OGGETTO: Settanta metri al giorno
DATA: 08 Luglio 2026
SEZIONE: Geopolitica
FORMATO: Analisi
AREA: Russia
L’ammonimento americano alla Polonia sull’ipotesi d’un incursione russa - addirittura terrestre via Kaliningrad o Bielorussia - getta un’ulteriore luce sinistra sulla questione allargamento del conflitto armato russo-ucraino. Mosca rallenta sul campo sarmatico-eusino e subisce la precisione dei sabotaggi, conscia tuttavia dell’esaurimento delle difese aeree Patriot ucraine, così come dell’incapacità della Vecchia Europa di affrontare davvero il nodo guerra. L’Italia rimane tra le solite paure e i soliti pronunciamenti pacifisti, volti al solo tornaconto personale di una certa parte politica.
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L’ultimo mese di guerra tra la Russia e l’Ucraina ha mostrato efficienze e deficienze; superiorità, carenze e debolezze, come altresì vulnerabilità peculiari delle parti. Cominciando da Kiev, domenica 28 giugno il bersagliamento tramite velivoli telepilotati sulla raffineria di Slavjansk-na-Kubani, nella Russia meridionale – circa 120 chilometri a oriente della Crimea, ha causato un notevole incendio e danni rilevanti. All’inizio del mese, come riportato dalla BBC, l’Ucraina era riuscita a colpire il territorio limitrofe di Pietroburgo, una caserma e un deposito munizioni a Kronstadt, principale base navale della flotta del Baltico, terrorizzando la città. Sempre con il medesimo metodo, tra il 16 e il 19 giugno Kiev ha bersagliato la raffineria Kapotnya, tra le principali del circondario di Mosca, limitandone la produttività.

Azioni di sabotaggio che alle Forze Armate d’Ucraina riescono molto bene, nel mare e nell’aria, e che sono architrave della linea strategico-militare di Kiev sin dall’inizio della resistenza. In fondo, è condotta obbligata delle formazioni che si trovano in posizione d’inferiorità sul campo di battaglia: dall’irregolare al rivoluzionario, fino all’esercito di una collettività minore, per numero e per mezzi, rispetto all’avversario in questione. Disarticolare la difesa aerea, inibire la produzione energetica e militare, insieme all’interdizione e al sabotaggio come altresì l’affondamento delle linee logistiche marittime e del naviglio del Cremlino, è chiaramente l’obiettivo strategico della resistenza ucraina per giungere, il prima possibile, ad una conclusione accettabile.

Clement Molin, analista OSINT, segnala come dall’inizio del maggio scorso i velivoli senza pilota Hornet governati dall’Intelligenza Artificiale, sono riusciti a colpire indicativamente 270 autocarri militari volti al rifornimento della Crimea. La rappresaglia russa degli ultimi giorni segna tatticamente l’aumento dell’uso dei missili balistici a causa dell’esaurimento imminente di sistemi contraerei Patriot da parte ucraina. Secondo quanto trasmesso dalla BBC, circa 496 velivoli telepilotati, con altrettanti 25 missili balistici, hanno distrutto edifici residenziali e attività commerciali, più un punto ambulanza. La Croce Rossa ucraina ha confermato la disintegrazione di un proprio magazzino, con perdite di materiali per un valore superiore a circa 1,5 milioni di euro. La strategia militare russa è quella di saturare la difesa aerea di Kiev e nel medesimo tempo generare le condizioni per bombardamenti strategici, a tappeto, al fine di fiaccare il morale civile ucraino.

Luci e ombre per entrambi. I russi appaiono in difficoltà nonostante i ripetuti bersagliamenti sul territorio e sulla capitale ucraini; dall’inizio dell’anno l’avanzata di Mosca è lentissima. La lunga relazione del CSIS (Centre For Strategic & International Studies), dà la misura delle fatiche economico-militari e umane che la Federazione sta sopportando non senza conseguenze. Dall’inizio delle ostilità, la quota di caduti, feriti, mutilati e dispersi nell’esercito russo ammonterebbe a 1,4 milioni, mentre i morti sul campo di battaglia s’aggirerebbero intorno ai 450mila. La primavera del 2026 ha visto un notevole ritrarsi delle truppe di Mosca dal territorio occupato ucraino: circa 400 chilometri quadrati tra aprile e maggio. Inoltre, come già detto, la Russia presenta sempre più difficoltà nella difesa aerea del proprio territorio, oltre quella marittima dall’inizio del conflitto armato.

