindi conto che l’unica soluzione accettabile è quella di un costante controllo stoico su se stessi volto a rintuzzare le più nobili pulsioni dell’animo umano, proprio perché queste inevitabilmente condurranno all’estremo opposto. Anche in questo caso Ageev si ricollega a un’altra teoria tolstojana: in Resurrezione il grande scrittore russo ci mostra come, in realtà, l’uomo in sè non sia nè solo buono nè solo cattivo, egli è, infatti, contraddistinto dal possesso di tutte queste pulsioni che, per motivi di diverso tipo, determinano successivamente un dato carattere che, pertanto, in ogni momento può essere modificato. Non a caso il protagonista di Resurrezione, il principe Nechljudov, riesce a salvare la propria anima. In Ageev invece la redenzione è esclusa per due motivi: in primo luogo la caduta, una volta iniziata, è inevitabile e totale (Vadim non è l’unico personaggio a corrompersi irrimediabilmente, si pensi al sopracitato ex compagno di ginnasio), dall’altro, anche se fosse possibile, per la teoria prima esposta, la redenzione, in quanto bene supremo, dovrebbe essere rigettata

Alle lucidissime allucinazioni filosofiche di Vadim può essere mossa però una critica: ma si è davvero sicuri che, se determinate azioni per reazione necessaria portano inevitabilmente al male, esse siano in realtà buone? E se fossimo noi a ritenerle erroneamente buone? In questo caso però anche molti moti legati all’amore dovrebbero essere esclusi dai buoni sentimenti. A questo proposito il lettore potrebbe affidarsi nuovamente a Resurrezione di Tolstoj. In questo trattato di etica religiosa lo scrittore russo mostra che nessun uomo agisce “per il male”: assassini, ladri, truffatori etc non compiono questi reati ritenendoli “malvagi”. La spiegazione di Tolstoj in questo caso è di tipo sociologico: il problema è che queste categorie di persone per ragioni principalmente sociali ritengono “buone” le suddette azioni. Un assassino frequenta principalmente assasini, essi condividono una visione (corrotta) del mondo e della vita che li porta a leggittimare e addirittura a considerare buono l’omicidio. Proprio per questo motivo lo commettono. Secondo Tolstoj se si potesse intervenire sulla cultura di queste categorie sociali il male verrebbe estirpato. 

Alla luce di questo ulteriore spunto lasciamo che a rispondere a questa domanda sia il lettore, più o meno delirante e tossicodipendente.

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