OGGETTO: Un romanzo di formazione al contrario
DATA: 24 Febbraio 2024
SEZIONE: Società
FORMATO: Analisi
AREA: Italia
Un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, fortemente critico verso l'inclusività scolastica, ha causato parecchie polemiche. Ciò nonostante abbia avuto il merito di accendere i riflettori verso uno dei vulnus principali del nostro sistema: il trattamento inappropriato riservato ai ragazzi affetti da Bisogni Educativi Speciali in Italia.
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Il 13 gennaio del 2024, sulle pagine del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, in una breve recensione del libro di Giorgio Ragazzini intitolato “Una scuola esigente“, ha espresso la sua opinione sull’inclusività nella scuola italiana in merito agli alunni portatori di handicap, di quelli che hanno difficoltà nell’apprendimento e degli alunni stranieri. Ecco quanto scrive Galli Della Loggia:

«In ossequio al quale nelle aule italiane – caso unico al mondo – convivono regolarmente, accanto ad allievi cosiddetti normali, ragazzi disabili anche gravi con il loro insegnante personale di sostegno (perlopiù a digiuno di ogni nozione circa la loro disabilità), poi ragazzi con i Bes (Bisogni educativi speciali: dislessici, disgrafici, oggi cresciuti a vista d’occhio anche per insistenza delle famiglie) e dunque probabili titolari di un Pdp, Piano didattico personalizzato, e infine, sempre più numerosi, ragazzi stranieri incapaci di spiccicare una parola d’italiano. Il risultato lo conosciamo».

(Ernesto Galli Della Loggia, La strana amnesia sulle mire di Tito, la falsa inclusività della scuola)

L’opinione di Della Loggia, condivisibile o meno, parla di un totale fallimento della scuola italiana in materia di inclusività, ed ha pertanto sollevato ampie polemiche tra addetti ai lavori ed esterni.

Galli Della Loggia è stato anche accusato di essere un “nostalgico” delle classi differenziate. Il 20 gennaio lo storico ha scritto un altro articolo, sempre sulle pagine del quotidiano di via Solferino, intitolato “Il dibattito sulla scuola e la sfida dell’inclusione”, in cui ha approfondito la sua posizione. La disamina dell’articolo non è l’oggetto della discussione in questa sede: a Della Loggia va però dato il merito di aver acceso un riflettore sul dibattito sulla scuola e sulle sue tantissime problematiche, con particolare attenzione alla categoria degli alunni affetti dai Bes, acronimo della locuzione Bisogni educativi speciali

Ai Bes appartengono una categoria di disturbi psico-cognitivi, ossia deficit non perfettamente diagnosticabili che comprendono delle disabilità moderate e perlopiù afferenti a dislessia, disgrafia, discalculia, deficit di attenzione, iperattività, manie ossessive-compulsive e depressione prematura acuta in fase pre adolescenziale. I Bes, afferenti al campo multidisciplinare delle neuroscienze, sono stati introdotti per la prima volta nel 1978 in Inghilterra con il protocollo “Warnock report e inseriti nelle scuole del Regno Unito nel 1981. Lo stesso fu adottato nel sistema scolastico statunitense nel 1990 tramite la norma federale Individuals with Disabilities Education Act (Idea). In sostanza il rapporto Warnock si fonda su un’analisi di eventuali disabilità cognitive degli alunni in età infantile.

Nella scuola italiana i Bes sono entrati a far parte come principio pedagogico con la direttiva ministeriale del 27 dicembre del 2012. Con questa direttiva, agli alunni affetti dai Bes, sono stati aggiunti anche gli alunni stranieri, extraeuropei, che hanno una lingua differente dalla famiglia linguistica indo-europea e che fanno fatica ad apprendere la lingua italiana. I Bes sono entrati a far parte di tutta una gamma di patologie come i Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento), già normati con la legge 170/2010, cui afferiscono gli alunno affetti da una serie di patologie di tipo cognitive, motorie e di patologie di origini genetiche gravi. Ma ben prima della norma del 2010 l’Italia fu il primo Paese in Europa che abolì le classi differenziate, classi per soli alunni diversamente abili che erano divise da quelle degli alunni che non avevano nessun tipo di deficit cognitivo e fisico, tramite la Legge 517/1977. La norma era stata redatta secondo criteri pedagogico-scientifici in cui la compresenza negli stessi spazi scolastici degli alunni portatori di handicap e non avrebbe favorito l’integrazione, lo sviluppo intellettuale e l’apprendimento degli studenti diversamente abili.