Il numero di perdite mensili da parte russa avrebbe raggiunto le 30mila al mese nel primo semestre di quest’anno corrente e pare aver superato la cifra di reclutamento, pari a circa 27mila unità al mese. La forchetta del rapporto tra Mosca e Kiev sui caduti si sarebbe dilatata quasi 8:1 nella prima metà del 2026, rispetto al rapporto compreso tra 2:1 e 3:1 registrato per gran parte della guerra. Sempre dalle indagini del CSIS, il tasso di avanzamento medio da parte russa sarebbe di 70 metri al giorno su Pokrovsk, ad occidente di circa un centinaio di chilometri da Donetsk e 90 metri al giorno su Sloviansk, circa 140 chilometri a nord del capoluogo. Voci controverse su Kostiantynivka, a nord di un centinaio di chilometri da Donetsk, città che i russi dichiarano di aver conquistato, ma sul quale altre fonti riportano consistente presenza ucraina e duri combattimenti, tutt’altro che cessati a favore di Mosca. Detto ciò, è più probabile che questi settori manchino di consolidamento sia ucraino che russo.

Dal canto suo l’Ucraina paga la penuria, l’esaurimento dei sistemi di difesa aerea PAC-3 Patriot, forniti da Washington, ovvero sistema che si compone di: radar, missili intercettori e una stazione di lancio. Non a caso, ovviamente, Zelensky non solo ha nuovamente reclamato l’approvvigionamento a Stati Uniti e NATO – dall’agosto 2025 l’amministrazione Trump ha deciso per la vendita dei sistemi ai Paesi dell’Alleanza Atlantica che a loro volta cedono il materiale a Kiev – ma il 2 luglio scorso ha chiesto la licenza per la produzione degli stessi sistemi.

Tra il 14 e il 15 giugno scorsi, i russi hanno lanciato 34 missili balistici verso Kiev, Dnipro e Kharkiv. È il numero più elevato toccato in una singola offensiva dall’inizio della guerra. Secondo una relazione del New York Times, nel 2023 la Russia aveva lanciato 74 missili balistici e circa 600 nel 2025. Quest’anno ne ha lanciati 410 in un solo semestre. Mosca può garantire cento missili balistici al mese ed è ben conscia dell’assottigliamento delle scorte americane causa guerra in Medioriente e distribuzione correlata ai Paesi della regione vicini agli Stati Uniti. Il fine strategico russo e la volontà degli apparati e di Putin rimangono sempre i medesimi: Ucraina nella sfera d’influenza russa, ma con chiara ufficialità che determinerebbe una certa legittimità. A ciò si deve aggiungere la nostalgia imperiale verso una certa influenza sull’Europa centro-orientale che passa inevitabilmente dalla destabilizzazione, perlomeno, se non la disarticolazione della “NATO europea”. Impensabile la disgregazione, almeno per il futuro prossimo, dell’Alleanza Atlantica. Ovvero provocare reazioni, meglio se scomposte, di Paesi vicini. E qui si viene all’ultimo avviso dei servizi segreti americani a Varsavia, un’ulteriore luce sinistra sulle questioni europee degli ultimi anni.

