Nabokov con cocaina

Chi ha scritto davvero “Romanzo con cocaina”? Paiono non esserci dubbi: dietro l’inquieto M. Ageev si nasconderebbe il semi sconosciuto Mark Levi. Eppure, il ghigno del grande Vladimir sbuca ovunque…
Chi ha scritto davvero “Romanzo con cocaina”? Paiono non esserci dubbi: dietro l’inquieto M. Ageev si nasconderebbe il semi sconosciuto Mark Levi. Eppure, il ghigno del grande Vladimir sbuca ovunque…

Il mito continua, si perpetua, spandendosi, come un virus. Ancora in un articolo pubblicato sul “Times Literary Supplement” nel giugno del 2018 si citavano, in massa, “libri di culto come Il giorno della locusta di Nathanael West, Romanzo con cocaina di M. Ageev, Fame di Knut Hamsun”. Poco da stupirsi. Nel mondo anglofono, Romanzo con cocaina ha incendiato il fanatismo dei lettori e l’arguzia dei critici. Nel 2008, lo stesso, sontuoso “TLS” – la rivista che sancisce o stronca le mode letterarie – dedicava un’articolessa alla nuova traduzione del romanzo, “Novel with Cocaine”, a cura di Hugh Aplin, che si alternava a quella del 1985, curata da Michael Henry Heim. “Da quando è stato riscoperto, il romanzo viene regolarmente ripubblicato, con una sorta di furore, da venticinque anni”. “Quando fu pubblicato, a Parigi, nel 1983, per la prima volta dall’uscita originaria, nel 1936, alcuni critici paragonarono Ageev a Proust; altri videro in quel nome la maschera del giovane Vladimir Nabokov”. Eccoci. Ai critici anglofoni stuzzica lo scambio di identità: Ageev si è poi scoperto essere “l’altrimenti sconosciuto – e tuttora ignoto – Mark Levi”, ma i collegamenti con Nabokov restano, per lo meno nell’Eden delle probabilità perdute, micidiali. A sciogliere i dubbi residui – o a evocarne altri – ci si è messo il figlio di Nabokov, Dmitri, firmando un saggio intorno a The Enchanter, romanzo giovanile del padre, pubblicato nel 1939 (edito in Italia da Adelphi come L’Incantatore), ritenuto una specie di ur-Lolita. Dando esegesi dello stile del padre – “sottile come un rasoio, il cui virtuosismo consiste in una deliberata vaghezza di elementi verbali e visivi la cui somma ci dona una comunicazione complessa eppure… precisa” – Dmitri negò recisamente che fosse lui, in maschera, l’autore di Romanzo con cocaina. Di quella questione e di quel libro – ora pubblicato da Gog in nuova traduzione – si occupò anche Cesare G. De Michelis, super studioso di letteratura russa – ricordiamo almeno le traduzioni da Aleksandr Blok, Boris Pasternak, Puškin – in un articolo edito da “la Repubblica” il 21 gennaio 1986, “No, non è Nabokov”, reperibile in rete, che qui ricalchiamo. Il ‘caso’ non è del tutto chiuso se è vero che nel 1992 un editore russo ha pubblicato, nello stesso tomo, Re, donna, fante, romanzo di Nabokov del 1928 – pubblicato come V. Sirin – e Romanzo con cocaina. Il nome di Nabokov brilla in copertina insieme a quello di Ageev: come fossero la stessa persona.

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L’ipotesi di Nikita Struve, avanzata circa sei mesi fa sul fascicolo 144 del Vestnik (“Messaggero”) del movimento cristiano russo, che identifica Ageev, il misterioso autore di Romanzo con cocaina, con Vladimir Nabokov, ha suscitato obiezioni (tra l’altro, della stessa sorella di Nabokov) e polemiche. Già ad una scorsa rapida dell’articolo di Struve, la “soluzione” da lui data a quel “mistero letterario” era poco convincente; qui cercherò di motivare meglio quell’impressione. Vediamo di riassumere i termini della questione. Nel 1934 giunge a Parigi (sembra, da Costantinopoli) un Racconto con cocaina d’un tal M. Ageev, che nessuno conosce. Una rivista di emigrati russi, Cisla (“Numeri”), di cui era redattore Gheorghij Adamovic, ne pubblica la prima parte, che però – causa l’interruzione della rivista – rimane anche l’unica. Quanto basta, tuttavia, perché Adamovic definisca Ageev “uno scrittore autentico”. Nello stesso 1934 un’altra rivista dell’emigrazione russa a Parigi, Vstreci (“Incontri”), pubblica un altro racconto a firma “M. Ageev”: Un lurido popolo. E qui finisce la fugace apparizione di M. Ageev nel mondo della letteratura russa emigrata.