Tuttavia questa norma era stata scritta e applicata secondo principi pedagogici: la norma che prevede l’inserimento di programmi personalizzati per il trattamento e la programmazione dei Bes non ha nessun criterio di tipo pedagogico-scientifico. Come ha scritto il pedagogista Daniele Novara in risposta agli articoli di Galli Della Loggia, la pedagogia, scienza maestra dell’istituzione scolastica, sia stata eliminata come criterio scientifico di base della scuola italiana per far posto alla neurodiagnosi, divenuta di fatto un surrogato della pedagogia stessa nella scuola, e dunque gli alunni affetti da Bes sono il risultato di tale processo. 

Per capire quanto la diagnosi di Bes abbia influito sull’aumento degli alunni disabili nella scuola bisognerebbe effettuare un’analisi numerica. Un report di Tuttoscuola nel 2017, il quale riportava che all’epoca vi erano 233.000 alunni disabili a fronte di un totale di 7.194.400 studenti di tutte le scuole in tutti gli ordini e gradi.

Nel 2023 gli alunni  fragili si sono attestati a 311.301 unità, secondo il report del Miur 2023/2024, su un totale di 7.194.400 alunni, ben 622.008 in meno rispetto al 2017 del totale degli alunni. Se nel 2017 un alunno su 33,5 era “disabile”, nel 2023 il rapporto è aumentato ad uno su 23,1. Per quanto concerne l’impiego degli insegnanti di sostegno nel 2022/23 essi si sono attestati a 220.204 unità, contro i 137.501 del 2017.

Di fatto, il decreto che ha introdotto i Bes ha avuto l’effetto di aumentare gli alunni diversamente abili e di conseguenza gli insegnanti di sostegno. Ma proprio la categoria degli insegnanti di sostegno è la nota dolente dell’istruzione italiana dato che la maggior parte del personale che accede a questo ruolo non ha nessuna competenza specifica: basti considerare che la professione non richiede un curriculum di alto profilo, essendo richiesto il semplice diploma di istruzione secondaria con indirizzo Socio-Psico-Pedagogico e che un insegnante di sostegno, dopo tre anni di graduatoria, può richiedere di essere ammesso nelle graduatorie per l’insegnamento normale, andando di fatto a deperimento della qualità dell’insegnamento stesso nella scuola primaria. Sempre in riferimento a ciò, un altro fattore da tenere presente è la cancellazione dei programmi scolastici per le classi primarie di primo grado in cui proprio le insegnanti hanno una piena autonomia nel fare una programmazione a proprio piacimento, come ha stabilito il decreto ministeriale n.254 del 16 novembre 2012.

Roma, Giugno 2023. IX Martedì di Dissipatio

Nelle istituzioni scolastiche che per prime hanno utilizzato tale sistema, come Inghilterra e Stati Uniti, il 50% degli alunni valutati come Bes in età infantile, hanno fatto ricorso all’uso di psicofarmaci per il disturbo di non meglio specificate patologie di tipo psichiatriche nella successiva età adolescenziale. La cancellazione della pedagogia nel mondo della scuola italiana, cui si è arrivati copiando pedissequamente modelli pseudoscientifici anglosassoni, causa la cancellazione della personalità di un bambino in età infantile per far posto a una nuova persona e personalità di legno, meccanica, giudicata secondo criteri di carattere cognitivi. Sembra così concretizzarsi un romanzo di formazione al contrario, dove un Pinocchio in carne e ossa diventa un Pinocchio di legno, manovrato dai fili che sono i test cognitivi prima e gli psicofarmaci poi. 

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