Nelle ore pomeridiane di venerdì 3 luglio, Washington ha avvertito Varsavia della possibilità d’una provocazione armata di Mosca sulla Polonia; al fine di provare “il limite” e comprendere fino a dove è disposta a spingersi l’Alleanza Atlantica, come ovviamente la sua compattezza. Il sito d’informazione polacco Onet ha esposto, con dovizia di dettagli, lo stratagemma, una specie di dispaccio di Ems, che al Cremlino si starebbe escogitando. L’eventuale sconfinamento non si tradurrebbe soltanto, per così dire, nel bersagliamento di infrastrutture critiche o incursioni aeree con la scusante di errori di calcolo di GPS, o ancora il recupero di un mezzo d’aria in avaria; sarebbe stata contemplata anche un’azione di terra via Kaliningrad. La Russia desidererebbe, in alternativa a finti errori o guasti, attribuire l’eventualità d’uno sconfinamento all’Ucraina, con la quale la Polonia ha un contenzioso, seppur molto latente, aperto.

Roma, Giugno 2026. XXXV Martedì di Dissipatio

La dichiarazione del presidente Zelensky di attribuire il titolo di Ukrajins’ka Povstans’ka Armija, ovvero Esercito insurrezionale ucraino, milizia per l’indipendenza in particolare della Galizia particolarmente attiva negli anni della Seconda guerra mondiale, ad un reparto dell’Esercito ucraino ha suscitato scandalo e addirittura la revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca (massima e più antica onorificenza polacca) precedentemente riconosciuta al Primo ministro ucraino. Questa lite, se così si può dire, si inserisce in una cornice geopolitica più profondamente rilevante, per quanto i miti e i simboli siano ossigeno puro nella vita delle collettività, dal punto di vista sostanziale. La Polonia e l’Ucraina, proprio come rammentato attraverso l’epopea d’una milizia che si macchiò di diversi crimini contro i civili polacchi, si contendono la regione della Galizia che entrambe reputano di propria pertinenza.

Ritornando sulla politica estera russa, l’attività di spionaggio e destabilizzazione delle collettività europee appartenenti al perimetro atlantico non è cosa nuova. In poco più d’un lustro di guerra, Mosca, grazie all’appoggio della propria flotta corsara nei mari Eusino, Baltico e Mediterraneo, ha condotto diverse operazioni di spionaggio dai cieli. Come riporta l’IISS (International Institute for Strategic Studies), i russi sono riusciti a sfruttare gravi lacune nelle difese aeree alleate, grazie ai cavilli burocratico-dirittuali locali e all’inconsistente coesione politica, rivelando che la soglia per una risposta collettiva è più alta di quanto la dissuasione europea abbia ipotizzato.

Tra il 2024 e il 2026, velivoli telepilotati russi hanno deliberatamente violato lo spazio aereo di almeno una dozzina di Stati dell’Europa politica. Penetrando perimetri delle installazioni di difesa più sensibili del continente, tra cui basi nucleari che ospitano le bombe a caduta libera americane B61-12 e la base sommergibili balistici francese di Île Longue. Il successo del Cremlino si basa su un’ineccepibile intuizione strategica: l’architettura di difesa aerea europea è stata progettata per individuare e neutralizzare minacce aeree convenzionali operanti in uno spazio di battaglia riconoscibile. Non è stata concepita, al contrario, per droni relativamente economici e incursioni non dichiarate. L’obiettivo, centrato, di Mosca, è quello di evidenziare lacune nel rilevamento, nel processo decisionale e nell’autorità legale, il tutto rimanendo al di sotto della soglia di una risposta collettiva alleata.

L’articolo 5 della NATO, come ormai tutti sanno, comunque, stabilisce che l’offesa armata contro uno degli Stati dell’Alleanza Atlantica è considerata un atto di guerra contro tutti e per questo motivo tutti gli Stati si difenderanno a vicenda. La Polonia, almeno dal 2024, è particolarmente attenta e solerte alla preparazione militare, nella spesa pubblica e nell’approvvigionamento di mezzi, munizioni ed equipaggiamenti e nella preparazione anche dei civili, e sul crinale di maggio insieme all’Inghilterra ha cofirmato, come riporta la pagina dell’Esecutivo inglese, un nuovo trattato di collaborazione in materia di Difesa. L’allora capo del partito laburista Keir Starmer e l’omologo Primo ministro Donald Tusk hanno apposto le firme nella base aerea di Northolt, con la chiara intenzione di consolidare il fianco orientale della NATO e rilanciare la dissuasione europea verso la Federazione Russa.

