OGGETTO: I predatori al potere
DATA: 03 Novembre 2025
SEZIONE: Recensioni
FORMATO: Letture
Nella sua ultima fatica uscita per Einaudi, “L’ora dei predatori. Il nuovo potere mondiale visto da vicino”, il political advisor di Sciences Po Giuliano Da Empoli ricostruisce le mosse degli amministratori del governo ai tempi dei tecno-caudilli e tycoon che popolano i parlamenti e le stanze dei bottoni: la posta in gioco è il tracollo della politica per come la si intendeva e l'ascesa di una sua nuova forma, più violenta e meno moraleggiante.
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L’agire politico attraversa una fase metamorfica, ci suggerisce Giuliano Da Empoli in questo agile saggio intitolato “L’ora dei predatori. Il nuovo potere mondiale visto da vicino” (Einaudi, 2025), sviluppato come reportage di episodi icastici della politica internazionale conditi da commenti arguti dell’autore. La scienza del possibile vede il trionfo e l’affermazione di tipologie umane inedite rispetto all’arte di governo più paludata, destinate a imporre la propria volontà sancendo il tracollo di un vecchio ordine di valori che rischia di cadere nel dimenticatoio. Alla politica laccata segue la politica come demonologia applicata, come ingegneria del caos per studiare la meccanica della psicologia delle folle carpendone i magnetismi animali e gli umori più profondi canalizzati da leader in pectore che cementano così la propria ascesa. 

La politica ispirata da una razionalità comunicativa alla Habermas viene rovesciata dal freddo scontro di forze della Realpolitik schmittiana che tra dazi a bruciapelo, terrorismo di stato in Medioriente e minacce di invasione con il paravento della war on drugs torna prepotentemente al centro della scena, dissolvendo la legittimità democratica acquisibile nell’etica del discorso nel potere meduseo e disumanizzante della violenza, come già sottolineato da Simone Weil nel 1936-39. In altri termini viviamo in tempi interessanti, come ripeteva Slavoj Zizek in una monografia del 2011. La tecnologia assurge alla funzione di moderna aruspice garantendo sempre maggior controllo sulla realtà e l’ambiente circostante, disarcionando dal ponte di comando gli uomini politici ridotti a funzionari di apparato mentre il “sistema tecnico” di Jacques Ellul e la “macchinazione universale” di Martin Heidegger si dispiegano senza freni. 

L’attività governativa attraversa una crisi fiduciaria su cui già aveva riflettuto Pierre Rosanvallon, cercando di riabilitare quei contro-poteri che offrono dialetticamente spazio per implementare migliorie al sistema politico moderno ma sempre a rischio di capovolgersi in occasioni mancate per il rinnovamento istituzionale. Viene a cadere la sovranità degli stati nazione a vantaggio di poteri post-democratici transnazionali non soggetti ad alcun controllo, tra cui la UE, le multinazionali e le classi socioeconomiche cosmopolite disancorate da un fondale patriottico di valori comuni. Sovranità da riconquistare per ripoliticizzare il paese divenuto improvvisamente acefalo e incantato dai dogmi dell’austerity europea introiettati anche dalle sinistre (già nel 2007 Alberto Alesina e Francesco Giavazzi stavano cercando di sdoganare il liberismo in salsa progressista). Volendo offrire una descrizione in presa diretta del trauma storico che stiamo vivendo, l’autore (che per Linkiesta redige delle moderne “Lettere persiane” miscelando sapientemente letteratura e analisi filosofico-politica) ci conduce come un moderno Virgilio attraverso le bolge degli affari pubblici contemporanei, offrendo istantanee e immagini alla guisa di uno scrivano azteco, come si autodefinisce, intento a documentare il trionfo dei conquistadores (i titani dell’industria high-tech, la punta di lancia della tecno-destra mondiale) e il declino inesorabile del proprio mondo per immagini. Crepuscolo che per Da Empoli sulla scia della riflessione di Vladimir Surkov coincide con la necessità per gli imperi e i potentati di far fronte all’incremento vertiginoso di entropia sociale da dover convogliare all’esterno allo scopo di risorgere dalle ceneri, come il pesce di cui parlava Konrad Lorenz che è costretto ad esternalizzare la propria aggressività fuori dal gruppo familiare pena ritorcersela contro. 