Il suo nome riemerge quasi mezzo secolo più tardi: nel 1980 vengono fatte pubblicare su giornali di Parigi e di Istanbul inserzioni intese a rintracciare (se ancor vivo) M. Ageev. L’esito dell’iniziativa è nullo. Nel 1983 il Romanzo con cocaina, che era apparso in volume nel 1936 – ma alcuni sospettano: 1938; sul libro non c’è data –, viene pubblicato in francese a cura di Lydia Schweitzer. La traduttrice sosteneva che Ageev – un ebreo che aveva lasciato la Russia dopo la Rivoluzione – era stato visto in Germania e in Turchia alla vigilia della seconda guerra mondiale, e sembrava intenzionato a rientrare nell’Urss. E certo Ageev (o Aggeev) è un cognome effettivamente attestato, e di chiara origine ebraica, derivato com’è dal nome del profeta Aggeo, in russo Aggej. Successivamente, apparivano una versione in inglese (a New York) e nel 1984 due in italiano (presso Mondadori e l’editrice e/o): e, secondo l’ipotesi già avanzata da Gleb Struve (l’anziano critico emigrato, scomparso qualche mese fa, parente di Nikita), che Ageev fosse uno pseudonimo, una testimonianza di L. Cervinskaja portava a identificare l’autore di Romanzo con cocaina in un tal Mark Levi, deceduto a Costantinopoli nel 1936. L’anno scorso, infine, Nikita Struve individua in M. Ageev il famoso scrittore russo-americano Vladimir Nabokov, che negli anni Trenta scriveva in russo con lo pseudonimo di Sirin. Gli argomenti di Struve sono essenzialmente induttivi: la somiglianza tra l’opera di Ageev con quelle coeve, russe, di Nabokov-Sirin, così sul piano tematico come su quello stilistico; e, sempre dando per scontato che Ageev sia uno pseudonimo, e il suo romanzo opera di talento, l’impossibilità di attribuirlo ad altri scrittori russi emigrati. Tra i vari argomenti, particolarmente incisiva appare la constatazione che gli anni di nascita e di morte del protagonista coincidono con quelli della nascita (1899) e della definitiva partenza dalla Russia (1919) di Nabokov. Il quale inoltre, nota Struve, amava le mistificazioni letterarie, e col Romanzo con cocaina avrebbe inteso smascherare l’insipienza dei critici.

Ora, è proprio su questo terreno che –  secondo me – Struve non tiene in debito conto un episodio dell’ultimo anno parigino di Nabokov (prima del suo trasferimento negli Usa). C’era, sì, un critico particolarmente astioso verso Nabokov, che lo ricambiava della stessa moneta (“aveva solo due grandi passioni nella vita, la poesia russa e i marinai francesi”). E alla fine del 1939 lo scrittore decise di giocargli uno scherzo, pubblicando una poesia sotto lo pseudonimo di Vasilij Shishkov, e poi ancora un racconto. Il critico ci cascò, lodando “con eccezionale entusiasmo” il talento di Shishkov-Nabokov. Tutto ciò è narrato dallo stesso Nabokov, ed è apparso anche in italiano, assieme alla poesia e al racconto (in La distruzione dei tiranni, Longanesi, 1982). Ma quel critico era appunto Gheorghij Adamovic (1894-1972: poeta modesto e critico autorevole dell’emigrazione), redattore della rivista che aveva pubblicato nel 1934 il Racconto di Ageev, da lui lodato pubblicamente. Se Ageev e Nabokov fossero stati la stessa persona, che senso avrebbe avuto lo “scherzo di Shishkov”, visto che lo scrittore aveva già riportato completa vittoria su Adamovic cinque anni prima, appunto col Racconto con cocaina?

Cesare G. De Michelis

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