L'editoriale

Fabrizio Corona in the USA

Campione di visualizzazioni su Youtube, seppur ignorato dai circuiti ufficiali dell’informazione, Fabrizio Corona con l’ultima puntata di Falsissismo intitolata “Il prezzo del successo” è diventato paradossalmente il miglior alleato di Giorgia Meloni (che di recente lo aveva anche querelato per la diffusione di notizie false sul suo conto) e del suo governo ora che persino la Casa Bianca, tramite il consigliere di Trump, Paolo Zampolli, lo ha convocato a Washington.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

Qualche tempo fa avevamo pubblicato un Dispaccio in cui affrontavamo il tema della disintermediazione del giornalismo, citando tre casi di studio altamente performativi su tre veicoli di trasmissione differenti: Dagospia sull’online, La Zanzara in radio e Striscia La Notizia in televisione. I quali, con pochi mezzi a disposizione (a parte il programma di Antonio Ricci che gode di inviati, autori e di un piccolo tempietto a sé costruito all’interno di Cologno Monzese), riescono pertanto – seppur in maniera diversa – ad invertire il rapporto di forza tra potere, media e spettacolo. Nel mentre però, nel mare in tempesta dell’informazione, si è aggiunto alla guerriglia un pirata già noto al grande pubblico con un format snello quanto efficace: Fabrizio Corona e il suo Falsissimo.

Un fenomeno, consapevolmente ignorato, dai giornali tradizionali, ma che ha letteralmente bucato i piccoli schermi tramite Youtube con 5 milioni di visualizzazioni nell’ultima puntata dal titolo “Il prezzo del successo” in cui avrebbe denunciato il presunto “metodo” di Alfonso Signorini.  E che in questi giorni, su Netflix, è primo in classifica con la serie televisiva “Io sono notizia” (assolutamente da vedere) che ripercorre la sua vita sregolata. Su Dissipatio però non ignoriamo nulla, soprattutto se è quel fenomeno a fare agenda politica. Perché a coloro che hanno ascoltato il podcast “Gurulandia” non deve essere passato inosservato il passaggio in cui Fabrizio Corona ha confessato di essere stato invitato alla Casa Bianca da uno dei tanti consiglieri del Presidente Donald Trump, tale Paolo Zampolli. 

Del resto, in Italia, cosa c’è stato di davvero interessante nell’ultimo periodo? Falsissimo di Fabrizio Corona. Gli americani, che sulla penisola sono ben radicati, si sono accorti, ancora della puntata su Alfonso Sigonorini che ha mostrato il fianco a Mediaset, e di conseguenza ai principali eredi di Silvio Berlusconi, Piersilvio, ma soprattutto Marina. Se l’inchiesta di “Tangentopoli” partì con l’arresto – era il 17 febbraio 1992 – del tesoriere del Partito Socialista italiano Mario Chiesa, sempre dalla procura di Milano, è partita l’indagine che questa volta sul piano morale prima che finanziario, al “custode dei segreti” di una delle famiglie più potenti d’Italia. Sull’onda di questi accadimenti, Paolo Zampolli appunto, che fondò diversi anni fa  un’agenzia di modelle tramite la quale fece conoscere a Trump la sua attuale moglie, Melania, è riuscito a entrare nell’inner circle di Mar-a-Lago, anche se formalmente  il suo unico incarico diplomatico ufficiale sarebbe quello di ambasciatore alle Nazioni Unite della Dominica, un piccolissimo stato caraibico. Eppure, a nome della Casa Bianca, si è preso la responsabilità di invitare a Washington Fabrizio Corona. Non stupisce affatto questa convocazione per chi segue attentamente la politica italiana inserita nel contesto globale. Perché si fa presto ad unire i puntini. Dalla prospettiva statunitense, Fabrizio Corona, per via della sua influenza (è una media company a tutti gli effetti), può diventare un’arma potentissima per gli interessi in Italia: cioè la stabilità del governo di Giorgia Meloni.

Quelli che pensavano che fosse la Lega di Matteo Salvini, “l’avversario interno” alla coalizione di maggioranza, si sbagliavano: in realtà è Forza Italia la mina da disinnescare. Il partito attualmente governato da Antonio Tajani, ora che ha esaurito la sua funzione da mediatore con i popolari in Europa, dato che Fratelli d’Italia a Bruxelles sembra cavarsela abbastanza bene da solo, qualora dovesse cambiare segretario (vedi l’ascesa di Occhiuto), non avrebbe problemi un domani a entrare nel campo largo. Il paradosso è che Fabrizio Corona, querelato da Giorgia Meloni per diffamazione, potrebbe diventare il suo miglior alleato.

I più letti

Per approfondire

Una separazione incruenta

A tre anni dall’assalto a Capitol Hill, nell’America sempre più divisa si inizia ad immaginare una possibile convivenza post-federale. Un difficile National Divorce consensuale il cui rischio, dietro l'angolo, è sempre che sfoci in conflitto aperto. E pluribus duo?

La fenice di ferro

Dmitrij Medvedev è riuscito a tornare dall'angolo buio della politica russa in cui era stato relegato. E ora non è solo utile al Cremlino, è addirittura necessario.

La dottrina Erdogan

L'unione de "La Patria Blu” (Mavi Vatan) dell’ammiraglio Cem Gürdeniz e “Zero Problemi con i Vicini” dell’ex ministro degli esteri Ahmet Davutoglu. Ecco le direttrici dell'agenda panturca del governo di Ankara.

L'Impero sotto nessun cielo

Se Trump tenta di piegare il linguaggio religioso alla legittimazione della guerra, la Santa Sede prova a opporvi un contrappeso morale. Ma ridurre questa tensione a un semplice dissidio fra un presidente e un pontefice significherebbe mancarne il senso storico. In filigrana riemerge una nuova lotta per le investiture, un rinnovato conflitto tra papato e impero, in cui la pretesa del potere politico non è più solo governare il mondo, ma anche consacrarsi moralmente per farlo. Di contro, Roma prova a opporre un contrappeso, nel tentativo di arginare la saldatura tra guerra e sacro, e di contenere l’entropia del caos globale.

L'abbaio del DOGE

Il progetto di Elon Musk e Vivek Ramaswamy di tagliare più di duemila posti di lavoro nelle agenzie federali può essere avversato sia dal Congresso a maggioranza repubblicana, che da una ben più interessante rivoluzione silenziosa da parte degli stessi lavoratori, tramite il fenomeno del "quiet quitting", le dimissione silenziose. Un'espressione che indica il comportamento adottato dai dipendenti che, in opposizione ai loro responsabili, assumono una posizione passiva di fronte alle loro mansioni.

Gruppo MAGOG