Decesso della civiltà liberale e decadimento dell’Occidente per come lo conoscevamo che si accompagna all’emergere di tecnologie belliche sempre più low cost e capaci di dare vita a conflitti asimmetrici. In linea con l’accelerazione costante delle tecniche la politica si fa artificio senza rispetto per l’etichetta, studiato machiavellismo, scienza del colpo di mano al servizio di nuovi Borgia come Bin Salman e Donald Trump. L’uomo politico forgiato da questa temperie di transizione verso un’epoca minacciosa, per l’autore, rinnegherà i buoni propositi per riplasmarsi in un agente del disordine, sposando un attivismo spinto e senza principi, indistinguibile da cacicchi, satrapi e autocrati vari dell’Antichità (Da Empoli suggerisce di rimettere mano alle Vite parallele di Plutarco o agli scritti di Svetonio per decodificare le classi politiche emergenti) in guerra civile permanente per difendere la propria posizione nella baraonda generale. Nel clima da secoli bui generale la politica sembra sragionare, venendo ad assomigliare ad una competizione ludico-sportiva (è rievocato un saggio di Ortega y Gasset sul tema) più che ad un raffinato consesso tra rappresentanti di cittadini, a tecnica del colpo di stato e destabilizzazione programmatica del parlamentarismo. E mentre il demone della politica ha campo libero liberandosi dalle moral chains che idealmente ne avevano delimitato il perimetro sancendo il rispetto formale della regola (del diritto umanitario, ecc.) sullo stato di eccezione e le decisioni incondizionate su cui tanto ha riflettuto lo Schmitt, si scatena la forza occulta della IA. 

Roma, Maggio 2025. XXVII Martedì di Dissipatio

Guadagna così il campo un nuovo Typus di esseri umani, denominati dall’autore conquistadores tecnologici, araldi di nuove divinità fatte di silicio e nugoli di dati. Siamo, infatti, nei paraggi del “regno della quantità” preconizzato da René Guénon, dove intelligenze artificiali estraggono quello che Shoshanna Zuboff chiamava “surplus comportamentale”. Proprio i democratici americani e il loro partito hanno dato il via al “Prometeo scatenato” di cui parlava Hans Jonas, scollando le innovazioni dell’industria tech da responsabilità etica (fu archiviata provvidenzialmente una pratica anti-Google dopo la rielezione obamiana) e predisponendo il terreno per le spacconate di Elon Musk che paghiamo oggi. A Davos, terra di elezione per la tecnocrazia in cui ancora potere economico-politico e casta dei tecnocrati andavano a braccetto segue dunque la gestione diretta del potere da parte di questi sacerdoti della liturgia tecnologica, “cardinali dell’AI” e schiatta di superuomini postumani in procinto di prendere le redini della civiltà e dei suoi fossili rimanenti. Sulle macerie delle cabine di regia della politica mondiale si consuma il passaggio dalla diade Stato/mercato al binomio uomo/macchina decostruendo le vecchie gerarchie a vantaggio di tecnofeudalismi incentrati su rendite gargantuesche e cloud capital che condurranno lentamente al suicidio la vita associata per come la conoscevamo. 

Pensatori di orizzonte ideologico discordante hanno provato a decrittarne i simboli, chi parlando di archeofuturismi prossimi venturi, bilanciando innovazione ultramoderna e reazione in pari misura, chi discettando dei guasti della tecnica abbandonata a se stessa propose aggiornati tecno-socialismi all’altezza dei tempi fondati sulla piena automazione. Altri ancora si baloccarono con l’ideale di cavalcare la velocità dei processi in corso per approdare a sistemi autoritari ultracapitalistici. Quello che è certo, come sottolineato dalla penna critica dell’autore, è che i nodi della civiltà tecnologica stanno venendo bruscamente al pettine e il rischio di algoritmi potenti e alieni come divinità lovecraftiane in grado di condurci in scenari kafkiani dove il Castello dilata i suoi confini fino a fagocitare la stessa condizione umana è molto alto. L’umano dell’uomo, sotto la spinta dell’accelerazione dei processi in corso, rischia pertanto di cancellarsi come un volto disegnato sulla sabbia, stretto tra l’incudine di politici-demiurgi e il martello di un ceto di tecno-papi decisi a fare strame dell’antropologia e dell’assiologia precedente per plasmare un mondo a loro immagine e somiglianza. Saremo in grado di reggere l’urto o perderemo noi stessi con esiti imprevedibili?

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