OGGETTO: A Mosca i bambini dicono "six seven"
DATA: 28 Agosto 2026
SEZIONE: Società
AREA: Russia
Oltre la cortina di ferro si cantano ancora le band inglesi, i cinema si riempiono di blockbuster piratati e McDonald's ha cambiato nome ma non i panini. Il Cremlino sa che il dominio culturale occidentale è incontrastato. L'industria americana sforna meme, popstar e format televisivi senza fermarsi un giorno, e nessun sistema di potere ha ancora trovato il modo di resisterle davvero.
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Fra le tante motivazioni che si potrebbero addurre a giustificazione delle guerre che in questi anni si stanno prendendo le prime pagine dei giornali, senza dubbio la più affascinante è data dalla volontà di alcune nazioni di de-americanizzarsi, o quantomeno di porre dei limiti ad un fenomeno che dalle nostre parti è considerato ineluttabile. L’asse del male o della resistenza, a seconda dei punti di vista, composto da Mosca, Pechino e Teheran non rifiuta il modello economico uscito vincitore dal secolo passato, al contrario lo incarna aggiungendovi le proprie caratteristiche nazionali. Discorso diverso per il modello culturale, percepito, a ragione, come di gran lunga più pericoloso poiché capace di uniformare il modo di pensare e dunque di vivere, con conseguente caduta dei sistemi di potere che cercano di opporvisi.

Il liberalismo, cioè l’idea che siano le libertà individuali la massima aspirazione cui dovrebbe tendere una società, rappresenta la vera frattura che divide Ovest ed Est. È una divisione semplicistica perché nei fatti in molte Repubbliche post-sovietiche quest’idea ha ormai attecchito, in primis in Georgia ed Armenia (con il Kazakistan ormai prossimo ad una simile rivoluzione culturale), mentre in Sudamerica permangono, pur fra mille difficoltà, sentimenti antioccidentali. Ma è una divisione destinata a diventare molto più asimmetrica di quanto già non sia oggi. Perché, ed è questo il punto centrale, il modello culturale americano non smette di sedurre, anche in piena guerra mondiale a pezzi, anche in quei Paesi che dovrebbero rifiutarlo aprioristicamente. E lo fa, naturalmente, senza scandire ad alta voce i corollari della propria teoria, ma con i cavalli di Troia della propria industria più fiorente, quella che senza fermarsi un solo giorno sforna musicisti, attori, personaggi da reality, format televisivi, sportivi. Tutti elevati al rango di semidei, raramente talentuosi, sicuramente utili alla causa.

Il caso russo è emblematico. Non ci sono molti periodi storici comparabili a questo in termini di conflitto aperto fra il Cremlino e le élite del nostro mondo, su tutte quelle inglesi. Eppure passeggiando per Mosca è impossibile non sentire che i giovani artisti di strada ancora cantano i classici di quella stessa Inghilterra che sogna di portare la guerra dentro i confini russi. I caricaturisti che per pochi rubli ti disegnano con buffe fattezze hanno ritratti di Brad Pitt, di Marilyn Monroe, e Jack Nicholson per richiamare potenziali clienti e mostrare le loro capacità. I cinema si riempiono per vedere copie piratate dei blockbuster californiani. Le grandi catene di fast food sono state sostituite da identiche repliche dai nomi russi: McDonalds’ si chiama ora Vkusno i tochka (Buono e basta) e propone panini che sono copie dei vari big mac venduti prima del 2022. I biglietti dei due concerti di Kanye West in programma alla Gazprom Arena il prossimo ottobre (e ora a rischio cancellazione) sono stati polverizzati nel giro di pochissimo.

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I meme sono un’altra frontiera della stessa omologazione. È socialmente costruito il nostro senso dell’umorismo, ovvero ciò di cui ridiamo, così come il modo in cui scegliamo di riderne, e attraverso quali strumenti. Anche qui la seduzione del modello americano vince a man bassa. Sono stati visti e rivisti in tutto il mondo i video girati durante una ricreazione in una scuola elementare russa in cui tutti i bambini urlano “six seven”, che è una frase nata, bene ricordarlo, dall’altezza di un giocatore di pallacanestro americano. Six seven in Russia funziona così tanto che hanno così gli dedicato un gelato confezionato in libero commercio. E il TikTok russo è saturo di video di giovanissimi che menzionano il meme. Ma salendo con l’età sono allo stesso modo american made le basi dei meme maggiormente usate: abbondano i Drake, le popstar, gli screen presi da The Office USA, dai film di Quentin Tarantino e da tutta quell’industria che sta inglobando tutto quel mondo postsovietico di cui l’Ucraina rappresenta, se non la punta dell’iceberg, sicuramente una parte minoritaria. Non ci sono trend osservabili: prima e dopo lo scoppio della guerra i giovani non hanno mutato le loro abitudini, né i loro gusti.

Le motivazioni sono presto dette: il sistema russo, con il proprio star system, non può portare a termine la stessa operazione che le è invece riuscita con Mcdonalds’, sia perché l’immagine travalica i confini, sia perché l’originale è sempre superiore alla copia. Il modello culturale che nel nuovo millennio il Cremlino ha cercato di proporre è quello di un paese katecontico, ultimo baluardo alla decadenza occidentale: ma anche questa è una narrazione che regge poco alla prova dei fatti. I russi non pregano, non si recano in Chiesa, divorziano due matrimoni su tre, e facilmente sprofondano nei medesimi vizi che imputano all’Occidente corrotto e corruttore. Come da noi, si ammira e si considera un vanto la cultura classica, ma le nuove generazioni ascoltano musica trap e vestono con gli stessi pantaloni Adidas e le stesse borse a tracolla che siamo abituati a vedere portate dagli odiati maranza delle nostre parti.

Se la guerra in Ucraina passerà inevitabilmente alla storia come il conflitto più rilevante fra tutti i conflitti post-sovietici – quella cui il mondo russo, umiliato e offeso, aspirava dagli anni Novanta ad oggi – la partita più importante si gioca nel mondo vaporoso del digitale, quello delle immagini e della loro conseguente seduzione. Qui l’omologazione è già avvenuta ed è trainata, così come tutte le mode catalizzatrici, dall’industria culturale a stelle e strisce, la quale ancora non conosce concorrenti. La società russa osserva che per una regione conquistata ci sono tre Nazioni le cui opinioni pubbliche, a comoda distanza, giudicano e scelgono. Da una parte ipocrisia e individualismo; dall’altra ipocrisia e individualismo. A parità di condizioni sono i dettagli a fare la differenza.

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