In questo teatro s’inseriscono le solite paure, la solita smania di esser lasciati in pace – non disturbati dal fragore delle cose reali –, i soliti tradimenti delle promesse e delle attese, la solita politica del pacifismo da salotto buono contro gli interessi nazionali della Penisola e per il tornaconto personale. Dopo “lo scandalo” sollevato dal Segretario della NATO Mark Rutte nel mese di giugno, quando in un’intervista a Fox News dichiarò che 500 aerei avrebbero usufruito delle basi italiane per dirigersi a colpire l’Iran, questo nell’ingenuità di mostrare agli americani che anche gli europei fanno i compiti in materia di Difesa e finendo per generare soltanto la reazione pacifista in Italia della quale proprio non c’era bisogno, Roma deve affrontare, come accade di tanto in tanto, la questione delle spese per la Difesa.

Crosetto ha chiarito che i movimenti nei mesi tra la fine di febbraio e la fine di giugno nelle basi italiane, hanno riguardato soltanto quelle attività aeree che non prevedono autorizzazione parlamentare: osservazione, logistica, trasporto. Tra l’altro, vista la reazione di Trump proprio in merito al divieto di decollo di un dispositivo da combattimento dalla base di Sigonella da parte italiana, non c’era bisogno di uno sforzo cognitivo titanico da parte dell’opposizione – che è pur vero non ha molti argomenti negli ultimi decenni –, per capire che l’Italia ha rispettato i trattati internazionali che deve osservare. 

Il Ministro della Difesa negli ultimi giorni è dovuto tornare ad occuparsi della questione delle spese per le Forze Armate e l’industria. Come riportato da Sky News, intervenendo a margine della ministeriale NATO, Crosetto ha ricordato che il piano sull’aumento delle spese per la difesa «che era stato approvato dal Parlamento l’anno scorso, che prevedeva un aumento 0,15% quest’anno, 0,15% quello successivo, 0,20% quello dopo, era un piano credibile di un percorso per arrivare agli impegni presi» e che ad oggi non è stato rispettato a causa del mancato superamento della procedura di infrazione. Per chiarire, SAFE è l’iniziativa europea di erogare prestiti fino a 150 miliardi di euro per dare ausilio agli Stati europei negli investimenti per la Difesa e negli appalti comuni. Il programma è finanziato mediante l’emissione di titoli obbligazionari, ovviamente non a fondo perduto. Le procedure d’appalto devono coinvolgere almeno due Paesi dell’Unione.

L’Esercito è l’apparato che più necessita di ammodernamento e il programma sull’acquisto dei mezzi corazzati vale 24 miliardi di euro e coinvolge un indotto enorme, al di là della questione Difesa e geopolitica. L’Esecutivo Meloni approvò la spesa nel 2023 per rispondere, anche, ai parametri NATO, come rammenta puntualmente Di Feo per Repubblica, due Brigate pesanti da costituire con gli adeguati mezzi e assetti.

Il ministro della Difesa, senza le garanzie necessarie per accedere al prestito europeo, ha dovuto differire i contratti relativi ai Lynx (fanteria corazzata) e Panther (carro da campo, Main Battle Tank). Come più che magistralmente ha aggiunto in una propria considerazione il Colonnello Riggi, i programmi A2CS (Army Armored Combat System) e IMBT (Italian Main Battle Tank) verranno perlomeno ridotti se non abrogati e questo potrebbe comportare il virtuale azzeramento della componente terrestre. Più che condivisibile l’amarezza di Crosetto per lo 0,15 per cento sforato e la mancata uscita dalla procedura d’infrazione, vincoli europei che forse andrebbero rivisti se davvero quotidianamente non v’è consesso, ministero e ufficio che ribadisca la necessità di farsi più dinamici e flessibili per adoperarsi nell’adeguato avanzamento della Difesa.

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